Kyrgyzstan – Il Consiglio Supremo conferma Sadyr Nurgojoeviç Japarov come nuovo Presidente

Il politico nazionalista era già stato nominato Primo Ministro per guidare il Paese fino alle elezioni del prossimo anno

Jéénbekov aveva accettato Japarov come Primo Ministro all’inizio della settimana, nel tentativo fallito di sedare i disordini. Quando il Primo Ministro Kubatbek Ayılçiyeviç Boronov [foto sotto] si era dimesso la scorsa settimana, aveva creato un vuoto politico e un’apertura per Japarov, il quale stava scontando una pena detentiva di 11 anni ed era stato liberato durante le proteste. Era stato condannato per sequestro di persona per aver rapito un governatore locale nel 2013, ma era fuggito in Kazakhstan ed era stato arrestato nel 2017. Japarov aveva descritto le accuse contro di lui come motivate politicamente.

Ömürbek Çirkeşoviç Teqebayev, leader del Partito Socialista Ата-Мекен [Patria] ed ex Presidente del Consiglio Supremo, ha commentato così la concentrazione di potere: “Mai prima nella storia del Paese i poteri di Presidente, Primo Ministro e Consiglio Supremo sono stati tutti nelle mani di una sola persona. Le persone si aspettano che soddisfi le loro aspettative”.

Il Kyrgyzstan attraversa una crisi politica dall’inizio di questo mese, dopo che le accuse di compravendita di voti nelle elezioni parlamentari hanno portato migliaia di persone nelle strade della capitale Bishkek. Anche dopo che le autorità avevano annullato il voto, i disordini sono continuati, provocando un morto e centinaia di feriti negli scontri tra polizia e manifestanti, i quali hanno preso d’assalto alcuni edifici governativi. Le autorità hanno dispiegato truppe a Bishkek e imposto il coprifuoco.

Costumi tradizionali kirghisi (foto Theklan)

Il Kyrgyzstan è stato afflitto da volatilità politica per gran parte dei suoi tre decenni d’indipendenza. Con Jéénbekov, salgono a tre i Presidenti spodestati da rivolte popolari dall’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991. Tuttavia, a differenza degli altri quattro Paesi dell’Asia Centrale emersi dall’implosione dell’Unione Sovietica, il Kyrgyzstan, con una popolazione di 6,5 milioni di abitanti, ha una politica pluralistica, anche se caotica.

L’attuale turbolenza è incentrata sulle rivalità interne, legate alle sue forti tradizioni basate sui clan. Jéénbekov era giunto al potere nel 2017 come successore selezionato dal precedente Presidente Almazbek Şarşenoviç Atambayev [foto sotto], che, secondo l’impressione generale, si aspettava di controllarlo e continuare a governare dietro le quinte. Tuttavia, Jéénbekov aveva ribaltato l’atteggiamento rispetto al suo ex mentore, il quale a giugno era stato arrestato e condannato a 11 anni di prigione. Atambayev era stato liberato dai manifestanti la scorsa settimana, ma qualche giorno dopo era stato nuovamente arrestato.

Il Kyrgyzstan è un Paese montuoso senza sbocco sul mare. Confina con la Cina attraverso la sua Regione Autonoma Uyghura dello Xīnjiāng ed è il punto-chiave di diversi progetti di mega-infrastrutture, tra cui, ad esempio, la ferrovia Kashgar-Kyrgyzstan-Valle uzbeka di Ferghana finanziata da Pechino. Partecipa all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), aggregazione regionale conseguente al Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole tra la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa (FCT), ed è parte del Consiglio di Cooperazione dei Paesi Turcofoni (CCTS). Ospita la Kant Air Base, un centro per la comunicazione navale operata dalla Russia, e riceve milioni di aiuti finanziari dal Cremlino. Per più di un decennio gli Stati Uniti hanno anche gestito la base aerea di Manas (ad appena 200 km dal confine cinese) per supportare le operazioni in Afghanistan, fino a quando non sono stati costretti a chiuderla nel 2014 per volere dell’allora Presidente Atambayev.

Il Cremlino vede crescenti disordini in aree che tradizionalmente considera la sua sfera di influenza: continuano le proteste post-elettorali in Bielorussia, così come gli scontri mortali nel Nagorno-Karabakh, la regione separatista dell’Azerbaijan. La crisi politica in Kyrgyzstan ha preoccupato l’alleata Russia, anche perché ospita centinaia di migliaia di lavoratori migranti kirghisi e Bishkek è legata a Mosca da patti economici (l’Unione Economica Eurasiatica, in primis) e di difesa (soprattutto l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, un’alleanza militare guidata dalla Russia).

Il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato spesso Jéénbekov, un politico veterano che ha visitato l’ultima volta Mosca alla fine di settembre. All’inizio di questa settimana Dmitrij Nikolaevič Kozak, Vice Capo dello staff presidenziale di Putin, aveva incontrato Jéénbekov e gli aveva dato atto di aver giocato un “ruolo chiave” per lo sviluppo stabile del Paese.

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