Il Sindaco di Londra: “Ha vinto la speranza”. Trump chiama Mamdani “comunista” e alcuni politici israeliani radicalizzati lo attaccano, definendolo “sostenitore di Ḥamās“. Al Jazeera: “Mamdani, un Musulmano accusato di comunismo, fa la storia a New York”

“Arriva un momento, cosa che capita raramente nella storia, in cui passiamo dal vecchio al nuovo, un’epoca finisce e l’anima di una nazione, a lungo repressa, trova espressione”. Zohran Mamdani, 34 anni, socialista democratico e primo Sindaco musulmano di New York, nel discorso della vittoria ha voluto citare Jawaharlal Nehru, il 1° Primo Ministro dell’India indipendente, riecheggiando il suo discorso “Appuntamento con il Destino”, pronunciato il 15 agosto 1947 davanti all’Assemblea Costituente.
Mamdani, il più giovane sindaco della città degli ultimi cento anni, ha senz’altro enfatizzato il cambiamento che egli rappresenta, affermando che il suo successo ha contribuito a rovesciare una “dinastia politica”. Americano nato in Uganda da genitori di origine indiana, ha rivendicato le proprie radici etniche, rendendo omaggio all’India e ringraziando gli elettori, tra cui ha ricordato Yemeniti, Senegalesi, Uzbeki, Trinidadiani e Etiopi. Ma ha anche riaffermato la sua identità politica, menzionando, oltre Nehru, anche Eugene Debs, sindacalista socialista dell’Indiana del primo ‘900.
La rivoluzione politica di Mamdani non è tanto l’avere sconfitto il repubblicano Curtis Sliwa, quanto anche l’ex Governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, che si candidava come indipendente dopo aver perso le primarie democratiche. Una contesa politica fratricida che ha messo in luce le diverse concezioni dei due schieramenti democratici. Da una parte, la tutela delle rivendicazioni economiche e sociali dei ceti più svantaggiati, spinte da convinzioni di carattere etico, dall’altra, scelte pragmatiche legate a Wall Street e alle lobbies finanziarie della Grande Mela. E, sulla stessa scia di New York, anche a Seattle la sfida per la City Hall è stata condotta in casa democratica, con la prevalenza della socialista democratica Katie Wilson su Bruce Harrell, sindaco uscente centrista.
Il repubblicano di origine indiana Vivek Ramaswamy, rivelando preoccupazione per le elezioni legislative di medio termine del prossimo anno, ha lanciato un severo monito al Partito Repubblicano. “Ci sono due lezioni-chiave per i Repubblicani. Ascoltate attentamente: primo, la nostra parte deve concentrarsi sull’accessibilità economica, rendere accessibile il sogno americano. Ridurre i costi: elettricità, generi alimentari, assistenza sanitaria e alloggi. Spiegare chiaramente come intendiamo farlo”, ha scritto su X.
I vertici del Partito Democratico hanno mostrato esitazione nell’appoggiare Mamdani, a partire da Chuck Schumer, ebreo e Leader della Minoranza al Senato, che ha negato il suo appoggio, e da Hakeem Jeffries, battista e Leader della Minoranza alla Camera dei Rappresentanti, che lo ha offerto soltanto quando la vittoria di Mamdani era quasi certa.
Scrive su Al Jazeera Ziyad Motala, professore di Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Howard di Washington: “Il messaggio da New York è inequivocabile. I cittadini della città più complessa e diversificata d’America, che ospita la più grande popolazione ebraica degli Stati Uniti, non acconsentono alla politica dell’ipocrisia e della sottomissione. Hanno respinto l’illusione che la chiarezza morale debba sempre sottostare alla prudenza del denaro”.
