IWA MONTHLY FOCUS

LO “SPIRITO DI SHÀNGHĂI” E IL LENTO DECLINO DELL’OCCIDENTE

Il mondo guarda ormai ad Est. La SCO Development Strategy until 2035 per un nuovo ordine mondiale multipolare e riforma dell’ONU e dell’architettura finanziaria internazionale. Occidente verso radicalizzazione suprematista e difficoltà a competere sul libero mercato. Il ruolo della Belt and Road Initiative, spesso snobbata dagli analisti mainstream, e quello di Iran, Turchia e, in particolare, India, la più grande democrazia del mondo.

di Glauco D’Agostino

La città portuale cinese di Tiānjīn

Nuovo ordine mondiale multipolare e riforma dell’ONU

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulle intenzioni che l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) avrebbe espresso nel Summit di Tianjin a cavallo tra agosto e settembre scorso, significa che non aveva prestato attenzione a quanto da anni comunicato nelle precedenti edizioni degli incontri al vertice e quanto dichiarato dagli stessi capi di stato e di governo dei Paesi membri. Come se quei comunicati e quelle dichiarazioni sottintendessero scopi velleitari o non manifestamente proponibili.

Il Summit a presidenza cinese ha ribadito alcuni propositi già formulati in sede BRICS sin dalla loro nascita e successivamente condivisi dalla membership combinata di BRICS e SCO, in linea con la “Nuova Tipologia di Partenariato per la Sicurezza” concepita nel 2017 dal Presidente cinese Xi. Nuove relazioni internazionali oltre i conflitti tra civiltà e una più marcata cooperazione regionale si traducono in pratica in nuova governance mondiale, multilateralismo e concorso allo sviluppo del Sud Globale.

Quale allora la novità che scaturisce dal Vertice di Tianjin? A mio avviso, la svolta consiste nella metodica, è cioè rilevante il passaggio da una fase di semplici proponimenti ad una di impegno strategico di lungo periodo, sottolineato dalla comune sottoscrizione del documento SCO Development Strategy until 2035. Il primo paragrafo della Dichiarazione di Tianjin firmata dai dieci Capi di Stato dell’Organizzazione apre con una constatazione e un auspicio: “Il mondo sta attraversando profondi cambiamenti storici che interessano tutti gli ambiti delle relazioni politiche, socio-economiche e sociali. C’è un desiderio crescente di creare un ordine mondiale multipolare più giusto, equo e rappresentativo, che apra nuove prospettive per lo sviluppo degli Stati e per una cooperazione internazionale reciprocamente vantaggiosa”. E aggiunge: “[Gli Stati membri SCO] ritengono necessario adattare l’ONU alle moderne realtà politiche ed economiche, attuando una riforma equilibrata per garantire la rappresentanza dei Paesi in Via di Sviluppo negli organi di governo dell’ONU”.[1] Dunque, nuovo ordine mondiale multipolare e riforma dell’ONU in senso più rappresentativo sono i cardini di questo impegno assunto per i prossimi dieci anni dai Paesi SCO.

Tutto questo è frutto dello “Spirito di Shànghăi”, che scaturisce proprio dalla fondazione della SCO nel 2001 come organizzazione politica, economica e per la sicurezza e che è basato su fiducia reciproca, mutuo vantaggio, uguaglianza, consultazione, rispetto per la diversità delle civiltà e ricerca di uno sviluppo comune.[2] Da qui il rilievo dato dal Presidente Xi alla promozione “dell’inclusività e dell’apprendimento reciproco tra le civiltà”.[3] Un monito non tanto velato all’egemonismo del mondo occidentale, verso cui esprimere una necessaria opposizione, riecheggiato nelle parole del Presidente Putin quando accenna a “modelli eurocentrici ed euro-atlantici obsoleti”.[4]

Ecco il tema tabù che fa perdere la bussola a istituzioni e analisti geo-politici occidentali connessi e che condizionano pesantemente la comunicazione e la serietà di una corretta informazione a riguardo, specie se solo si mette in dubbio la possibilità di un declino dell’egemonia esercitata sull’intero pianeta per lo meno negli ultimi due secoli da Europa e Stati Uniti e nell’ultimo secolo prevalentemente dalla sola Washington. Eppure, non mancano le voci di esperti che avvertono di un fenomeno in atto che viene disconosciuto e di una mancanza di consapevolezza sulle evoluzioni dei cambiamenti storici ormai da decenni. Tra questi, John Lough, membro associato presso il programma Russia ed Eurasia della Chatham House di Londra, dice espressamente: “Il dominio consolidato dell’alleanza occidentale negli affari internazionali sta diminuendo e [molti Paesi] vedono l’opportunità di iniziare a riprogettare seriamente il sistema internazionale”.[5]

L’altro argomento sottovalutato è quello dell’Eurasia, di cui, all’attualità, non parla solo Putin quando indica il continente euro-asiatico come il destinatario di “un nuovo sistema di stabilità, sicurezza e sviluppo pacifico”, ma anche la Dichiarazione di Tianjin considera importante “creare uno spazio di interazione ampio, aperto, reciprocamente vantaggioso ed equo in Eurasia”, ribadendo l’iniziativa di istituire un Partenariato Eurasiatico Allargato.

António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite

Su questa linea di condotta, sul piano economico gli Stati membri SCO condannano le misure coercitive unilaterali in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, dei principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Il riferimento è chiaramente all’uso strumentale di espedienti economici restrittivi e discriminatori nei confronti di Paesi terzi per raggiungere finalità di altra natura, in particolare quelle politiche.

