Repubblica Islamica dell’Iran – La stoccata finale di Trump?

Trump potrebbe progettare la sua uscita in un tripudio di “gloria” militare

di Abdel Bari Atwan

Libera traduzione da: Raialyoum, November 15, 2020

Con Donald Trump che sembra iniziare ad accettare la sconfitta alle elezioni presidenziali, tutti si chiedono cosa intenda fare alla Casa Bianca nei due mesi che lo separano dal 20 gennaio, data della sua presunta uscita.

Una possibilità è che tenti di lasciare l’incarico in un tripudio di “gloria” militare come uomo forte decisivo, ordinando devastanti attacchi aerei e missilistici contro gli impianti nucleari iraniani – dopo aver ritirato rapidamente le truppe USA dal Medio Oriente (specialmente da Afghanistan, Iraq e Siria) per evitare ritorsioni. L’allarme per questa prospettiva è cresciuto da quando Trump ha iniziato una mini epurazione del Pentagono la scorsa settimana, licenziando il Segretario alla Difesa Mark Esper e altri funzionari e sostituendoli con fedeli lealisti. Il suo rifiuto di concedere al Presidente eletto Joe Biden l’accesso ai briefing dell’intelligence ha alimentato ulteriormente i sospetti. Potrebbe mirare a nascondere piani e preparativi per un simile assalto mentre il Segretario di Stato Mike Pompeo [foto sopra, N.d.T.] li definisce nel suo viaggio questa settimana in Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Il Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu – che presto potrebbe anche essere disoccupato – desidera disperatamente che Trump, prima di lasciare l’incarico, intraprenda un’azione militare sia contro gli impianti nucleari iraniani sia contro le scorte missilistiche di Ḥizb Allāh. Ciò rende tutto più probabile. Le Forze Armate israeliane hanno appena condotto manovre militari su larga scala lungo il confine libanese. Israele teme che Biden riporti gli Stati Uniti nell’accordo nucleare iraniano e nella politica di “contenimento” dell’Iran dell’era Obama. Ciò porterebbe alla revoca o allentamento delle soffocanti sanzioni economiche, che consentirebbe all’Iran di riprendere le transazioni finanziarie internazionali e le vendite di petrolio – e anche aiuti ai suoi alleati paramilitari in Libano, Iraq, Yemen e altrove.

Ḥasan Ruhani, Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran

L’Arabia Saudita è altrettanto entusiasta di un attacco militare, come illustrato la scorsa settimana dal discorso di Re Salmān, che ha chiesto alle potenze mondiali di assumere una “posizione decisiva” contro la minaccia nucleare iraniana. È improbabile che abbia lanciato un appello del genere prima di chiarirlo con il focoso Trump e i suoi vendicativi collaboratori.

In alternativa, il Presidente uscente potrebbe scegliere di lasciare il segno a casa propria.

Potrebbe dare il via libera ai suoi accaniti seguaci a scendere in piazza in forze per dimostrare la portata della sua popolarità – polarizzando ulteriormente la società americana, dividendo il Partito Repubblicano e portando alla formazione di un nuovo partito di estrema destra sotto il suo comando. Ha twittato incoraggiamento alle milizie armate e ai gruppi della supremazia bianca che si radunavano in molte parti del Paese contro il “furto” del suo secondo mandato.

Oppure Trump potrebbe effettivamente iniziare una campagna per la rielezione nel 2024, creando la propria organizzazione mediatica o lanciando un programma televisivo su una delle reti esistenti che approva. Anche i suoi detrattori ammettono che ha un enorme seguito e un talento dimostrato nel mobilitarlo e sostenerlo.

Qualunque sia il percorso che intraprenderà, Trump non lascerà silenziosamente l’incarico, per affrontare, una volta persa la sua immunità presidenziale, una possibile sequela di cause legali e indagini su evasione fiscale, frode e affari dubbi. La sua uscita potrebbe essere tempestosa. Non è un buon perdente e non ha scrupoli a provocare il caos per servire i propri scopi. I suoi quattro anni in carica hanno lasciato gli Stati Uniti divisi a livello nazionale e indeboliti e screditati a livello internazionale. Ha promesso di rendere l’America “di nuovo grande”, ma ha trasformato la maggior parte dei suoi alleati – tranne Israele, alcuni stati del Golfo e altri – in antagonisti. Gli piacerebbe rendere al suo successore sempre più difficile riparare il danno che si lascia dietro.

Se Trump insedierà il proprio portavoce mediatico come i suoi amici nel Golfo, non sarà a corto di fondi. Questi possono essere persino persuasi o ricattati a finanziarlo. Conosce su di loro molti segreti schiaccianti che potrebbe usare in questa iniziativa. Accetterà felicemente i loro soldi per il suo silenzio. Ma non avrà bisogno di attingere alla loro esperienza nell’uso dei media per diffondere bugie e inganni. È già un rinomato esperto nel campo.

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