Emirato Islamico di Afghanistan – Il Ministro degli Esteri in India. Nuova Delhī promuove la missione a Kabul allo status di Ambasciata con effetto immediato

La visita rappresenta un traguardo importante per i Talebani e per la loro reputazione sia in Patria che all’estero. Il riallineamento geo-politico regionale sta costringendo Delhī a modificare i rapporti con loro. Irritazione, ma anche cautela, da parte del Pakistan, che storicamente ha avuto stretti legami con i Talebani

Elaborazione da fonti: Jayanth Jacob, in The New Indian Express, 22 Oct 2025; Juliette Mansour, Shrouq Tariq, and Parvaiz Bukhari, in The Japan Times, Oct 19, 2025; Happymon Jacob, in Time, Oct 16, 2025; Yashraj Sharma, in Al Jazeera, 14 Oct 2025; Dawood Azami, BBC World Service, and Cherylann Mollan, Mumbai, in BBC, 10 October 2025; 

Il Ministro degli Esteri dell’Afghanistan, Mawlawi Amīr Khan Muttaqi (foto sopra), è stato accolto in India per una settimana di colloqui. Si è trattato della visita di più alto livello dei Talebani nel Paese dalla presa del potere nel 2021. Muttaqi ha discusso di relazioni diplomatiche, commerciali ed economiche con i funzionari indiani durante un soggiorno di otto giorni.

La visita è vista come un rafforzamento della politica afghana dell’India. Dopo l’incontro tra Muttaqi e il Ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar (sotto), Nuova Delhī aveva dichiarato che avrebbe riaperto la sua Ambasciata a Kabul, chiusa quattro anni fa al ritorno dei Talebani al potere. Il Ministero degli Affari Esteri indiano ha effettivamente assunto la decisione martedì scorso. In un comunicato ufficiale, ha affermato: “In linea con la decisione annunciata durante la recente visita del Ministro degli Esteri afghano in India, il Governo sta ripristinando lo status della Missione tecnica dell’India a Kabul a quello di Ambasciata dell’India in Afghanistan con effetto immediato”.

Muttaqi era accompagnato da funzionari del Ministero degli Esteri e del Commercio afghano. La delegazione afghana ha incontrato anche i rappresentanti della comunità imprenditoriale indiana, invitandoli in particolare a investire nel settore minerario, affermando che ciò “contribuirebbe a rafforzare il commercio bilaterale e le relazioni commerciali”. Lo scorso anno, il commercio bilaterale annuale è stato di quasi 900 milioni di dollari.

“Una più stretta cooperazione tra noi contribuisce al vostro sviluppo nazionale, nonché alla stabilità e alla resilienza regionale”, ha affermato Jaishankar. Ha inoltre ribadito il “pieno impegno dell’India per la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Afghanistan”. Muttaqi ha invece definito l’India una “stretta amica” e ha aggiunto che la sua visita migliorerà le relazioni tra i due Paesi, annunciando che presto saranno operativi voli diretti tra Kabul e alcune città indiane, tra cui Amritsar, nel Punjab. In una dichiarazione congiunta, i due si sono impegnati a mantenere “una stretta comunicazione e a proseguire un dialogo regolare”.

Né Islāmābād né Nuova Delhī né i Talebani avrebbero potuto prevedere che, così presto dopo aver preso il potere, l’India avrebbe instaurato una relazione con il nuovo governo di Kabul. Questo incontro dimostra pragmatismo e realpolitik, a dimostrazione della serietà nel rafforzare i legami diplomatici, politici e commerciali da entrambe le parti.

Negli ultimi mesi Islāmābād ha assistito con cautela all’avvicinarsi dell’India all’Afghanistan governato dai Talebani, nonostante i suoi rapporti con Kabul si fossero già notevolmente deteriorati. Il Pakistan, che storicamente ha avuto stretti legami con i Talebani, continuerà a seguire la vicenda da vicino.

L’incontro di Nuova Delhī rappresenta un traguardo importante per i Talebani e per la loro reputazione sia in patria che all’estero, poiché il gruppo si sta impegnando per ottenere un riconoscimento diplomatico. Muttaqi, a cui è stata concessa un’esenzione temporanea dalle sanzioni ONU che gli ha consentito il viaggio, è arrivato a Delhī dalla Russia, l’unico Paese finora ad aver riconosciuto pienamente il governo talebano. Sebbene l’India non avesse formalmente riconosciuto i governanti de facto dell’Afghanistan, è stato uno dei numerosi Paesi che hanno comunque intrattenuto relazioni diplomatiche o informali con i Talebani.