Il paradosso è che quello di cui viene accusata la Cina, cioè di pressioni diplomatiche sui Paesi in Via di Sviluppo come forma di ricatto finanziario sul debito per condizionare il gradimento delle politiche espansionistiche di Pechino, da qualche tempo è ormai dottrina economico-politica in Occidente, dove sanzioni, embarghi, congelamenti di beni e dazi di ogni tipo dichiarati unilateralmente indicano evidentemente una difficoltà a competere sul libero mercato dei beni e dei servizi. Secondo un’analisi condotta dal Washington Post nel 2024, gli Stati Uniti da soli mantengono forme di sanzioni sul 60% dei Paesi a basso reddito[6] e su quattro (Repubblica Islamica dell’Iran, Russia, Cina e Corea del Nord) si accaniscono in un embargo totale. Gli altri alleati che condividono i suoi valori seguono a ruota. È lo stesso Occidente che dice di propugnare ed esportare la libertà del commercio? Pare che una repubblica autocratica comunista sia pronta a dare lezioni sull’argomento, per lo meno in linea di dottrina.[7] Come cambiano i tempi…

Nuova governance globale e riforma dei mercati finanziari

A proposito di governance globale, nel suo discorso del 1° settembre al Meeting di Tianjin, Xi Jinping ha ribadito più volte l’importanza di puntare sulla cooperazione internazionale e di ricercare integrazione tra i Paesi per evitare la disintegrazione del sistema.[8] A questo fine, ha proposto la Global Governance Initiative (GGI),[9] che si aggiunge alle altre tre iniziative in materia di sviluppo, sicurezza e multipolarità presentate da Xi negli ultimi tre anni.

La GGI fa perno su cinque principi fondamentali:

  • uguaglianza delle sovranità, per far sì che tutti i Paesi, al di là delle loro condizioni, siano partecipanti, decisori e beneficiari paritari della governance globale;
  • rispetto dello stato di diritto internazionale, per un’applicazione che eviti imposizioni di regole interne nazionali su altri Paesi e doppi standard;
  • multilateralismo, per un rafforzamento della solidarietà e del coordinamento, salvaguardando fermamente lo status e l’autorità delle Nazioni Unite nel ruolo chiave e insostituibile nella governance globale;
  • approccio incentrato sulle persone, per riformare e migliorare il sistema di governance globale, affrontare le sfide comuni dell’umanità, colmare il divario Nord-Sud e salvaguardare gli interessi comuni di tutti i Paesi;
  • azioni concrete, da realizzare con un approccio sistematico e olistico nella mobilitazione delle risorse.

Il Global Times, il tabloid cinese di proprietà della People’s Daily Press sotto controllo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, commenta: “Sullo sfondo di alcune potenze occidentali che deliberatamente minano i meccanismi multilaterali, la SCO dimostra che il multilateralismo non è obsoleto, anzi, è diventato la «competitività istituzionale» della SCO”.[10] Può considerarsi l’essenza e, assieme, la voce autentica della leadership nazionale che siede a Pechino.

Dice Xi: “La Cina sostiene la SCO nell’ampliamento della cooperazione con altre istituzioni multilaterali, come l’ONU, l’ASEAN, l’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e la Conferenza sulle Misure di Interazione e Rafforzamento della Fiducia in Asia, per sostenere congiuntamente l’ordine economico e commerciale internazionale e migliorare la governance globale e regionale”. È evidente l’attenzione del Presidente cinese nel citare quegli strumenti diplomatici geo-politici che proiettano il gigante asiatico verso aree geografiche fino a ieri precluse da un ordine mondiale unipolare. Come già ricordato in una mia intervista del 2023, “tutti i documenti ufficiali cinesi che hanno riflessi sulla geo-politica si basano su tre concetti fondamentali che sono il contrario della geo-politica ideologica dell’Occidente:

  • perseguimento di un ordine globale multipolare;
  • rispetto delle identità e delle espressioni culturali e istituzionali dei popoli;
  • partenariati tematici piuttosto che alleanze con conseguenti obblighi di lealtà e condizionamenti politici”.[11]

Vale la pena ricordare che l’ASEAN è un’area di libero scambio che coinvolge dieci Paesi del Sud-Est asiatico con un PIL complessivo di 4.000 miliardi di dollari USA e, sul piano politico, che l’EAEU è presieduta per il 2025 dal discusso Presidente bielorusso Alexander Lukashenko, peraltro presente al Summit SCO di Tianjin.

Altro tema scottante è quello della riforma dei mercati finanziari mondiali. La Dichiarazione di Tianjin dice esplicitamente: “Gli Stati membri sostengono la riforma dell’architettura finanziaria internazionale volta ad aumentare la rappresentanza e il ruolo dei Paesi in via di Sviluppo negli organi direttivi delle istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo e il Fondo Monetario Internazionale … Sottolineano l’importanza di un’ulteriore attuazione della roadmap per il graduale aumento della quota delle valute nazionali nei regolamenti reciproci”. È la reiterazione della proposta già formulata da parte dei Paesi BRICS+ nella Dichiarazione di Kazan dell’ottobre scorso circa la riforma delle istituzioni create a Bretton Woods, nonché del documento approvato dalla stessa SCO nel 2022 a Samarcanda. E questo corrisponde all’annuncio di Xi che la SCO istituirà al più presto una propria banca di sviluppo.

È anche naturale e legittimo che la SCO, la più grande organizzazione regionale al mondo per superficie e popolazione anche con l’apporto dei tre membri asiatici dei BRICS, abbia simili ambizioni, considerata la sua produzione economica combinata di quasi 30 trilioni di dollari USA e il 23% del PIL globale. Nata come aggregazione di Stati con al cuore la Cina e l’Asia Centrale ex sovietica, l’organismo si è espanso fino a comprendere in fasi successive Pakistan, India, Repubblica Islamica dell’Iran e Bielorussia. Ma è molto più numerosa la rete dei 17 Stati partner, che vanno dall’Azerbaijan all’Armenia, dal Qatar all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, comprendendo ben 8 Stati con popolazione a maggioranza musulmana e con l’aggiunta di altri due Paesi con lo status di osservatori (Bangladesh e Algeria).

