{"id":3988,"date":"2015-04-25T23:38:14","date_gmt":"2015-04-25T21:38:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.islamicworld.it\/wp\/?p=3988"},"modified":"2015-06-27T20:52:00","modified_gmt":"2015-06-27T18:52:00","slug":"iwa-monthly-focus-16","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.islamicworld.it\/wp\/iwa-monthly-focus-16\/","title":{"rendered":"IWA MONTHLY FOCUS"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><span style=\"font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 22px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">LOSANNA: PRESUPPOSTO PER UN NUOVO MEDIO ORIENTE?<\/span><\/b><\/span><b><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 16px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">Primo atto di un percorso verso una nuova stabilit\u00e0. Cade il veto ideologico verso la Repubblica Islamica dell\u2019Iran, con effetti che potrebbero anche cambiare gli equilibri medio-orientali<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif; font-size: 16px;\"><b>di Glauco D\u2019Agostino<\/b><\/span><\/p>\n<div style=\"width: 598px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"  \" alt=\"\" src=\"http:\/\/teachmiddleeast.lib.uchicago.edu\/historical-perspectives\/middle-east-seen-through-foreign-eyes\/islamic-period\/images\/mideast-foreign-eyes-islamic-period-05.jpg\" width=\"588\" height=\"389\" \/><p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Leon Belly, <em>Pilgrims Going to Mecca<\/em>, 1861 (Mus\u00e9e d&#8217;Orsay, Parigi)<\/span><\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">Il senso costruttivo dell\u2019Intesa<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Losanna ritorna nella Storia come simbolo di accordo e di ridefinizione dei rapporti tra Stati. Cos\u00ec come nel 1923 proprio nella citt\u00e0 svizzera la Turchia definiva i suoi confini, contestando alle Potenze Alleate vincitrici le risultanze dell\u2019iniquo Trattato di S\u00e8vres del 1920 (vedi cartina sotto), e cos\u00ec come nella stessa localit\u00e0 nel 1932 Gran Bretagna e Francia consentivano alla Germania di sospendere i pagamenti per i danni di guerra imposti dall\u2019altrettanto iniquo Trattato di Versailles del 1919, cos\u00ec a Losanna l\u2019accordo \u201cquadro\u201d raggiunto all\u2019inizio dello scorso aprile tra Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania, Unione Europea e Iran regola le modalit\u00e0 con cui viene consentito alla Repubblica Islamica di sviluppare un proprio programma nucleare, con la conseguente cancellazione delle sanzioni stabilite nel 2006 dal Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/wps.ablongman.com\/wps\/media\/objects\/44\/45410\/map30_01.gif\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Le tre conferenze internazionali citate hanno in comune la volont\u00e0 di raggiungere un compromesso per riparare a ingiusti gravami imposti sulla sovranit\u00e0 o sull\u2019agibilit\u00e0 internazionale di altrettanti Stati. La pi\u00f9 rilevante differenza, per\u00f2, sta nel fatto che dopo la Prima Guerra Mondiale i belligeranti trionfatori avevano infierito su due Imperi usciti sconfitti dal conflitto e su cui era stato posto il tallone della rivalsa; mentre, nel caso dell\u2019Iran, l\u2019accanimento nei suoi confronti non aveva alcuna giustificazione, se non l\u2019opposizione ad assetti interni non graditi alle super-potenze o, dopo la caduta dell\u2019URSS, alla super-potenza mondiale: una sorta di scomunica per aver rappresentato l\u2019unica realt\u00e0 refrattaria all\u2019\u201dobbligo\u201d di allinearsi ad uno degli schieramenti della Guerra Fredda.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Certo, l\u2019accordo di aprile 2015 \u00e8 soltanto di contesto e non sono pochi gli ostacoli che i governi (specie quelli americano e iraniano) dovranno superare nelle rispettive Assemblee legislative prima che l\u2019accordo trovi una sua effettiva formulazione in un articolato condiviso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Tuttavia, al di l\u00e0 del merito sulla contesa attorno al nucleare, la firma dell\u2019accordo con l\u2019Iran assume una valenza ben maggiore per quanto riguarda i rapporti tra gli Stati del Medio Oriente e le potenze internazionali e per quelli, certo complessi, tra i maggiori attori regionali dell\u2019area.