Nel frattempo, l’attenzione è stata rivolta anche alle schiaccianti vittorie dei Democratici in elezioni-chiave: nella corsa per la carica di governatore in Virginia, la democratica Abigail Spanberger, già agente segreto della CIA in materia di terrorismo e proliferazione nucleare, ha vinto facilmente le elezioni, diventando la prima donna eletta a ricoprire tale ruolo nello Stato, e lo stesso ha fatto la democratica Mikie Sherrill nel New Jersey. Particolarmente significativa la vittoria democratica in Virginia, che ospita diverse agenzie federali sensibili nell’Area Metropolitana di Washington, tra cui la CIA nell’area non incorporata di Langley, il Pentagono e la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) nella Contea di Arlington, la Defense Counterintelligence and Security Agency (DCSA) e l’Air Force Office of Special Investigations (OSI) a Quantico, l’Army Intelligence and Security Command (INSCOM) e la National Geospatial-Intelligence Agency (NGA) a Fort Belvoir.
La corsa a Sindaco di Minneapolis, la città più grande del Minnesota, ha visto Jacob Frey, di origini ebraiche e democratico della corrente principale, conquistare il suo terzo mandato, prevalendo sullo sfidante Omar Fateh, socialista democratico e il primo senatore Somalo-Americano e Musulmano dello Stato del Minnesota.
Se è vero che, in linea con il suo programma, gran parte della campagna elettorale di Mamdani si è basata sul soddisfacimento delle esigenze economiche e sociali del segmento più debole della popolazione newyorkese, un ruolo non secondario ha avuto l’atteggiamento del candidato sulla questione israelo-palestinese, in particolare sul ruolo condizionante delle oligarchie ebraiche nelle scelte di politica estera degli Stati Uniti. New York, sede delle Nazioni Unite, ospita la più grande comunità ebraica al mondo al di fuori di Israele.
Emulo di Humza Yousaf [foto sotto], il primo Musulmano a ricoprire la carica di Primo Ministro in Scozia nel biennio 2023-24, Mamdani ha rotto i tabù che impedivano dissensi verso il comportamento di Israele in Medio Oriente e quello dell’accettazione dello Stato sionista come unica democrazia del Medio Oriente, in presenza di una chiara politica di apartheid che penalizza i cittadini palestinesi e di espansionismo praticato con la colonizzazione dei territori occupati. Non proprio un esempio di Stato di diritto, insomma, e soprattutto incompatibile con i principi dei diritti umani universali. Mamdani, naturalmente, sostiene il diritto all’esistenza di Israele, ma rivendica il contrasto a qualsiasi stato che favorisca gli Ebrei rispetto agli altri, come incompatibile con la sua fede nei diritti umani universali.


Il Centro Culturale Islamico di East Harlem, Manhattan, New York
L’opzione del giovane Sindaco musulmano sciita di New York è stata rilevata da molti commentatori di diversa estrazione etnica.
Mairav Zonszein, giornalista e commentatrice israelo-americana e analista senior presso il think tank International Crisis Group di Bruxelles, dice: “Per molto, molto tempo, la politica interna americana è stata dominata da politici filo-israeliani e da opinioni filo-israeliane. In gran parte, lo sono ancora … La vittoria di Mamdani dimostra che gli Ebrei americani, in particolare le giovani generazioni, stanno cambiando e che non esiste più il monopolio della politica filo-israeliana nella politica interna degli Stati Uniti”.
Mustafā Barghūthī, membro del Consiglio Legislativo Palestinese (PLC) e leader del partito social-democratico Iniziativa Nazionale Palestinese, afferma: “L’elezione di Mamdani è davvero stimolante … Riflette una grande rivolta tra le giovani generazioni degli Stati Uniti, compresa la giovane generazione ebraica, contro l’ingiustizia politica e sociale … Dimostra anche che la questione palestinese è diventata una questione elettorale interna in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti d’America”.
Shmuel Rosner, analista del Jewish People Policy Institute di Gerusalemme, scrive: “Anche laddove c’è un’enorme concentrazione di potere ebraico, denaro ebraico, influenza culturale e politica ebraica, persino in questo posto, un Americano può essere eletto con una chiara etichetta anti-israeliana sul bavero … Ciò che ha fatto dimostra che opporsi a Israele… può essere politicamente redditizio, o almeno non dannoso”.