Da questo quadro emerge la capacità di aggregazione della SCO, se si considera che in questo raggruppamento complessivo coesistono Pakistan e India, contrapposte dalla pluridecennale disputa sul Kashmir; Repubblica Islamica dell’Iran e Turchia, la cui competizione geo-politica ha radici storiche; Azerbaijan e Armenia, due Paesi in conflitto che hanno siglato un primo accordo di pace l’8 agosto scorso; Qatar e i maggiori Paesi del Golfo, in continue controversie all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Pare che lo spirito della SCO prevalga nel segno del tentativo di pacificazione e cooperazione quanto meno regionale.

La cooperazione regionale e la diplomazia di vicinato

Nell’ambito della cooperazione regionale si inserisce la comune aspirazione alla modernizzazione soprattutto della rete infrastrutturale attraverso la Belt and Road Initiative. Ne sono esempio il Nuovo Aeroporto Internazionale di Gwadar, appena inaugurato nel Belucistan pakistano[12] e facente parte del Corridoio Economico Cina-Pakistan, alternativa per il traffico delle importazioni energetiche cinesi dal Medio Oriente che attualmente transitano attraverso lo Stretto di Malacca;[13] la realizzazione della linea ferroviaria in costruzione Kashgar-Andijan, che collegherà Cina e Uzbekistan via Kyrgyzstan;[14] la centrale idroelettrica di Sanjen Khola, in Nepal, operativa dall’aprile scorso.[15]

Le opzioni di politica regionale sono ben dettagliate nella Dichiarazione di Tianjin. Ne estrapoliamo alcuni contenuti rilevanti (Russian Federation, “Tianjin Declaration”, cit.):

  • l’Asia Centrale è il cuore della SCO, così come definito nella Conferenza Internazionale del giugno scorso a Dushanbe, in Tajikistan;
  • gli attacchi militari di Israele e degli Stati Uniti d’America contro la Repubblica Islamica dell’Iran del giugno scorso costituiscono una grave violazione dei principi e delle norme del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, nonché una violazione della sovranità della Repubblica islamica;
  • la Risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha approvato il JCPOA sul programma nucleare dell’Iran, è vincolante e deve essere attuata integralmente in conformità con le sue disposizioni;
  • condanna delle azioni che hanno causato numerose vittime tra la popolazione civile e una situazione umanitaria catastrofica nella Striscia di Gaza;
  • disponibilità a sostenere gli sforzi della comunità internazionale per garantire la pace e lo sviluppo in Afghanistan;
  • sostegno all’iniziativa cinese Belt and Road Initiative (BRI) da parte di tutti i membri interessati;
  • conferma dell’iniziativa di istituire un Partenariato Eurasiatico Allargato e disponibilità a sviluppare il dialogo con l’Unione Economica Eurasiatica, l’ASEAN ed altri Stati interessati e associazioni multilaterali.

Nessun riferimento alla guerra in Ucraina, ma questo è comprensibile, visto il pieno coinvolgimento nel conflitto di uno dei maggiori Paesi fondatori della SCO.

Per quanto riguarda l’altro grande Paese asiatico e vero motore della strategia geo-politica della SCO, la Cina ha sempre anteposto la diplomazia di vicinato. Dice Xi: “Siamo stati i primi a istituire un meccanismo di rafforzamento della fiducia militare nelle nostre zone di confine, trasformando i nostri ampi confini in un legame di amicizia, fiducia reciproca e cooperazione” (CGTN, 2025, cit.), riferendosi al Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole tra la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa del 2001 e citando nel suo discorso di Tianjin lo stesso tipo di accordo siglato dalla SCO nel 2007 a Bishkek.[16]

“La Cina istituirà tre piattaforme principali per la cooperazione Cina-SCO nei settori dell’energia, dell’industria verde e dell’economia digitale”, ha continuato il Presidente. Ma recentemente la collaborazione di Pechino con i Paesi asiatici si è allargata anche verso l’avvio di “parchi industriali”, come quello uzbeko di Pengsheng, il più grande progetto di cooperazione non energetica cinese in area SCO;[17] quello sino-russo per la cooperazione commerciale ed economica insediato a Shenyang, città del nord-est della Cina che gioca un ruolo strategico per la Belt and Road Initiative;[18] quello denominato “Grande Pietra” a Minsk, frutto della cooperazione sino-bielorussa.[19]

La solidarietà reciproca si è espressa soprattutto durante i numerosi incontri bilaterali che hanno fatto da cornice al Summit di Tianjin e alle dichiarazioni dei suoi esponenti. Colmi di spunti di riflessione quelli riguardanti tre Paesi-chiave della politica asiatica, cui Pechino e Mosca devono guardare con grande attenzione: la Repubblica Islamica dell’Iran, la Turchia e, in particolare, l’India.

Esmaeil Baghaei Hamaneh, portavoce del Ministero degli Affari Esteri iraniano, ha parlato della SCO come di una piattaforma efficace per la cooperazione nel Sud Globale (CGTN, 2025, cit.). La Repubblica Islamica non da oggi ha abbracciato questa linea di condotta, specie da quando “il Sud del mondo ha iniziato a creare le proprie organizzazioni internazionali e la diplomazia multilaterale si è liberata gradualmente dal dominio occidentale”,[20] secondo quanto testimonia Seyed Mohammad-Kazem Sajjadpour, Direttore dell’Istituto per gli Studi Politici e Internazionali a Tehrān.