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Intanto, l\u2019Iran consegue due importanti risultati:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>Gli viene riconosciuto il ruolo di interlocutore diretto (e non per delega) nelle questioni internazionali di rilevanza regionale e non solo;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>Cade per la Repubblica Islamica il veto ideologico che l\u2019aveva tenuta ai margini degli avvenimenti e del dibattito politico per la risoluzione dei contrasti territoriali, etnici e religiosi cos\u00ec frequenti nell\u2019area.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Ma l\u2019inclusione dell\u2019Iran in questo contesto, proprio perch\u00e9 genera la presa d\u2019atto dell\u2019importanza del suo contributo ad una costruzione dei rapporti regionali che sia solida e credibile, produce effetti che potrebbero anche cambiare gli equilibri medio-orientali:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a01.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>Potrebbe avviare la discussione per un riassetto della strutturazione territoriale e ridefinire dipendenze, alleanze e solidariet\u00e0 politiche;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a02.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>Potrebbe contribuire a ricomporre i rapporti di convivenza tra gruppi sociali, etnici e religiosi, oggi compromessi da spinte interessate allo scontro e all\u2019enfatizzazione delle loro divisioni;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a03.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>Potrebbe attenuare pressioni nazionalistiche, ingiustificate alla luce della recente formazione di molte delle entit\u00e0 statuali attualmente in essere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">In sostanza, mai come adesso si avverte la necessit\u00e0 di pervenire ad un nuovo assetto del Medio Oriente che concretamente tenga conto degli interessi e dei rapporti di forza presenti sul terreno. E Losanna potrebbe rappresentare il primo atto di un percorso in questa direzione, il primo evento diplomatico volto ad un pi\u00f9 ampio accordo che stabilizzi la regione su basi realistiche e attuali e non su presupposte assegnazioni di potest\u00e0 vecchie ormai di un secolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Forse per il Medio Oriente serve un nuovo Congresso di Vienna, il corrispettivo di quello che consent\u00ec all\u2019Europa di strutturarsi stabilmente dopo le pericolose e demagogiche avventure scaturite dalla Rivoluzione Francese. E questo lo si pu\u00f2 fare se saranno coinvolti tutti i soggetti portatori di istanze territoriali, ideali e sociali, senza esclusioni aprioristiche e chiusure di principio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019antagonismo turco-iraniano e l\u2019asse Tehr\u0101n-Damasco<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Ovviamente, la strada \u00e8 lastricata di insidie, che sono riconducibili alle rivalit\u00e0 presenti in loco. Senza infingimenti di natura diplomatica, \u00e8 patente l\u2019antagonismo fra le tre principali potenze regionali: l\u2019Iran, la Turchia e l\u2019Arabia Saudita, impegnate in una contesa per il controllo delle zone d\u2019influenza cui ognuna di loro aspira. Ma non sono da sottovalutare le spinte provocate da soggetti politici e religiosi non istituzionali, che giocano un ruolo non secondario negli equilibri regionali e che richiedono ascolto in quanto interpreti di pressanti sollecitazioni popolari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" alt=\"\" src=\"http:\/\/cdn.i24news.tv\/upload\/cache\/front_article\/upload\/image\/afp-7637747a051f24f9b379bb5b77a407163cdffcbc.jpg\" width=\"588\" height=\"252\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Dopo Losanna, subito sono insorti i primi problemi. Le preoccupazioni di Ankara sono emerse pubblicamente, facendo elevare i toni del confronto con Tehr\u0101n, allo stesso tempo condotti senza giungere al punto da far temere un\u2019irreparabile rottura. Durante gli incontri del Presidente turco Erdo\u011fan con il Presidente iraniano Ruhani (nella foto sopra) e\u00a0la Guida Suprema <i>\u0100yatoll\u0101h<\/i> Kh\u0101mene\u2019i il 7 aprile scorso a Tehr\u0101n, sono apparsi chiari i contrasti sulle rispettive