Mamdani ha avuto la forza di rompere anche l’acquiescenza che il Partito Democratico aveva dimostrato verso il potere condizionante delle élites finanziarie ebraiche. Andrew Cuomo, suo influente sfidante di origini italiane, ha accusato l’avversario di aver praticato l’antisemitismo, mentre, non diversamente dal Presidente repubblicano Trump, si è dimostrato incline a narrazioni estremiste islamofobiche. E, per contrastare la sua opzione filo-palestinese, si è offerto di difendere il Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu in un eventuale processo per genocidio.


Manifestazione del 2018 negli Stati Uniti contro il “Muslim Ban” del Presidente Trump contro l’immigrazione da vari Paesi africani e del Medio Oriente
Le reazioni internazionali
- Dal mondo musulmano
Il social-democratico Sadiq Khan [foto sotto], Sindaco di Londra di origini pakistane, ha salutato la vittoria di “speranza” di Mamdani. In un messaggio pubblicato su X, si è congratulato con lui per la “campagna storica” nella corsa a sindaco di New York. “I Newyorkesi si sono trovati di fronte a una scelta netta tra speranza e paura e, proprio come abbiamo visto a Londra, la speranza ha vinto”, ha scritto.

Khan aveva compiuto nel 2016 la storica impresa di diventare a Londra il primo sindaco musulmano e appartenente a una minoranza etnica. È attualmente al suo terzo mandato consecutivo. Come Mamdani, Khan ha dovuto affrontare attacchi islamofobi legati alla sua identità musulmana, tra cui la dichiarazione di Trump a ottobre che Khan è un “sindaco terribile” che vuole che Londra “applichi la Sharī’a“.
In un articolo per il Time, Khan ha scritto: “Chi dubitava aveva previsto il declino di Londra e New York. Ma ogni volta che abbiamo affrontato una crisi di fiducia, ne siamo usciti ancora più forti di prima”. Ha definito “straordinario” il fatto che due delle città più influenti al mondo siano guidate da persone della stessa fede. “Ma in due delle città più eterogenee della Terra questo è un po’ fuori tema”, ha affermato. “Non abbiamo vinto grazie alla nostra fede. Abbiamo vinto perché abbiamo affrontato le preoccupazioni degli elettori, invece di sfruttarle … Il sindaco Mamdani e io potremmo non essere d’accordo su tutto. Molte delle sfide che le nostre città devono affrontare sono simili, ma non identiche. A parte le differenze politiche, però, è chiaro che siamo uniti da qualcosa di molto più fondamentale: la nostra convinzione che il potere della politica cambi in meglio la vita delle persone”.
Diversificato il risalto nei titoli dei media arabi, dalla sottolineatura dell’affiliazione religiosa di Mamdani, alla sua contrapposizione a Trump, al rilievo più squisitamente politico. Alcune testate, tra cui l’emittente Al-Araby TV, con sede in Qatar, e il quotidiano Asharq al-Awsat di Riyāḍ, supportato dallo Stato saudita, hanno aperto con la notizia che Mamdani sarà “il primo sindaco musulmano della più grande città americana”. Da Dōḥa, Al Jazeera ha riferito: “Mamdani, un Musulmano accusato di comunismo, fa la storia a New York”, evidenziando l’impegno a garantire che la ricchezza pubblica serva ai bisogni pubblici.
L’emittente statale saudita Al-Arabiya ha evidenziato “la guerra di dichiarazioni” tra il Sindaco eletto e il Presidente Donald Trump. Sky News Arabia, con sede a Abu Dhabi, ha descritto Mamdani come “un fiero oppositore di Trump”. Il quotidiano londinese Al-Quds al-Araby ha affermato che la vittoria di Mamdani “apre la strada a una nuova era di politiche progressiste nella città”.