Seyed ʿAbbās-e ʿArāqčī, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran

Questo conferma l’Iran come un’influente media potenza regionale che ha scelto ormai da 46 anni di non dipendere politicamente dalle grandi potenze mondiali, anzi, ricordando che la sua già presente visione geo-politica verso Est sia stata accentuata dalla fuoruscita unilaterale USA dal JCPOA.[21] D’altra parte, Pechino, che è il maggior acquirente di petrolio saudita e mantiene ottimi rapporti commerciali con gli Emirati e Israele, apprezza la politica iraniana di baluardo contro l’invadenza geo-politica di Washington nell’area medio-orientale.

Oggi l’Iran, con le sue caratteristiche sia continentali sia marittime tali da accogliere i traffici dall’Asia Centrale e dall’Indo-Pacifico per convogliarli verso il Caucaso, il Mediterraneo, il Sahel e il Corno d’Africa, guarda con grande apertura alla Belt and Road Initiative e alle prospettive che si aprono per l’intera nazione come hub trasportistico di servizio per le ex repubbliche sovietiche dell’area e lo stesso Afghanistan, tutti Paesi senza accesso al mare.

Molto attivo il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan,[22] che ha incontrato l’omologo iraniano Mas‘ūd Pezeshkian, rassicurandolo che la cooperazione tra i due Paesi, in particolare nel settore energetico, serve gli interessi comuni. Turchia e Iran sono compresi nel Corridoio Economico Cina-Asia Centrale-Asia Occidentale, che è incluso nella Belt and Road Inititiative,[23] e sono Stati membri dell’accordo sul Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud multimodale di 7.200 km,[24] destinato a convogliare verso l’Europa merci e beni dall’India e dall’Asia Centrale, evitando le difficoltà e i tempi di trasporto determinati dagli Stretti di Bāb al-Mandeb e Suez.

A parte il soft power esercitato da Tehrān e Ankara nel Kurdistan iraqeno,[25] bisogna anche ricordare la questione azera che complica i rapporti tra le rispettive diplomazie, visto che nel filo-turco Azerbaijan la popolazione è al 90% di confessione sciita e nell’Iran sciita tra il 18 e il 30% dell’intera popolazione iraniana è di etnia azera.[26] Poi Erdoğan ha incontrato sia il Presidente azero Ilham Əliyev sia il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan. Accogliendo con favore i progressi nel processo di pace tra i due Paesi, ha informato entrambi che sono in corso misure per rafforzare la cooperazione con l’Armenia.

Confrontandosi con il Presidente russo Vladimir Putin, il Presidente turco ha sottolineato che la stabilità permanente nel Caucaso gratificherebbe sia la Turchia che la Russia e, in merito al conflitto in Ucraina, ha espresso la convinzione che i negoziati di Istanbul possano contribuire al processo di pace. L’intesa da tempo raggiunta tra Mosca e Ankara potrebbe innalzare il reciproco potenziale di influenza e attrazione a dir poco in ambito regionale, nonostante le difficoltà di mettere a punto questioni secolari non completamente definite, a partire dalla Crimea e dal Caucaso per finire all’Afghanistan e all’Asia Centrale.

L’ascendente culturale turcofono e islamico sulle popolazioni di queste terre ha sempre rappresentato un problema storico per la Russia sin dall’epoca tsarista, evocando quel pan-turchismo sempre condannato e combattuto da San Pietroburgo prima e da Mosca poi. Dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, il problema si era accentuato con l’acquisizione delle indipendenze nazionali e il ricorso del Cremlino ad alleanze più o meno composite con alcuni di questi Stati neo-nati, così riducendo la possibilità di interferenze non solo culturali, etniche o religiose, ma soprattutto politiche da parte dei Paesi NATO.

Solo dal fallito golpe militare in Turchia del 2016, con l’ambiguo comportamento di alcune componenti della Casa Bianca, l’acume di Erdoğan ha consentito l’apertura di fiducia verso Putin. Da parte sua, il Cremlino ha compreso che la razvorot na vostok, la svolta ad Est era un passo necessario e anche speculare rispetto alla virata protezionistica di Washington, che, sebbene mostrando un volto arcigno e bellicoso, lascia spazi geo-politici che inevitabilmente vanno ad essere riempiti da potenze che la Casa Bianca considera concorrenti piuttosto che partner.[27] Oggi, con l’accondiscendenza di Xi Jinping, la SCO sta compiendo un prodigio geo-politico solo impensabile qualche anno fa, fino al punto da rendere possibile l’intensificazione delle relazioni tra il Pakistan e la Repubblica Turca di Cipro del Nord, di cui ha dato atto lo stesso Erdoğan incontrando il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif.

Ricevuto dal Presidente cinese, Erdoğan ha subito dichiarato il sostegno della Turchia alla politica della “Cina Unica” e ha chiesto l’allineamento del Corridoio Intermedio Transcaspico Est-Ovest di iniziativa turca, che non attraversa l’Iran, con il Corridoio Economico Cina-Asia Centrale-Asia Occidentale, compreso nella Belt and Road Initiative.

Oltre agli incontri con i Presidenti della Repubblica Islamica dell’Iran, dell’Uzbekistan e del Tajikistan, e i Primi Ministri del Pakistan, del Vietnam e del Nepal, Vladimir Putin ha avuto colloqui con il Presidente indiano Narendra Modi (Russian Federation, “SCO Council Meeting”, 2025, cit.), ricomparso di persona ad un Vertice SCO dopo anni di assenza.