posizioni in tema di Siria e Yemen, le due pi\u00f9 spinose questioni nel Medio Oriente attuale. E pur tuttavia, sono prevalse le considerazioni sulle priorit\u00e0 del buon vicinato tra due Paesi che da secoli si rispettano, consapevoli delle responsabilit\u00e0 assunte nei confronti di comunit\u00e0 ben pi\u00f9 ampie di quelle presenti entro i loro confini nazionali, per oneri di natura storica e religiosa. &#8220;I due Paesi condividono una frontiera, che \u00e8 il confine pi\u00f9 pacifico in Medio Oriente dal XVII secolo, e hanno notevole energia e legami economici&#8221; dice Fadi Hakura, esperto di Turchia presso l\u2019Istituto Reale di Affari Internazionali <i>Chatham House<\/i>. Un giudizio che aiuta a comprendere la sostanziale accettazione turca dell\u2019attuale ruolo dell\u2019Iran.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" alt=\"\" src=\"http:\/\/russiancouncil.ru\/common\/upload\/regiran1.jpg\" width=\"576\" height=\"360\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Sul tavolo, tuttavia, resta ineludibile soprattutto la considerazione del patto ferreo tra Iran e Siria, che dura ormai da 35 anni con il disappunto di Ankara. E da quasi un anno deve confrontarsi con l\u2019inedita situazione della formazione di una nuova entit\u00e0 istituzionale sopra-nazionale, lo Stato Islamico, il quale \u00e8 in grado di controllare le frontiere, far rispettare le decisioni del suo governo, sfruttare risorse energetiche, esigere tributi. Di certo il legame tra gli \u0100yatoll\u0101h e gli Asad (nella foto sopra, Ba\u0161\u0161ar al-Asad con il\u00a0<em>Rahbar<\/em> Kh\u0101mene\u2019i)\u00a0fonda la sua robustezza su almeno tre elementi di base che formano sinergia:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>Il comune interesse storico al controllo su aree limitrofe ai due Paesi, specificamente il Libano per la Siria e l\u2019Iraq per l\u2019Iran;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>I diversi target della loro azione politica, essendo la Siria storicamente dedita alla realizzazione di una unit\u00e0 pan-araba e l\u2019Iran volto alla costruzione di un universalismo islamico;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 c)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b>La volont\u00e0 di superare il settarismo possibilmente derivante dalle rispettive posizioni ideali (il Ba\u2019athismo per la Siria, lo Sciismo rivoluzionario per l\u2019Iran), con il fine di conseguire reciproci vantaggi non concorrenziali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Questa lettura potrebbe effettivamente spiegare la solidit\u00e0 di questa alleanza, fugando le preoccupazioni di quanti, tra i Sunniti, concepiscono l\u2019intesa Tehr\u0101n-Damasco fondata sui presupposti del comune culto sciita, perch\u00e9, come \u00e8 noto, il regime siriano ha carattere laico e tra gli Sciiti Duodecimani (l\u2019osservanza religiosa degli Iraniani) c\u2019\u00e8 chi addirittura non considera musulmani gli `Alaw\u012bti (l\u2019osservanza religiosa degli Asad al potere, minoritaria in Siria). Si tratterebbe, invece, di un patto strategico a carattere politico ed economico, facilitato anche dalla crescente popolarit\u00e0 dell\u2019Iran presso le masse arabe, a prescindere dalla consonanza rispetto al dogma o alla pratica devozionale sciita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">L\u2019alleanza Siria-Iran ha sostanzialmente delle ragioni storiche che danno conto del suo carattere difensivo: e precisamente l\u2019aggressione dell\u2019Iraq di \u1e62add\u0101m \u1e24usayn contro la neo-Repubblica Islamica dell\u2019Iran nel 1980; e quella di Israele contro il Libano nel 1982. L\u2019antefatto \u00e8 ovviamente la Rivoluzione Islamica in Iran nel 1979. Siamo nel pieno periodo della Guerra Fredda e le super-potenze giocano alla guerra per delega in tutto il mondo, confidando nella fedelt\u00e0 dei loro alleati. In Medio Oriente l\u2019URSS aveva forti rapporti con la Siria, soprattutto di sostegno militare, mentre gli Stati Uniti puntavano sul ruolo di Israele, Turchia, Arabia Saudita e Iran. La caduta dello Sh\u0101h e l\u2019insorgere di un terzo incomodo, l\u2019Iran di Khomeini, che si rifiuta di chinarsi di fronte alle lealt\u00e0 pretese dalle super-potenze, mette in crisi le strategie in fondo concordanti