Una serie di sviluppi regionali ha portato al cambiamento senza precedenti nella politica indiana nei confronti dei Talebani, a cui stiamo assistendo oggi. Secondo Happymon Jacob, fondatore del Council for Strategic and Defense Research di Nuova Delhī, il conflitto militare tra India e Pakistan all’inizio di quest’anno, il sostegno attivo e crescente della Cina al Pakistan, la tiepida risposta della Russia a quella guerra, nonostante i suoi storici legami difensivi con l’India, e il recente sostegno di Washington al Pakistan hanno creato un senso di disagio e claustrofobia a Nuova Delhī.

L’India ha ormai pochi amici o partner fidati in una vasta area del subcontinente indiano. L’Afghanistan è importante in un simile contesto geopolitico e i Talebani sembrano disposti a collaborare.

L’India in passato aveva sostenuto il governo afghano appoggiato dall’Occidente, che i Talebani hanno detronizzato nel 2021. Quando i Talebani conquistarono Kabul il 15 agosto 2021, l’India chiuse la sua ambasciata e quattro consolati in Afghanistan, fu costretta a ritirare frettolosamente diplomatici e cittadini e annullò quasi tutti i visti già rilasciati a migliaia di Afghani di ogni estrazione sociale, tra cui studenti, commercianti ed ex funzionari governativi e politici.

Il crescente impegno tra il governo nazionalista della destra hindu indiana e i Talebani islamisti è iniziato non molto tempo dopo il ritorno del gruppo al potere a Kabul. Nel giro di un anno l’India aveva ripristinato la sua presenza diplomatica, inviando un “team tecnico” in Afghanistan nel giugno 2022, con il compito di supervisionare la distribuzione degli aiuti umanitari.

Fino all’odierna riapertura della sua Ambasciata, l’India aveva una piccola missione a Kabul e aveva anche iniziato a rilasciare visti a influenti personaggi talebani, funzionari governativi e loro familiari. Tali visite, sebbene non annunciate ufficialmente, avevano contribuito a creare fiducia e comprensione. Lo scorso novembre l’India aveva permesso ai Talebani di nominare un inviato a Nuova Delhī e di aprire consolati prima a Mumbai e, pochi mesi dopo, a Hyderabad.

Negli ultimi tre anni i due Paesi avevano lavorato per ricostruire gradualmente i legami. Funzionari e diplomatici indiani hanno avuto diversi incontri di alto livello all’estero, tra cui un incontro a Dubai tra Muttaqi e il Capo del Servizio Esteri Indiano Vikram Misri nel gennaio di quest’anno (foto sopra). Il governo di Modi ha inoltre facilitato la visita di Muttaqi alla Dār al-‘Ulūm di Deoband (sotto), nell’Uttar Pradesh, uno dei seminari islamici più influenti dell’Asia meridionale.

Il Ministro Muttaqi ha incontrato anche una delegazione di Sikh e Hindu afghani, che avevano lasciato l’Afghanistan negli ultimi decenni e attualmente vivono a Delhī. Migliaia di studenti afghani studiano nelle università indiane e i progetti sostenuti dall’India – dagli ospedali alle dighe, fino agli aiuti umanitari – sono stati un’ancora di salvezza per molte comunità afghane.

La ragione per cui l’India ha mantenuto buoni rapporti con i Talebani è innanzitutto la promozione del proprio interesse nazionale. La principale preoccupazione di Nuova Delhī è la sicurezza, in particolare per le attività dello Stato Islamico, di al-Qāʿida e di altre organizzazioni militanti focalizzate sull’India. I Talebani hanno rassicurato Delhī che non permetteranno che il territorio afghano venga utilizzato per attività terroristiche contro l’India, dichiarazione ribadita da Muttaqi durante la sua visita.

I legami con i Talebani sono anche fondamentali per il desiderio dell’India di approfondire i collegamenti con l’Iran e l’Asia Centrale e contrastare l’influenza di Cina e Pakistan nella regione. Ma, nonostante i legami sempre più stretti tra l’India e il governo talebano, entrambe le parti sono caute. Il loro rapporto rimane tattico a causa delle riserve su quanto accaduto in passato, nonché di varie considerazioni interne e possibili ripercussioni estere.