Molto del gioco geo-politico nell’Asia-Pacifico sembra ruotare attorno al ruolo dell’India, la più grande democrazia del mondo, come ci ricorda l’autorevole rivista americana Foreign Policy. Al Summit di Kazan, Modi aveva specificato che l’aggregazione dei BRICS+ “non è anti-occidentale; è semplicemente non-occidentale”,[28] presentandoli come alternativa al modello di governance del G7. Una precisazione che la dice lunga sull’atteggiamento dell’India nel quadro geo-politico. In effetti, l’India è già membro della SCO e dei BRICS a guida russo-cinese e, assieme a Stati Uniti, Giappone e Australia, è anche parte integrante del Dialogo Quadrilaterale di Sicurezza (QUAD) con un focus sulla cooperazione marittima. Tuttavia, l’India intende mantenere la sua indipendenza geo-strategica non necessariamente legata agli interessi occidentali, dimostrando scetticismo anche verso accordi commerciali multilaterali guidati dal Giappone, ma anche dall’ASEAN o nell’ambito della Belt and Road Initiative, nonostante quest’ultima ponga in essere un meccanismo di accordi commerciali e di sviluppo assolutamente privo di costrizioni e libero da pregiudizi ideologici.

Distaccandosi dal mainstream imperante, Nuova Delhī, pur condannando l’invasione russa in Ucraina, non ha aderito alle sanzioni contro la Russia, ha reso nota la possibilità di utilizzare il rénmínbì cinese per le importazioni del suo petrolio e la disponibilità a promuovere l’uso delle monete locali.[29] Questa volta, Modi non ha ceduto alla trappola di sanzioni petrolifere verso terzi, come già accaduto per l’Iran su pressioni di Washington.

Pur restando la preoccupazione di Pechino sulla cooperazione militare russa con Delhī, Cina e India sono ora i due maggiori acquirenti di petrolio e carbone russi al mondo, con la Cina che è anche il secondo maggiore acquirente di gas e prodotti petroliferi russi (Kottasová, 2025). La politica protezionistica del Presidente Trump, che ha imposto all’India il 50% di dazi per penalizzare l’acquisto di petrolio russo, non solo non produce alcun effetto, ma spingerà sempre di più l’India verso lidi geo-politici asiatici forse più confacenti con i suoi propositi.[30]

Considerazioni finali

Una compagine inter-statale o un’alleanza militare può perdere la leadership esercitata sul piano globale per intervenuta inadeguatezza o per meriti degli antagonisti nell’interpretare le esigenze del mondo durante le epoche di transizione storica. Nel caso dell’Occidente e della NATO, suo braccio armato, sono valide tutte e due le ipotesi.

Le accuse di unilateralismo e continue violazioni del diritto internazionale rivolte all’Occidente da parte del mondo asiatico nel suo complesso corrispondono a una realtà che da 35 anni ha avuto un’involuzione in senso discriminatorio verso gran parte della popolazione mondiale. La percezione di aver raggiunto l’onnipotenza piuttosto che la guida verso una promessa coesistenza pacifica ha condotto l’Occidente verso la radicalizzazione dei suoi principi ideologici e alla ricerca di uno scontro con le altre civiltà, ritenendo un valore la propria superiorità.

Su questo concetto, ad esempio, fonda la propria supremazia regionale lo Stato di Israele, considerato parte del mondo occidentale democratico e in progressione verso l’apartheid, quando non si fa scrupolo di attuare un genocidio della popolazione palestinese e, con modalità dal chiaro volto terroristico di stato, bombarda continuamente ben sette Stati, alcuni dei quali neanche confinanti, come Repubblica Islamica dell’Iran, Yemen e, buon ultimo, il Qatar, che accoglie il Centro Operativo Aereo da Combattimento USA per il Medio Oriente.

Dunque, il declino dell’Occidente può essere individuato proprio sul piano dei valori: da un lato, la scarsa considerazione per le identità e le espressioni culturali e istituzionali dei popoli “non conformati”; dall’altro, la mancata redistribuzione dei frutti della cooperazione internazionale, operata prevalentemente nel campo militare e mai rivolta a una vera integrazione economica e sociale dei popoli cooperanti. Questi sono l’esatto contrario dei valori che presentano la Dichiarazione di Tianjin e tutti i documenti ufficiali cinesi che hanno riflessi sulla geo-politica, quando parlano di multilateralismo e concorso allo sviluppo del Sud Globale.

Una geo-politica basata sull’uso della forza, illegittimo sul piano etico e non sempre corretto neanche sul piano del diritto internazionale, è evidentemente insufficiente a risolvere nel XXI secolo i problemi di coesistenza dei popoli, la stragrande maggioranza dei quali non vive in Occidente e non parla Inglese. Pechino lo ha compreso perfettamente. Washington arranca, confidando nella magia di una narrazione suprematista che ha perso via via credibilità. La presunta aggressione cinese al mondo intero non è altro che quella “competitività istituzionale” che Washington non è più in grado di sostenere. Da qui l’invito di Xi ai “Paesi con capacità rilevanti a prendere parte al progetto della Stazione Internazionale di Ricerca Lunare” (Xinhua, “Xinhua Headlines”, 2025).

Le peggiori crisi internazionali dalla caduta del Muro di Berlino sono avvenute nel mondo islamico perché quel mondo è stato individuato dall’Occidente come l’avversario da colpire senza che nessun potentato mondiale potesse assumerne la difesa, perché le operazioni militari conseguenti rientravano nella strategia anti-terroristica della Casa Bianca in nome di tutta l’umanità e nessun Paese tra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha prevalente popolazione musulmana.