di USA e URSS, quelle che dal 1945 non consentivano eccezioni a questo schema inossidabile. Altro che Guerra Fredda! L\u2019evidenza di questo assunto \u00e8 proprio il fatto che USA e URSS si ritrovano alleate nel sostenere l\u2019Iraq di \u1e62add\u0101m \u1e24usayn (s\u00ec, proprio il <i>ra\u02be\u012bs<\/i> liquidato malamente nel 2004) nella guerra contro l\u2019Iran; e che entrambi guardano con sospetto e ostilit\u00e0 il nascente asse Tehr\u0101n-Damasco. Di fatto, non tanto paradossalmente vista la sua progressiva situazione interna fallimentare, a partire dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201980 l\u2019URSS si allineer\u00e0 alla politica internazionale americana anche in Medio Oriente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">La rottura del paradigma della Guerra Fredda<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">In questo senso, molti analisti concordano nel ritenere la nascita della Repubblica Islamica dell\u2019Iran come l\u2019atto politico che ha provocato la rottura del paradigma condiviso del dominio alternativo ma esclusivo (eufemisticamente la Guerra Fredda, appunto), prima di causare la fine dell\u2019Unione Sovietica; di fatto, la fine dell\u2019URSS \u00a0\u00e8 stata indotta dall\u2019esiziale guerra d\u2019invasione di Afghanistan, iniziata proprio per controbattere ai mutamenti politici a Tehr\u0101n. E il ruolo dell\u2019Iran uscir\u00e0 ancor pi\u00f9 rafforzato qualche decennio dopo, quando i suoi alleati del movimento di resistenza <i>\u1e24izb All\u0101h<\/i> (questi s\u00ec leali a Tehr\u0101n per motivi di osservanza religiosa) otterranno 14 seggi al Parlamento libanese nel 2005, entreranno nella compagine governativa di Fu\u2019\u0101d as-Sany\u016brah, si opporranno con valore un anno dopo alla reazione militare israeliana e nel 2008, con gli Accordi di D\u014d\u1e25a mediati dall\u2019Emiro del<b> <\/b>Qatar <em>Shaykh<\/em> \u1e24amad bin Khal\u012bfa ath-Th\u0101n\u012b, conquisteranno per loro e gli alleati prima all\u2019opposizione ben 11 ministeri, un numero tale da risultare determinante nelle decisioni governative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/fpnp.net\/images\/uploads\/file_manager\/news\/_%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B9%D8%A7%D9%88%D9%86_%D8%A7%D9%84%D8%AE%D9%84%D9%8A%D8%AC%D9%89.jpg\" width=\"576\" height=\"347\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Stessa evoluzione in direzione del rafforzamento degli interessi iraniani avranno gli eventi che coinvolgono il Golfo. Nel 1981 la nascita del Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo (composto da Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman: i loro Sovrani nella foto sopra) fa muro contro possibili tentativi di controllo economico e politico del Golfo da parte del nuovo Stato iraniano, ignorando la minaccia costituita da \u1e62add\u0101m \u1e24usayn. Dopo aver respinto l\u2019attacco iraqeno sostenuto per otto anni da USA e URSS, con la Seconda Guerra del Golfo l\u2019Iran vede definitivamente neutralizzato il pericolo proveniente dalle sue frontiere occidentali; per contro, gli Stati della Penisola Arabica considerano preoccupante l\u2019inevitabile crescita di influenza che Tehr\u0101n esercita sulla popolazione iraqena, in maggioranza sciita. Cos\u00ec, non consentono il coinvolgimento iraniano nelle trattative per l\u2019assetto politico dell\u2019area, che invece conducono con Washington. L\u2019allora Presidente USA Bush senior si rende conto che un accordo che escluda l\u2019Iran, ormai collaudata potenza regionale, lascer\u00e0 sempre un\u2019incognita nell\u2019effettivit\u00e0 di un sistema di intese, che in quel momento riguarda anche i delicati processi di pacificazione delle situazioni in Palestina (per l\u2019istituzione dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese) e Yemen (dopo l\u2019unificazione dei due Stati), fino a coinvolgere gli assestamenti istituzionali dei nuovi Stati post-sovietici in Transcaucasia e Asia Centrale, tutti contesti che riguardano comunque l\u2019Iran.