Tunisia – Il Presidente Saïed nomina Najlā’ Būdan Ramaḍān Primo Ministro nella veste di assistente del Presidente

Saïed, che ha congelato il Parlamento, ha anche sospeso gran parte della Costituzione, proponendo di modificarla per eliminare del tutto la struttura parlamentare

di Erin Clare Brown*

Tunisia President Picks 1ST Woman PM to form New Govt.

Libera traduzione da: The National, September 29th, 2021, 5:48 PM

Il Presidente tunisino Kaïs Saïed ha nominato mercoledì Najlā’ Būdan Ramaḍān [foto sopra, N.d.T.] suo nuovo Primo Ministro, un passo cruciale per condurre il Paese fuori dalla crisi politica.

La Būdan è la prima donna a ricoprire la carica in Tunisia e la prima donna Primo Ministro nel mondo arabo.

“Per la prima volta nella storia della Tunisia una donna guiderà il Paese come Primo Ministro”, ha detto Saïed in un video di presentazione della signora Būdan pubblicato sulla pagina Facebook della Presidenza.

“Lavoreremo insieme nel prossimo futuro, armati della stabile e costante determinazione per combattere la corruzione e lo stato di caos che è stato testimoniato in tutto il Paese in diverse istituzioni governative”.

Nata nel 1958 nel Governatorato centrale di Qayrawān, la signora Būdan è professoressa di istruzione superiore presso la Scuola Nazionale di Ingegneria di Tunisi [parte dell’Università di Tunisi El Manar, N.d.T.] ed è specializzata in geo-scienze.

Entra nel ruolo in un momento di grande incertezza, 67 giorni dopo che Saïed [foto sotto, credit: Nawaat (Tunisia), N.d.T.] ha compiuto il passo senza precedenti di sospendere il Parlamento, licenziare il precedente governo e assumere il controllo esclusivo su un Paese attanagliato da una situazione di stallo politico e difficoltà economiche.

Una settimana fa il Presidente ha sospeso gran parte della Costituzione e ha detto che avrebbe governato per decreto, una mossa che ha scatenato importanti proteste nel fine settimana. Il decreto prevede anche il ruolo di Capo del governo come assistente del Presidente, anziché come [soggetto istituzionale, N.d.T.] da lui controllato. Tutto il potere esecutivo spetta ancora a Saïed.

Un outsider politico, la signora Būdan lascerà il suo attuale ruolo presso il Ministero dell’Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica, attuando un programma da 70 milioni di dollari per migliorare le possibilità di lavoro per i laureati.

Dal 2011 è Direttore Generale responsabile della qualità presso il Ministero dell’Istruzione Superiore. Nello stesso Ministero ha ricoperto anche la carica di Capo della Purpose Action Unit.

La Būdan sarà il quarto Capo di governo di Saïed dalla sua entrata in carica nell’autunno 2019 e il terzo da lui personalmente nominato.

Ilyās al-Fakhfākh [del Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà, di ispirazione social-democratica, N.d.T.], ex Ministro delle Finanze e il primo Primo Ministro scelto dal Presidente, aveva prestato servizio per sei mesi, prima che un dossier per corruzione presentato dal deputato indipendente Yassine Ayari rivelasse che possedeva milioni di dollari presso società con contratti statali. Lo scandalo lo aveva costretto alle dimissioni.

Saïed ha poi nominato Hishām al-Mashīshī [foto sotto, N.d.T.], un outsider politico che il Presidente aveva proposto Ministro degli Interni sotto Fakhfākh. Mashīshī aveva assunto il ruolo di Capo del governo a settembre 2020.

Il rapporto tra i due si era presto inasprito e ne era seguito uno stallo.

A gennaio 2021, dopo che Mashīshī aveva rimpastato il suo governo, Saïed aveva rifiutato di insediare nuovi ministri, sostenendo che alcuni di loro dovevano essere indagati per corruzione. Il disaccordo aveva contribuito a far crescere la crisi del governo, che da mesi era quasi fermo. Durante le sessioni, i ministri si erano fisicamente aggrediti a vicenda, erano stati lanciati insulti e non era stata approvata alcuna legge.

Le proteste anti-governative erano infuriate per tutto il tardo inverno e la primavera, quando lo stallo politico si era inasprito e la crisi economica del Paese si era aggravata durante i nuovi blocchi. A differenza di molte nazioni, la Tunisia non aveva offerto assistenza finanziaria a chi aveva perso il lavoro a causa delle chiusure.

A luglio, durante un’ondata mortale di Covid-19, centinaia di manifestanti erano scesi in piazza nella capitale e in altre città del Paese per chiedere la caduta del governo. Ciò aveva indotto Saïed a invocare un articolo della Costituzione che gli conferisce poteri straordinari in tempi di crisi. Aveva licenziato Mashīshī la notte del 25 luglio, festa della Repubblica tunisina.

Con una mossa ampiamente criticata dagli alleati stranieri, Saïed ha congelato il Parlamento, contrariamente al testo dell’articolo da lui invocato, che afferma espressamente che il Parlamento dovrebbe essere in seduta continua durante questi tempi straordinari.

Nei mesi successivi, Saïed ha governato da solo e ha proposto di modificare la Costituzione per eliminare del tutto la struttura parlamentare.

La portata del coinvolgimento della Būdan nella governance tunisina diventerà forse più evidente nei prossimi mesi.

 

* Erin Clare Brown è corrispondente da Tunisi di The National e copre storie da tutto il Maghreb e il Sahel. In precedenza è stata redattrice per il New York Times e il Wall Street Journal, dove ha prodotto reportage cruciali su nuove piattaforme, come Snapchat e Instagram. Erin è la creatrice di “Revolution 1”, un podcast documentario sulla rivoluzione tunisina.

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