Anche gli utenti arabi dei social media hanno celebrato la vittoria di Mamdani, che alcuni hanno in parte attribuito alle sue posizioni anti-israeliane e filo-palestinesi, considerando la sua vittoria come “una sconfitta per i Sionisti negli Stati Uniti”.
- Da Israele
Il Ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, esponente dell’estrema destra e leader del partito razzista anti-arabo Potere Ebraico, ha dichiarato che la vittoria di Mamdani “sarà ricordata in eterno come un momento in cui l’antisemitismo ha superato il buon senso”.
In una dichiarazione sferzante, Amichai Chikli, Ministro per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo, ha accusato New York di “aver consegnato le chiavi a un sostenitore di Ḥamās“. Poi, sempre riferendosi al sindaco eletto Mamdani, lo ha accusato di avere opinioni “non lontane” da quelle degli autori degli attacchi dell’11 settembre 2001. “Qualcuno le cui opinioni non sono lontane da quelle dei fanatici jihādisti che uccisero tremila persone 25 anni fa”, ha scritto in un post su X, descrivendo la sua elezione come un “punto di svolta cruciale” per New York. “La città sta marciando con gli occhi aperti verso l’abisso in cui Londra è già sprofondata”, ha affermato. “Invito gli Ebrei di New York a considerare seriamente l’idea di stabilire la loro nuova casa nella Terra di Israele”.
Secondo un sondaggio dell’Associated Press, Mamdani ha ottenuto circa il 30% dei voti degli Ebrei. Un giornalista del canale israeliano mainstream Keshet 12 ha affermato che tra il 16% e il 30% degli Ebrei di New York ha votato per Mamdani, il che ha visibilmente sbalordito gli altri partecipanti al dibattito. “Vedete Ebrei che lasciano New York ora?” ha chiesto il conduttore.
Anche Avigdor Lieberman, leader del partito conservatore di opposizione Yisrael Beytenu (Israele, casa nostra) che si richiama al Sionismo revisionista, ha accusato Mamdani di sostenere Ḥamās: “Appena trent’anni dopo il disastro delle Torri Gemelle, New York ha eletto sindaco un islamista razzista, populista e apertamente sciita”, ha dichiarato su X.
Chikli e Lieberman non hanno fornito prove a sostegno delle loro affermazioni secondo cui Mamdani sostiene Ḥamās.
In una dichiarazione pubblicata su X, il parlamentare Ayman Aadil Odeh, cittadino palestinese di Israele e leader dell’alleanza politica Hadash-Ta’al, ha definito Mamdani un “uomo degno di valori morali”. Durante la campagna elettorale, Mamdani ha parlato dell’islamofobia e della sorveglianza che i musulmani newyorkesi hanno dovuto affrontare dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Odeh ha affermato di vedere nell’ascesa politica di Mamdani la speranza per il tipo di cambiamento necessario per la pace nella sua regione. “Se dopo l’11 settembre si fosse parlato della possibilità di eleggere un musulmano come sindaco, ci sarebbe stato qualcosa di veramente straordinario nella natura umana … che possa adattarsi così rapidamente, pronta ad accettare i cambiamenti” ha detto.
Danny Dannon, Ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, ha affermato mercoledì su un post sui social media: “Le dichiarazioni provocatorie di Mamdani non ci scoraggeranno … La comunità ebraica di New York e di tutti gli Stati Uniti merita sicurezza e rispetto. Continueremo a rafforzare i nostri legami con i leader della comunità ebraica per garantire loro sicurezza e benessere”.
Il team della CBS News in Israele ha sottolineato che i resoconti e gli editoriali dei media nazionali sulla vittoria di Mamdani erano ideologicamente orientati. I media di sinistra, in genere, chiedevano che al Sindaco eletto fosse data una possibilità, mentre quelli di destra si schieravano nella direzione opposta. La maggior parte si sono concentrati in modo particolare sull’identità musulmana di Mamdani, descrivendolo come un uomo con idee “anti-israeliane”.