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">L\u2019attualit\u00e0 di queste argomentazioni \u00e8 evidente, essendo tutte queste realt\u00e0 tuttora interessate da fibrillazioni e conflitti, conseguenza di mancati accordi sia globali sia regionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">L\u2019odierna situazione di incertezza e tensioni in Medio Oriente ha dunque radici storiche. Il fatto \u00e8 che il bi-polarismo internazionale vincolava gli alleati alle rispettive cordate ideologiche, rendendo pi\u00f9 \u201caffidabili\u201d i comportamenti degli alleati minori, perch\u00e9 richiedeva loro di applicare un modello (alternativamente capitalistico o comunista) ciascuno ritenuto universalistico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">N\u00e9 port\u00f2 a risultati apprezzabili la costituzione del Movimento dei Non-Allineati, formalizzata nel 1961 a Brioni, in Jugoslavia, soprattutto per volont\u00e0 di leader come quello indiano Nehru, indonesiano Soekarno, egiziano Nasser, ghanese Nkrumah e jugoslavo Tito; perch\u00e9, a parte la preponderanza di esponenti provenienti da ideologie socialiste e comuniste (Boum\u00e9di\u00e8ne, Fidel Castro e Mugabe tra gli altri sono stati Segretari Generali del Movimento), fino alla fine della Guerra Fredda le nazioni aderenti si sono molto spesso divise durante le crisi internazionali, seguendo le disposizioni impartite da uno dei due blocchi. In pi\u00f9, una serie di dottrine sulla sicurezza, applicate unilateralmente (ma speculari l\u2019una all\u2019altra), consentiva pressioni militari, politiche, economiche e culturali tali da rendere improbabile lo sviluppo di concezioni o iniziative autonome per ogni singolo Stato alleato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Cos\u00ec, nel secondo dopoguerra gli Stati Uniti avevano elaborato la Dottrina Kennan <i>del contenimento<\/i>, applicata subito da Truman in Medio Oriente a Iran e Turchia, e i successivi Presidenti avrebbero avuto lo stesso atteggiamento di protezione della sicurezza dal pericolo sovietico. Per contro, l\u2019Unione Sovietica aveva cominciato ad applicare al mondo arabo la <i>teoria di correlazione delle forze<\/i>, la quale, strettamente derivata dall\u2019ideologia marxista-leninista, contemplava una strategia di collegamento tra soggetti sociali, economici, politici e militari, stati e sistemi inter-statali, finalizzata alla conquista del potere in funzione rivoluzionaria e anti-capitalista.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Sulla scorta di questo assunto, assieme dottrinale e pragmatico, l\u2019URSS aveva prima cavalcato l\u2019onda nazionalista e anti-coloniale degli anni \u201940 e \u201950 e poi, dopo la crisi di Suez del 1956, aveva provocato o appoggiato l\u2019ascesa di regimi militari nazionalisti in Egitto, Sudan, Iraq, Algeria, Nord Yemen, Siria e, pi\u00f9 tardi, Sud Yemen e Libia. A dire il vero, nonostante la presenza di forti partiti comunisti (specialmente in Sudan fino alle repressioni da parte di Ja\u02bffar Mu\u1e25ammad an-Numayr\u012b nel 1971 e in Iraq fino a quelle da parte di \u1e62add\u0101m \u1e24usayn nel 1979), non ci sono stati moti rivoluzionari pro-sovietici e soltanto nello Yemen del Sud un regime ad aperto orientamento marxista-leninista ha retto il Paese tra forti dissensi dal 1978, fino alla dissoluzione dello Stato nel 1990 per convergere nello Yemen unificato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">L\u2019altro Paese dell\u2019area vittima del comunismo \u00e8 stato l\u2019Afghanistan gi\u00e0 prima dell\u2019occupazione sovietica, quando il Partito Democratico Popolare, di ispirazione comunista, aveva assunto il potere nel 1978, gestendolo anche dopo la liberazione fino al 1992, con la caduta di Mo\u1e25ammad Najibullah Ahmadzai. Per tutti gli altri Paesi non alleati con gli Stati Uniti la capacit\u00e0 diplomatica sovietica impose (anche nel lessico internazionale) l\u2019utilizzo di termini qualificativi eufemistici come \u201cnon-capitalisti\u201d, \u201cnazional-democratici\u201d, \u201corientati al socialismo\u201d. Lo stesso non pot\u00e9 proprio fare per la Repubblica Islamica dell\u2019Iran, nonostante i tentativi operati all\u2019interno del movimento rivoluzionario per volgere in senso social-comunista l\u2019esito della Rivoluzione contro lo Sh\u0101h: uno schiaffo per l\u2019appeal anti-capitalista di Mosca, ma anche una debacle per la pretesa esclusiva di Washington nella lotta al comunismo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">Le fonti originarie della destabilizzazione<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><a href=\"https:\/\/www.islamicworld.