Questo particolare viaggio si inserisce in un contesto di peggioramento dei rapporti tra India e Pakistan e tra Pakistan e governo talebano.

India e Pakistan sono da tempo impegnati in un gioco a somma zero in Afghanistan, in cui ciascuno dei due Paesi cerca di dominare il proprio panorama politico a spese dell’altro. Ciò che rende l’attuale impegno tra India e Talebani più significativo è proprio il fattore Pakistan. Senza questo, l’India non avrebbe potuto impegnarsi con i Talebani con la stessa intensità con cui lo sta facendo ora.

Nella lettura di Happymon Jacob, ci sono tre impulsi concorrenti, con relative strategie, provenienti da tre capitali:

  • Islāmābād teme una più stretta partnership di difesa e sicurezza tra due stati ostili situati su entrambi i suoi lati. La strategia è di mantenere una frattura tra Nuova Delhī e Kabul o, nella migliore delle ipotesi, controllare i Talebani;
  • Kabul vuole tutelarsi dal deterioramento delle relazioni con il suo ex protettore pakistano, che accusa i Talebani di ospitare un gruppo separato ma alleato, che ha compiuto attacchi mortali in Pakistan. La strategia è rafforzare la cooperazione con un’India che è anch’essa in contrasto con il Pakistan, mentre i Talebani continuano a cercare il riconoscimento internazionale formale come governo dell’Afghanistan;
  • Nuova Delhī è motivata dal desiderio di rivisitare i legami storici con l’Afghanistan, assicurarsi un potenziale accesso economico e commerciale all’Asia Centrale e stabilire una presenza amichevole sul fianco occidentale del Pakistan, con potenziali vantaggi strategici. La strategia è di coinvolgere chiunque sia al potere in Afghanistan per controbilanciare il Pakistan.

In breve, Nuova Delhī e Kabul pensano che “il nemico del mio nemico è mio amico”, mentre Islāmābād ritiene che una partnership strategica tra i Paesi ai suoi lati sia dannosa per i suoi interessi.

Date queste complesse dinamiche a tre, l’India probabilmente continuerà a rafforzare i legami con il regime talebano e a sostenere i suoi sforzi per ottenere una maggiore indipendenza dall’influenza pakistana. Al contrario, sebbene il Pakistan abbia svolto un ruolo significativo nell’assistenza ai Talebani e quindi nel loro ritorno al potere a Kabul, un Afghanistan con più amici internazionali a cui rivolgersi non è nell’interesse del Pakistan, poiché potrebbe minare il controllo di Islāmābād sugli affari afghani, incluso il confine internazionale di oltre 2.500 chilometri che spera di rinegoziare. Tutti i valichi di frontiera tra Afghanistan e Pakistan sono stati chiusi a causa degli scontri in corso.

Secondo Harsh V Pant e Shivam Shekhawat, dell’Observer Research Foundation di Nuova Delhī, un impegno più profondo con l’India offre ai Talebani la possibilità di “creare una percezione di legittimità per i propri sostenitori nazionali” e “il deterioramento dei legami con il Pakistan consente loro di coprirsi le spalle e di dimostrare che non dipendono più da Islāmābād per la loro sopravvivenza”.

Sempre da una prospettiva indiana, per Gautam Mukhopadhaya, diplomatico in pensione del Servizio Esteri indiano e già Ambasciatore in Afghanistan, Siria e Myanmar, a differenza degli anni ’90, quando il Pakistan esercitava il controllo completo sull’Afghanistan talebano, le dinamiche regionali sono cambiate. “I nuovi Talebani hanno una visione leggermente più globale e più accorta. E devono considerare gli interessi più ampi dell’Afghanistan”, ha affermato.

Sottolineando che l’India condivide da secoli profondi legami culturali e commerciali con l’Afghanistan, che risalgono all’epoca Mughal, Mukhopadhaya continua: “Quel senso di affinità con l’India è sempre esistito … e l’India ha buona volontà sul campo grazie alla sua assistenza umanitaria. L’Hindustan, come concetto, è un tema importante nella mentalità afghana”. E, secondo il giudizio del diplomatico, che aveva riaperto l’Ambasciata indiana in Afghanistan dopo la rimozione dei Talebani dal potere nel 2001, la fase di non coinvolgimento dell’India con il primo governo dei Talebani è stata un’“aberrazione” nei rapporti bilaterali. “Entrambi abbiamo lamentele e problemi con il Pakistan”, ha aggiunto. “Questo ci rende anche alleati naturali”.