Il titolo di prima pagina del Times of Israel recitava: “Il candidato di estrema sinistra e anti-Israele Zohran Mamdani vince la corsa a sindaco di New York City”. L’editoriale di punta del Jerusalem Post affermava: “La vittoria di Mamdani a New York significa che l’antisemitismo può far vincere le elezioni e avrebbe un impatto sugli Ebrei in tutto il mondo”. Il quotidiano di destra Yisrael Hayom (Israele Oggi) ha definito Mamdani “una delle voci antisioniste più significative del Paese”.
Il titolo principale del canale televisivo di destra Now 14 (anche conosciuto come Channel 14) riportava: “Il filo-palestinese Mamdani ha aperto il suo discorso di vittoria in Arabo”. Nel corso della trasmissione, Now 14 ha evidenziato, come lo ha definito, “un aumento dell’odio” negli Stati Uniti nei confronti di Israele negli ultimi 20 anni, culminato nella vittoria di Mamdani.
La condanna del Sionismo e del genocidio a Gaza
Mamdani è stato tra i più accesi rappresentanti eletti americani a criticare la guerra di Israele contro Gaza. È stato anche un forte sostenitore del movimento non-violento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). In un evento a Manhattan all’inizio di questo mese, ha collegato tale sostegno al “nucleo della mia politica, che è la non-violenza”.
È stato anche tacciato di antisemitismo per aver criticato il Sionismo e condannato le atrocità israeliane a Gaza. Da tempo sostenitore dei diritti dei Palestinesi, nega tuttavia queste accuse, così come quella di essere filo-Ḥamās, visto che ha descritto le azioni del movimento palestinese del 7 ottobre 2023 come un “orribile crimine di guerra”. Il mese scorso era stato aspramente criticato quando, durante un’intervista al canale televisivo conservatore Fox News, si era rifiutato di rispondere direttamente alla domanda se Ḥamās dovesse deporre le armi. “Non ho opinioni precise sul futuro di Ḥamās e Israele, a parte la questione della giustizia e della sicurezza e il fatto che tutti debbano rispettare il diritto internazionale. Questo vale per Ḥamās, per l’Esercito israeliano e per chiunque mi possiate chiedere”, ha affermato. E lo scorso giugno, rispondendo alle minacce islamofobe ricevute, Mamdani aveva dichiarato: “Non c’è spazio per l’antisemitismo in questa città o in questo Paese”.
Le opinioni di Zohran Mamdani su Israele sono state un punto caratterizzante la sua campagna elettorale, soprattutto l’accusa senza mezzi termini del genocidio contro i Palestinesi nella Striscia di Gaza. In un post del 31 ottobre 2024 su X, aveva dichiarato: “Sarò sempre chiaro nel mio linguaggio e basato sui fatti: Israele sta commettendo un genocidio”.
In molte occasioni ha affermato di riconoscere il diritto di Israele a esistere, ma non “il diritto di esistere di alcuno Stato con un sistema gerarchico basato sulla razza o sulla religione”. Ha ripetutamente sottolineato che la sua critica è rivolta alle politiche dei governi degli Stati Uniti e di Israele, non agli Ebrei. Infatti, durante la sua campagna elettorale ha incontrato anche i leader ebraici di New York e ha visitato le sinagoghe, promettendo di affrontare il tema dell’antisemitismo in città.
Mamdani si è anche pronunciato sull’eventuale arresto del Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu, citando il mandato emesso dalla Corte Penale Internazionale nei suoi confronti per crimini di guerra a Gaza. Durante un’intervista del dicembre 2024 con il giornalista anglo-americano Mehdi Hasan, fondatore del gruppo mediatico Zeteo con sede a Washington, quando gli è stato chiesto il suo comportamento a riguardo, Mamdani ha risposto senza mezzi termini: “Come sindaco, farei arrestare Netanyahu se venisse a New York! … Questa è una città [dove] i nostri valori sono in linea con il diritto internazionale. È ora che lo siano anche le nostre azioni”.