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/uk-promis-arabs-1915.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3997 alignleft\" alt=\"uk-promis-arabs-1915\" src=\"https:\/\/www.islamicworld.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/uk-promis-arabs-1915-164x300.gif\" width=\"164\" height=\"300\" \/><\/a>Ma l\u2019analisi, per quanto imbarazzante per le cancellerie e le rispettive opinioni pubbliche, non pu\u00f2 fermarsi ad addossare le conseguenze patite dal Medio Oriente ai legati compromissori della Guerra Fredda. Bisognerebbe spingersi per lo meno alle fonti della destabilizzazione: le logiche delle concezioni colonialiste del <i>divide et impera<\/i>, per cui non fu consentita l\u2019unit\u00e0 araba dopo la dissoluzione del Califfato Ottomano (vedi cartina a lato); e per cui alla Conferenza di Tehr\u0101n del 1943 gli Alleati imposero all\u2019Iran, ufficialmente neutrale durante le due guerre mondiali, il mantenimento all\u2019interno dei suoi confini delle truppe anglo-sovietiche, presenti nel Paese sin dal 1941. A sua volta, quest\u2019azione aveva come precedenti l\u2019Intesa di S. Pietroburgo del 1907, che aveva diviso la Persia in sfere d\u2019influenza britannica e russa (trattandola dal punto di vista strategico-militare come due entit\u00e0 rispondenti a logiche esogene differenziate e pur concorrenti), e all\u2019invasione anglo-russa del Paese nel 1914.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Malgrado questi trascorsi, l\u2019Iran \u00e8 l\u2019unica nazione del Medio Oriente attuale che possa vantare una continuit\u00e0 statale e territoriale che risale, se non alla formazione dell\u2019Impero Safavide del 1501, almeno alla nascita dell\u2019Impero Persiano degli Zand nel 1760. La stessa Turchia, all\u2019epoca cinicamente in balia degli eserciti vittoriosi, si costitu\u00ec nel 1923 e stent\u00f2 anni per ricostituire una parvenza di Stato, sebbene ormai sganciato dai fondamenti tradizionali costitutivi del proprio diritto e della propria storia. Nessuno degli altri 13 attuali Stati medio-orientali eredi della potest\u00e0 del disgregato Sultanato Ottomano ha pi\u00f9 di un secolo di vita nelle vesti di entit\u00e0 indipendente, escludendo il Sultanato dell\u2019Oman della dinastia as-Sa\u02bf\u012bd, risalente al 1741 e peraltro mai incluso nel dominio ottomano, ma con una larvata influenza britannica. Tutti gli altri sono espressione della fertile fantasia delle diplomazie franco-britanniche e dei conseguenti aggiustamenti prodotti dalla successiva sostituzione d\u2019influenza operata dagli Stati Uniti, tramite la decolonizzazione seguita agli equilibri della Seconda Guerra Mondiale. In particolare:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a01.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b><span style=\"text-decoration: underline;\">dalla fine dei mandati internazionali britannici o dei suoi protettorati<\/span><\/b><b> <\/b>derivano le indipendenze di:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Arabia Saudita e Iraq (1932), Transgiordania (poi Giordania) (1946), Stato Ebraico (1948), Kuwait (1961), Bahrein, Qatar e Emirati Arabi Uniti (1971);<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><b style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a02.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">dalla decolonizzazione francese<\/span><\/b><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"> derivano le indipendenze di:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Siria (1944) e Libano (1946);<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><b style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a03.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">dall\u2019autonoma convergenza di due Stati indipendenti<\/span><\/b><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"> deriva l\u2019attuale Repubblica dello Yemen, stabilita nel 1990 dall\u2019unificazione di Repubblica Araba dello Yemen (il nord) e la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (il sud). A loro volta, la prima aveva dichiarato l\u2019indipendenza dagli Ottomani nel 1918 e la seconda nel 1967 dai Britannici;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a04.