Anche Brahma Chellaney, professore di Studi Strategici presso il Centre for Policy Research di Nuova Delhī, afferma che la visita segna un passo significativo verso il riconoscimento di fatto del regime talebano e che “rappresenta una battuta d’arresto per il Pakistan”.

Molti membri talebani avevano studiato in scuole religiose conservatrici in Pakistan, che fornirono anche un supporto cruciale al movimento dei mujāhidīn contro l’Unione Sovietica negli anni ’80. Fu proprio dai mujāhidīn che emersero i Talebani. A causa dei loro stretti legami con il Pakistan, l’establishment politico e militare indiano ha visto il gruppo, fin dalla sua fondazione nel 1994, come un emissario delle agenzie di intelligence pakistane che mirava a estromettere l’India dall’Afghanistan. L’India chiuse la sua Ambasciata di Kabul nel 1996, quando i Talebani presero il controllo dell’Afghanistan.

L’India, assieme a Russia e Iran, sostenne l’Alleanza del Nord, coalizione di fazioni non-Pashtun che combattevano contro i Talebani in Afghanistan, fornendo supporto diplomatico, aiuti e addestramento per contrastare l’influenza pakistana. Il Pakistan fu uno dei tre Paesi ad aver riconosciuto l’Amministrazione talebana fino a quando non fu detronizzata dall’invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2001. A quel punto, l’India riaprì la sua Ambasciata, attribuendo ai Talebani e ai loro alleati la responsabilità di una serie di attentati alle sue sedi diplomatiche in Afghanistan.

L’India è rimasta per i successivi 20 anni uno dei principali sostenitori del governo afghano appoggiato dagli Stati Uniti e riconosciuto a livello internazionale. Islāmābād, nel frattempo, è stata accusata da Washington di aver offerto rifugio ai leader e ai combattenti talebani mentre il gruppo conduceva una fiera ribellione armata contro le forze NATO a guida USA.

Sebbene il Pakistan abbia intrattenuto buoni rapporti con i Talebani durante il primo governo del gruppo (1996-2001) e all’inizio del loro secondo periodo al potere, i rapporti tra i due Paesi sono diventati sempre più tesi. A tal punto che diversi funzionari pakistani, tra cui il Ministro della Difesa, hanno pubblicamente definito l’Afghanistan “Paese nemico”. Il Pakistan accusa il governo talebano di aver permesso ai Talebani pakistani (in particolare al movimento deobandi Tehrik-i-Tālibān Pakistan-TTP) di utilizzare il territorio afghano per lanciare attacchi all’interno del Pakistan, e di conseguenza ha effettuato attacchi aerei in Afghanistan contro quelli che definisce santuari del TTP. Queste accuse sono state ripetutamente respinte dai Talebani, che a loro volta accusano elementi all’interno del Pakistan di cercare di destabilizzare l’Afghanistan.

È in questo mutato panorama geo-politico regionale che l’India ha accolto Muttaqi.

“La visita dimostra la volontà dell’India di andare oltre le preoccupazioni e le prospettive ideologiche e di impegnarsi pragmaticamente con i Talebani”, ha dichiarato Praveen Donthi, analista senior dell’International Crisis Group per l’India. E afferma: “I costi sostenuti in passato per evitare un impegno con i Talebani [cedendo un alleato regionale al Pakistan] hanno costretto il governo indiano a rafforzare questa volta le relazioni con Kabul”. Riferendosi alla mancanza di un terreno comune tra i Talebani conservatori e il governo nazionalista hindu in India e agli investimenti cinesi con Kabul, aggiunge: “Si tratta di una relazione strategicamente vitale che non può essere ignorata per motivi ideologici oppure lasciata ai principali rivali strategici dell’India”.

A Delhī continua a diffondersi l’opinione che la politica estera debba essere pragmatica e guidata dagli interessi piuttosto che da considerazioni etiche. Secondo il già citato Happymon Jacob, l’India “ha sempre dato priorità ai freddi interessi rispetto a tutto il resto: ha interagito con la giunta in Myanmar, si è astenuta dal criticare apertamente l’invasione russa dell’Ucraina, ha interagito sia con l’Iran che con Israele e si è avvicinata al riconoscimento dei Talebani come governo ufficiale dell’Afghanistan. L’attuale pensiero a Delhī è che si dovrebbe collaborare con chiunque detenga il potere in un Paese. L’accoglienza riservata a Muttaqi riflette questo approccio”.