Mamdani si è anche rifiutato di prendere le distanze dallo slogan Globalizzare l’Intifāḍa, un’espressione che molti leader ebrei e commentatori conservatori hanno criticato come provocatoria e antisemita, anche se la sua traduzione dall’Arabo indica soltanto rivolta. Tuttavia, durante la sua campagna elettorale, ha affermato che avrebbe “scoraggiato” altri dall’usare l’espressione perché “non è il linguaggio che uso io”.
In un episodio di giugno 2025 di The Bulwark, il podcast condotto dall’opinionista Tim Miller per il sito web del movimento Never Trump, rispondendo alle domande sullo slogan, Mamdani ha dichiarato: “Come Musulmano cresciuto dopo l’11 settembre, ho molta familiarità con il modo in cui le parole arabe possono essere stravolte, distorte e usate per giustificare qualsiasi tipo di significato”. Ha aggiunto che lo slogan Globalizzare l’Intifāḍa esprime piuttosto solidarietà con le persone oppresse a livello globale, non un appello alla violenza.
Altre reazioni internazionali
- Dai Paesi di origine
I politici dell’opposizione in India hanno applaudito Zohran Mamdani. Abhishek Manu Singhvi, parlamentare del Rajya Sabha (Consiglio degli Stati) e membro del Partito secolarista Indian National Congress (INC), è convinto che la sua vittoria abbia dimostrato che i valori liberali possono ancora prosperare nell’era Trump e che “gioventù, energia e dinamismo contano”.
Mahua Moitra, deputata bengalese alla Lok Sabha (Camera bassa del Parlamento indiano) e appartenente al partito nazionalista regionale All India Trinamool Congress (AITC), ha affermato che Mamdani non solo ha vinto a New York, ma ci ha “dato la speranza che l’amore, il coraggio e la fedeltà a se stessi, alla fine, trionfino”. Farooq Abdullah, Presidente del partito politico regionale Jammu and Kashmir National Conference (JKNC), si è congratulato con Mamdani per la sua schiacciante vittoria alle elezioni a sindaco di New York. “La straordinaria vittoria di Zohran Mamdani non è solo un traguardo personale, ma un forte appello al progresso collettivo”, ha affermato.
“Che momento! È stato bellissimo! Sono emozionato!” ha esultato Joseph Beyanga, Segretario Generale della National Association of Broadcasters-Uganda, in collegamento con CBS News. Beyanga ha paragonato l’attuale entusiasmo in Uganda all’esuberanza di molti Kenioti e Indonesiani quando l’ex Presidente statunitense Barack Obama fu eletto per la prima volta.
Da Claremont, sobborgo di Città del Capo, la Moschea di Main Road, nota per il suo attivismo sociale e la sua visione progressista dell’Islam, ha dichiarato al Washington Post: “È stimolante vedere come le prime esperienze di Zohran in Sudafrica, seppur modeste, abbiano lasciato un’impronta duratura nella sua coscienza politica e abbiano contribuito a plasmare il suo approccio creativo e comunitario alla politica”.
- Dal Continente americano
Il Presidente colombiano Gustavo Petro, cui il Dipartimento di Stato USA ha revocato il visto a settembre, ha risposto alla vittoria di Mamdani pubblicando una sua foto con lui. La senatrice María José Pizarro Rodríguez, un’altra leader del neo-nato partito di sinistra di Petro, Pacto Histórico (PH), ha detto che la vittoria di Mamdani ha dimostrato che le idee liberali non sono radicali, ma necessarie.
In Canada, Jagmeet Singh, che fino all’inizio di quest’anno ha guidato il Nuovo Partito Democratico di orientamento social-democratico, ha dichiarato: “In un momento in cui le probabilità sembrano così sfavorevoli per la classe operaia, la gente di New York ha fatto la storia”. Heather McPherson, membro dello stesso partito, ha affermato che Mamdani ha dimostrato che “il cambiamento inizia da noi”.