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/b><b><span style=\"text-decoration: underline;\">dal riconoscimento internazionale<\/span><\/b> deriva lo Stato di Palestina, ammesso nel 2012 dall\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU come \u201cStato osservatore permanente non membro\u201d, dopo gli Accordi di Oslo del 1993 e l\u2019adozione delle Risoluzioni ONU 242 del Consiglio di Sicurezza nel 1967 e 181 della sua Assemblea Generale nel 1947.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">La speranza di un Medio Oriente rinnovato<\/span><\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Tutte le suddette considerazioni non riguardano un\u2019arida conoscenza della Storia come testimonianza pietrificata a disposizione dei cultori della materia, ma richiamano alla consapevolezza circa alcune realt\u00e0 su cui, forse, oggi \u00e8 necessario interrogarsi e che \u00e8 doveroso affrontare con spirito di libert\u00e0 e giustizia:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">che una fase della Storia stessa si \u00e8 conclusa con l\u2019esaurimento delle speciose giustificazioni ideologiche che hanno caratterizzato il secolo scorso;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">che l\u2019esplicitazione dei reali obiettivi cui lecitamente ogni Paese e le rispettive popolazioni ambiscono \u00e8 un dovere per tutta la comunit\u00e0 internazionale;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">che un mondo ormai multi-polare non pu\u00f2 consentire anti-storici diktat conseguenti a conflitti globali risalenti a 70 o 100 anni fa;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">che non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile una gestione delle tensioni nelle aree sensibili dal punto di vista geo-politico condotta nelle modalit\u00e0 partigiane dell\u2019ultimo secolo, cio\u00e8 sempre a vantaggio di alcuni e mortificando le aspirazioni di altri, quasi fosse una maledizione biblica;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">che non sono pi\u00f9 ragionevoli (semmai lo fossero state in passato) forme di isolamento e <i>apartheid<\/i> ideologico nei confronti di teorie, movimenti di pensiero, organizzazioni politiche e religiose, addirittura nei confronti di interi popoli e Stati, in nome di logiche interpretate unilateralmente e ritenute universaliste.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Quadro utopistico? Forse. \u00c8 difficile immaginare come sar\u00e0 il futuro del Medio Oriente. A questo fine serve buona volont\u00e0 e perseveranza nel dialogo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Oggi gli Stati Uniti, probabilmente ancora una volta perseguendo interessi pragmatici e interpretando il ruolo che sicuramente compete loro, sembrano voler aprire alla comprensione e al dialogo. Certamente, dovranno anche dimostrare che \u00e8 ormai esaurito \u201cil divino destino\u201d loro riservato \u201cdi stabilire sulla terra la dignit\u00e0 morale e la salvezza dell&#8217;uomo\u201d, di cui alle parole di John Louis O\u2019Sullivan del 1839 e interpretate qualche anno dopo dalle espressioni rivolte ai Libanesi dal missionario americano William Goodell: \u201cSiamo venuti per sollevare la &#8230; popolazione da quello stato di ignoranza, degrado e morte in cui siete precipitati, per fare tutto il bene in nostro potere\u201d. Purtroppo alcune azioni condotte in Medio Oriente nel primo decennio di questo secolo testimoniavano ancora questo sciagurato fondamentalismo messianico. Ma vogliamo credere che questa sia una storia del passato!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Alle classi dirigenti medio-orientali, per contro, resta l\u2019incombenza di riprendere in mano i destini dei propri popoli, di ricostituire la base di comuni intenti, se non politici, finalizzati almeno alla convivenza e alla riscoperta dei valori comuni; di dimostrare, infine, la capacit\u00e0 di rappresentare non solo le proprie funzioni distintive, ma anche e soprattutto le esigenze materiali, spirituali e tradizionali dei propri popoli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;\">Per un Medio Oriente rinnovato!<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LOSANNA: PRESUPPOSTO PER UN NUOVO MEDIO ORIENTE? 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