Ajai Sahni, Direttore Esecutivo dell’Institute for Conflict Management di Nuova Delhī, ritiene che per l’India il regime talebano non scomparirà presto. “Non si può semplicemente andarsene perché il regime non è di nostro gradimento … Bisogna fare i conti con la realtà delle dinamiche politiche nella regione”, dice. “E questa situazione richiede un maggiore impegno [nei confronti dei Talebani] da parte dell’India e l’instaurazione di relazioni con regimi disposti ad accettare la posizione indiana nel subcontinente … Il mondo potrebbe non capire, ma per i Talebani [essere corteggiati dall’India] è una cosa importante”, ha detto Sahni. “Non ci sono molti che possano garantire loro legittimità, scambi commerciali e assistenza umanitaria, oltre a una rispettabilità diplomatica”.

Il crescente conflitto tra Kabul e Islāmābād è un fattore importante nei calcoli dell’India.

I pesanti scontri a fuoco nelle zone di confine si sono intensificati con la visita in corso di Muttaqi in India. Si ritiene che siano state uccise decine di persone da entrambe le parti. L’espulsione di decine di migliaia di rifugiati afghani da parte del Pakistan ha ulteriormente messo a dura prova i legami tra i due vicini.

L’ex diplomatica pakistana Maleeha Lodhi, già Rappresentante permanente del Pakistan presso le Nazioni Unite, ha affermato che il viaggio del Ministro degli Esteri afghano a Nuova Delhī potrebbe essere stato “irritante, ma non è stata la motivazione delle rappresaglie pakistane”. “Il principale motivo dell’ira e della frustrazione del Pakistan nei confronti delle autorità talebane è il loro rifiuto di frenare il TTP”, ha affermato.

In termini di relazioni regionali, l’Afghanistan è stato anche tra i pochi Paesi ad aver condannato fermamente l’attacco di Pahalgam, nel Kashmir amministrato dall’India, avvenuto ad aprile di quest’anno. L’attacco che Nuova Delhī ha attribuito al Pakistan – accusa che Islāmābād nega – ha portato sull’orlo di una guerra totale a maggio, con attacchi missilistici e droni. Nella dichiarazione congiunta, il Ministero degli Affari Esteri indiano ha espresso “profondo apprezzamento” ai Talebani per la loro “forte condanna dell’attacco terroristico di Pahalgam … nonché per le sincere condoglianze”. “Entrambe le parti hanno condannato inequivocabilmente tutti gli atti di terrorismo provenienti dai Paesi della regione”, si legge nella dichiarazione, senza menzionare il Pakistan. Tuttavia, la dichiarazione che descriveva la regione contesa come “Jammu e Kashmir, India”, suggerendo la sovranità indiana, ha irritato Islāmābād.

Mappa della regione del Kashmir (Fonte: SBS News)

Da parte sua, il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif (sotto) ha affermato che Nuova Delhī ha “istigato” i Talebani afghani, mentre il suo Ministro della Difesa, Khawaja Muhammad Asif, che è anche Vice Presidente della Pakistan Muslim League-Nawaz (PML-N), ha descritto Kabul come “emissario dell’India”.

In questo senso, ospitando Muttaqi, l’India potrebbe aver aggravato la crescente frattura tra Afghanistan e Pakistan, già evidenziata durante i recenti scontri di confine. Ora è più probabile che Islāmābād consideri la crescente amicizia di Nuova Delhī con i Talebani come una possibilità reale, indipendentemente dalle sue reali intenzioni.

Wahid Faqiri, esperto afghano di relazioni internazionali, ha affermato che il riavvicinamento tra India e Talebani ha costretto il Pakistan a reagire. Invitando il Ministro degli Esteri afghano per una settimana di colloqui, Nuova Delhī mirava ad “aggravare la tensione in corso tra Pakistan e Afghanistan”, ha ribadito.

Anche tra l’opinione pubblica indiana i crescenti legami tra Nuova Delhī e i Talebani suscitano perplessità. Ma l’India continuerà a cercare di conciliare queste preoccupazioni con il suo desiderio di stringere partnership regionali più strette a spese del Pakistan.

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