- Dall’Europa
La francese Manon Aubry, co-Presidente del gruppo La Sinistra al Parlamento Europeo – GUE/NGL, ha affermato che Mamdani ha superato “l’establishment mediatico, economico e politico che ha speso decine di milioni di dollari per bloccargli la strada” e lo ha fatto “senza mai chiudere un occhio sul razzismo e su Gaza”.

Diversi politici europei di sinistra si erano recati a New York la scorsa settimana per trarre insegnamento dalla campagna di Mamdani in vista delle future elezioni locali. Tra questi, Jeremy Corbyn, già leader del Partito Laburista nel Regno Unito, ha fatto campagna per il candidato social-democratico. Bisogna ricordare, comunque, che i Musulmani in Gran Bretagna annoverano importanti politici anche nel campo conservatore, come la Baronessa di origini pakistane Sayeeda Hussain Warsi [foto sopra], già Sottosegretario di Stato per il Medio Oriente, il Nord Africa, l’Afghanistan e il Pakistan fino alle sue dimissioni per dissensi con il governo Cameron proprio sulla politica riguardante il conflitto tra Israele e Gaza; così come li includono in quello laburista, a parte l’ambito parlamentare e il già citato exploit dello scozzese Humza Yousaf, in specie negli ultimi anni tra i Sindaci delle contee cerimoniali inglesi.

Mohammed Asaduzzaman, nato in Bangladesh, già primo Sindaco musulmano di Brighton and Hove, nella Contea cerimoniale dell’East Sussex, Inghilterra, con la moglie Most Jasmin Ara

Yakub Patel, originario del Gujărāt indiano, già primo Sindaco musulmano di Preston, nel Lancashire, Inghilterra
In Germania, la deputata bavarese Nicole Stephanie Gohlke, autorevole esponente di Die Linke (La Sinistra) al Bundestag, ha salutato il risultato come una vittoria per la politica progressista, sottolineandone l’importanza per i movimenti mondiali che promuovono la solidarietà e i diritti umani e chiedono la fine della brutale guerra di Israele a Gaza. “La vittoria elettorale di Zohran Mamdani a New York non è solo un successo locale, ma anche un simbolo del fatto che l’idea di una società basata sulla solidarietà può avere successo, anche nel cuore del capitalismo”, ha dichiarato in un post sui social media. “Il suo impegno per una città vivibile per tutti, assieme alla sua posizione sui diritti umani e contro il genocidio [a Gaza], dimostra quanto sia importante assumere una posizione chiara, senza timore di diffamazione e attacchi”, ha aggiunto.
In netto contrasto, Maximilian Eugen Krah, parlamentare al Bundestag del partito nazional-populista Alternativa per la Germania (AfD), ha attaccato il risultato delle elezioni, definendo Mamdani “la nuova stella globale” dei partiti di sinistra e sostenendo che le sue politiche probabilmente trasformeranno New York City in una città fallita. “L’elezione dell’estremista di sinistra Mamdani a Sindaco di New York avvantaggia Trump. Ora può ritenere l’intero Partito Democratico corresponsabile del prevedibile disastro di New York”, ha dichiarato Krah.
Gergely Szilveszter Karácsony, Sindaco di Budapest aderente al partito ecologista Dialogo per l’Ungheria (PM), ha elogiato Mamdani, affermando che si è opposto a Trump e alle élite repubblicane e democratiche e che le sue politiche favoriranno la maggioranza anziché i privilegiati. A giugno scorso Karácsony, uno dei principali oppositori del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, aveva dichiarato al Washington Post di seguire con interesse l’ascesa di Mamdani. “Guardo con un pizzico di invidia come la democrazia possa funzionare davvero”, aveva detto Karácsony.