Lo strumento è stata la destabilizzazione di quel mondo attraverso guerre di invasione (Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia), colpi di stato (Pakistan, Egitto, Sudan, Mali), induzione di guerre civili (Yemen, Siria, ex Jugoslavia) e regime-change (rivoluzioni colorate in Kyrgyzstan, Georgia, Ucraina di Yanukovič). Quest’ultimo è stato invocato vanamente per il Libano e la Repubblica Islamica dell’Iran degli Āyatollāh, oltre che per tutti quei Paesi che minacciavano presuntamente gli interessi di Washington (Corea del Nord, Venezuela). Dopotutto, le sofferenze riguardavano terre lontane e non interrompevano l’atmosfera di “fiesta” che l’Occidente annovera evidentemente tra i diritti civili da difendere strenuamente.

Per contro, Pechino e Mosca, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e i BRICS parlano ormai un linguaggio comune in termini di governance mondiale. Non pensano a blocchi di alleanze contrapposte sulla base di ideologie o di comuni radici etnico-religiose, bensì a partenariati aperti, flessibili e non imposti, che consentano lo scambio di idee, programmi e progetti economici e sociali, ma anche culturali. Così, mentre l’Occidente annovera tra le sue performance l’invasione dell’Afghanistan e il recente bombardamento dell’Iran, i BRICS e la SCO accolgono Tehrān come membro effettivo e Kabul come partner. E sempre per restare nell’ambito islamico, sono ormai 12 gli Stati a maggioranza musulmana che sono entrati nella sfera delle due organizzazioni a vario titolo, tra cui buoni amici degli Stati Uniti, come Turchia (Paese NATO), Egitto, EAU e Indonesia.

L’anima è appunto quello “Spirito di Shànghăi” che informa da due decenni la politica estera cinese e anche tutta la SCO. Peccato che un Occidente sempre più ciecamente estremista l’abbia sottovalutata in tutto questo tempo e classificata come antagonista sul piano ideologico soltanto perché proveniente da un Paese non democratico. Forse l’antagonismo democrazia-autoritarismo, che è una questione istituzionale di politica interna, non è più sufficiente per una corretta interpretazione e rispondenza alle esigenze di confronto tra i popoli, che è una questione di politica internazionale. Povero vecchio Occidente!

La riforma dell’ONU e dei mercati finanziari mondiali, oggi guidati da organismi con sede a Washington, è ormai obiettivo di lungo termine che l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai intende raggiungere attraverso la SCO Development Strategy until 2035. E mentre Xi Jinping lavora con l’orizzonte 2049, l’Europa si accontenta di un’agenda di breve profilo suggerita dagli alleati di oltreatlantico. Le proposte avanzate a Tianjin guardano con fiducia alla futura sicurezza del mondo intero, prima che sia troppo tardi. La Casa Bianca e le rapaci oligarchie connesse le considerano alla stregua di un crimine di lesa maestà, chiudendosi nella difesa di un privilegio che la comunità internazionale non consente più, per insufficienza della gestione di un ordine costituito in un passato dalle caratteristiche assai diverse da quelle del presente. È una questione di mentalità, forse dovuta anche a diverse profondità di fondamenti culturali tra Pechino e Washington.

Il mondo guarda ormai ad Est anche perché storia, culture e religioni del mondo, per quanto si possano individuare dei distinguo, provengono in gran parte dall’Oriente. L’Europa e la stessa cinica alleata Israele ne dovrebbero essere consapevoli. L’Arabia Saudita e il mondo arabo ancora tentennano, ma per Iran, India e, forse, l’intera ASEAN si tratta di una svolta di cui stanno prendendo atto!

 

RIFERIMENTI

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IWA MONTHLY FOCUS

Nr. 4 (105/2024): PRINCIPIUL DOMINOULUI – I –

D’Agostino, Glauco. “Geo-Politica: Natura e Contraddizioni nel XXI Secolo”, Intervista pubblicata in Italiano il 10 febbraio 2024; “The Goal of Geopolitics is not Consensus (which is a Political Goal) but the Transfer of Knowledge and Methods” released in English, October 27th, 2023, Geopolitica, nr. 100 (3/2023): (Bucureşti: Top Form).

GEO-POLITICA: NATURA E CONTRADDIZIONI NEL XXI SECOLO – Intervista con Glauco D’Agostino

THE GOAL OF GEOPOLITICS IS NOT CONSENSUS (WHICH IS A POLITICAL GOAL) BUT THE TRANSFER OF KNOWLEDGE AND METHODS

D’Agostino, Glauco. “Cina e USA: la competizione nell’Asia-Pacifico per l’ordine globale”, 30 ottobre 2023.

IWA MONTHLY FOCUS

D’Agostino, Glauco. “Dai BRICS una lezione di libero mercato all’Occidente. Questione di stile!”, 2 luglio 2022.

Dai BRICS una lezione di libero mercato all’Occidente. Questione di stile!

D’Agostino, Glauco. “Tehrān verso Pechino e Mosca: le alleanze strategiche e il superamento delle divergenze”, 25 maggio 2022; “Tehrān towards Beijing and Moscow: strategic alliances and overcoming divergences”, February 1st, 2022, Geopolitica, nr. 92-93 (1/2022): (Bucureşti: Top Form), 256-278.

IWA MONTHLY FOCUS

INFRASTRUCTURI CRITICE EMERGENTE. RISCURI GEOPOLITICE

D’Agostino, Glauco. “The Rise of Iran in the Middle East and the Alleged Shiite Crescent”, 1° Maggio 2020, Geopolitica, no. 83 (2/2020): (Bucureşti: Top Form), 69-80. https://www.geopolitic.ro/2020/05/orientul-mijlociu-extinsii-intre-revolta-si-haos-constructiv/

D’Agostino, Glauco. Tatarstan-Putin: A Crossed Challenge (Londra, Regno Unito: Glimmer Publishing, giugno 2018).

D’Agostino, Glauco. “Azerbaijan: l’identita turco-sciita sospesa sul petrolio”, 18 giugno 2017; “Azerbaijan: A Turkic-Shiite Identity Hanging on Oil”, March 1st, 2017, Geopolitica, nr. 68-69 (1/2017): (Bucureşti: Top Form).

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https://www.geopolitic.ro/2017/03/caucaz-reconciliere-si-reconstructie/

D’Agostino, Glauco. “Trump e l’Iran: le lezioni che vengono dalla Storia”, 15 aprile 2017.

IWA MONTHLY FOCUS

Global Times. “SCO Tianjin Summit showcases the charm of genuine multilateralism: Global Times editorial”, 31 agosto 2025. https://www.globaltimes.cn/page/202508/1342236.shtml.

Kottasová, Ivana. “A parade and a summit in China underscore how European security will never be the same again”, 4 settembre 2025. https://edition.cnn.com/2025/09/04/europe/china-sco-summit-parade-european-security-intl.

Luo, Wangshu. “Work begins on three critical tunnels of China-Kyrgyzstan-Uzbekistan Railway”, 29 aprile 2025. https://www.chinadaily.com.cn/a/202504/29/WS6810e628a310a04af22bceab.html.

Rice, Dana. “An Overview of China’s Belt and Road Initiative and Its Development Since 2013”, in Securitization and Democracy in Eurasia, eds. A. Mihr, P. Sorbello, and Weiffen (Switzerland: Springer, Cham, 2023), 255-266. doi: 10.1007/978-3-031-16659-4_17 B.

Roche, Elizabeth. “India at the SCO Summit: One Platform, Multiple Messages”, 2 settembre 2025. https://thediplomat.com/2025/09/india-at-the-sco-summit-one-platform-multiple-messages/

Russian-Asian Union of Industrialists and Entrepreneurs. “Sino-Russian Industrial Park of Trade and Economic Cooperation in Shenyang, Liaoning”, 22 luglio 2024. https://raspp.ru/en/business_news/industrial-park-china/

Russian Federation, Presidential Executive Office. “SCO Heads of State Council Meeting”, 1° settembre 2025. http://en.kremlin.ru/events/president/news/77891.

Russian Federation, Presidential Executive Office. “Tianjin Declaration of the Council of Heads of State of the Shanghai Cooperation Organisation”, 1° settembre 2025. http://en.kremlin.ru/supplement/6376.

Sajjadpour, Seyed Mohammad-Kazem. “Iran and the Global South”, 23 maggio 2025, TDF, Tehran Dialogue Forum. https://www.tehrandf.com/en/Post/44/Iran_and_the_Global_South.

Sattar, Abdul. “Pakistan’s largest airport becomes operational, part of the Chinese Belt and Road Initiative”, 20 gennaio 2025. https://apnews.com/article/pakistan-china-funded-gwadar-airport-balochistan-50003e2c038e53841e8378c863c353ac.

The Washington Post. “How four U.S. presidents unleashed economic warfare across the globe”, 2024. https://www.washingtonpost.com/business/interactive/2024/us-sanction-countries-work/

Xinhua. “(SCO Tianjin Summit) Xinhua Headlines: Xi proposes Global Governance Initiative at largest-ever SCO summit”, 2 settembre 2025. https://english.news.cn/20250902/12e2109db4404d80a78c950dd4636a21/c.html.

Xinhua. “Full text of Xi Jinping’s speech at the ‘Shanghai Cooperation Organization Plus’ Meeting”, 1° settembre 2025. https://www.scochina2025.org.cn/en/n3/2025/0901/c518818-20360666.html.

Xinhua. “China-built hydropower plant in Nepal put into operation”, 10 aprile 2025. https://www.globaltimes.cn/page/202504/1331823.shtml.

Yin, He. “SCO summit in Tianjin to usher in a new era of cooperation”, 29 agosto 2025, People’s Daily. https://en.people.cn/n3/2025/0829/c90000-20359093.html.

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[1]  Tutte le citazioni dirette sulla Dichiarazione di Tianjin sono tratte da: Russian Federation, Presidential Executive Office, “Tianjin Declaration of the Council of Heads of State of the Shanghai Cooperation Organisation”, 1° settembre 2025, http://en.kremlin.ru/supplement/6376.

[2] He Yin, “SCO summit in Tianjin to usher in a new era of cooperation”, 29 agosto 2025, People’s Daily, https://en.people.cn/n3/2025/0829/c90000-20359093.html.

[3] CGTN, “China vows further development of SCO in pursuit of win-win results”, 1° settembre 2025, https://news.cgtn.com/news/2025-09-01/President-Xi-Jinping-delivers-keynote-speech-at-SCO-Council-of-Heads-of-State-meeting-1Gj2qJBEW8U/p.html.

[4] Russian Federation, Presidential Executive Office, “SCO Heads of State Council Meeting”, 1° settembre 2025, http://en.kremlin.ru/events/president/news/77891.

[5] Ivana Kottasová, “A parade and a summit in China underscore how European security will never be the same again”, 4 settembre 2025, https://edition.cnn.com/2025/09/04/europe/china-sco-summit-parade-european-security-intl.

[6] The Washington Post, “How four U.S. presidents unleashed economic warfare across the globe”, 2024, https://www.washingtonpost.com/business/interactive/2024/us-sanction-countries-work/

[7] Glauco D’Agostino, “Dai BRICS una lezione di libero mercato all’Occidente. Questione di stile!”, 2 luglio 2022, https://www.islamicworld.it/wp/dai-brics-una-lezione-di-libero-mercato-alloccidente-questione-di-stile/

[8] Xinhua, “(SCO Tianjin Summit) Xinhua Headlines: Xi proposes Global Governance Initiative at largest-ever SCO summit”, 2 settembre 2025, https://english.news.cn/20250902/12e2109db4404d80a78c950dd4636a21/c.html.

[9] Xinhua, “Full text of Xi Jinping’s speech at the “Shanghai Cooperation Organization Plus” Meeting”, 1° settembre 2025, https://www.scochina2025.org.cn/en/n3/2025/0901/c518818-20360666.html. Anche tutte le citazioni dirette riguardanti il discorso di Xi Jinping al Meeting della SCO sono tratte dalla stessa fonte, ove non espresso diversamente.

[10] Global Times, “SCO Tianjin Summit showcases the charm of genuine multilateralism: Global Times editorial”, 31 agosto 2025, https://www.globaltimes.cn/page/202508/1342236.shtml.

[11] Glauco D’Agostino, “Geo-Politica: Natura e Contraddizioni nel XXI Secolo”, Intervista rilasciata in Inglese al magazine romeno Geopolitica. Revistă de Geografie Politică, Geopolitică şi Geostrategie e pubblicata in Italiano il 10 febbraio 2024, https://www.islamicworld.it/wp/geo-politica-natura-e-contraddizioni-nel-xxi-secolo-intervista-con-glauco-dagostino/

[12] Abdul Sattar, “Pakistan’s largest airport becomes operational, part of the Chinese Belt and Road Initiative”, 20 gennaio 2025, https://apnews.com/article/pakistan-china-funded-gwadar-airport-balochistan-50003e2c038e53841e8378c863c353ac.

[13] Glauco D’Agostino, “La Nuova Geo-Politica Asiatica sulle Orme della Via della Seta e delle Imprese di Marco Polo”, 17 febbraio 2025, https://www.islamicworld.it/wp/iwa-monthly-focus-42/

[14] Luo Wangshu, “Work begins on three critical tunnels of China-Kyrgyzstan-Uzbekistan Railway”, 29 aprile 2025, https://www.chinadaily.com.cn/a/202504/29/WS6810e628a310a04af22bceab.html.

[15] Xinhua, “China-built hydropower plant in Nepal put into operation”, 10 aprile 2025, https://www.globaltimes.cn/page/202504/1331823.shtml.

[16] Chinalawinfo Co., “Treaty on Long-Term Good-Neighborliness, Friendship and Cooperation Between the Member States of the Shanghai Cooperation Organization”, s.d., https://lawinfochina.com/display.aspx?id=7859&lib=tax&SearchKeyword=&SearchCKeyword=

[17] China-centralasia, “Peng Sheng Industrial park”, s.d., https://china-centralasia.org/en/project/146.

[18] Russian-Asian Union of Industrialists and Entrepreneurs, “Sino-Russian Industrial Park of Trade and Economic Cooperation in Shenyang, Liaoning”, 22 luglio 2024, https://raspp.ru/en/business_news/industrial-park-china/

[19] Belarus, Official Website of the Republic of Belarus, “Great Stone Industrial Park”, s.d., https://www.belarus.by/en/business/business-environment/industrial-park-great-stone.

[20] Seyed Mohammad-Kazem Sajjadpour, “Iran and the Global South”, 23 maggio 2025, TDF, Tehran Dialogue Forum, https://www.tehrandf.com/en/Post/44/Iran_and_the_Global_South.

[21] Glauco D’Agostino, “Trump e l’Iran: le lezioni che vengono dalla Storia”, 15 aprile 2017, https://www.islamicworld.it/wp/iwa-monthly-focus-27/

[22] Elif Acar e Fatma Zehra Solmaz, “Turkish President Erdogan holds bilateral meetings with world leaders at SCO summit in China”, 1° Settembre 2025, Anadolu Ajansı, https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/turkish-president-erdogan-holds-bilateral-meetings-with-world-leaders-at-sco-summit-in-china/3675648#

[23] Dana Rice, “An Overview of China’s Belt and Road Initiative and Its Development Since 2013”, in Securitization and Democracy in Eurasia, eds. A. Mihr, P. Sorbello, and Weiffen (Switzerland: Springer, Cham, 2023), 255-266. doi: 10.1007/978-3-031-16659-4_17 B.

[24] Glauco D’Agostino, “Tehrān verso Pechino e Mosca: le alleanze strategiche e il superamento delle divergenze”, 25 maggio 2022, https://www.islamicworld.it/wp/iwa-monthly-focus-38/

[25] Glauco D’Agostino, “The Rise of Iran in the Middle East and the Alleged Shiite Crescent”, 1° maggio 2020, Geopolitica. Revistă de Geografie Politică, Geopolitică şi Geostrategie, no. 83 (2/2020): (Bucureşti: Top Form), 69-80, https://www.geopolitic.ro/2020/05/orientul-mijlociu-extinsii-intre-revolta-si-haos-constructiv/

[26] Glauco D’Agostino, “Azerbaijan: l’identita turco-sciita sospesa sul petrolio”, 18 giugno 2017, https://www.islamicworld.it/wp/iwa-monthly-focus-28/

[27] Glauco D’Agostino, Tatarstan-Putin: A Crossed Challenge (Londra, Regno Unito: Glimmer Publishing, giugno 2018).

[28] ANI, “Putin echoes PM Modi’s stance on BRICS, says ‘it’s not anti-Western; it’s just non-Western’”, 18 ottobre 2024, https://www.aninews.in/news/world/asia/putin-echoes-pm-modis-stance-on-brics-says-its-not-anti-western-its-just-non-western20241018213921/

[29] Glauco D’Agostino, “Cina e USA: la competizione nell’Asia-Pacifico per l’ordine globale”, 30 ottobre 2023, https://www.islamicworld.it/wp/iwa-monthly-focus-40/

[30] Elizabeth Roche, “India at the SCO Summit: One Platform, Multiple Messages”, 2 settembre 2025, https://thediplomat.com/2025/09/india-at-the-sco-summit-one-platform-multiple-messages/

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