di Ishaal Zehra*

Libera traduzione da: Geopolitical Monitor, 6 ottobre 2025
Le immagini e il titolo sono una scelta di Islamic World Analyzes
L’attacco aereo israeliano su Dōḥa del 9 settembre scorso ha scosso la regione, violando la sovranità del Qatar durante i negoziati per il cessate il fuoco con Ḥamās. Sebbene l’attacco abbia suscitato una condanna diffusa, le sue conseguenze più profonde potrebbero non essere tanto legate agli ostaggi messi in pericolo quanto ai cambiamenti strutturali che ha innescato nella sicurezza del Medio Oriente.
L’attacco aereo è stato più di un atto di aggressione militare contro il Qatar: è stato un campanello d’allarme per l’intero Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Per le sei monarchie, l’attacco ha evidenziato una dura realtà: se il Qatar, sede del Comando Centrale degli Stati Uniti presso la base aerea di al-Udeid e principale alleato non-NATO degli Stati Uniti, può essere preso di mira con apparente impunità, nessuno di loro è più veramente al sicuro.
L’attacco ha catalizzato una rara unità nel Golfo. Moḥamed bin Zāyed, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, è volato a Dōḥa entro 24 ore, mentre il Principe ereditario saudita Muḥammad bin Salmān [nella foto sotto con il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif] ha condannato la “brutale aggressione” di Israele e ha promesso sostegno al Qatar “senza limiti”. I leader di tutto il mondo arabo e islamico si sono presto riuniti a Dōḥa sotto la guida della Lega Araba e dell’OCI [Organizzazione della Cooperazione Islamica, N.d.T.] per lanciare una denuncia collettiva. Quello che un tempo era un CCG frammentato, ancora in fase di guarigione dal blocco saudita-emiratino del Qatar del 2017-2021, si è improvvisamente presentato come un fronte unito. Pochi giorni dopo, Riyāḍ ha annunciato uno storico patto di difesa con Islāmābād, un accordo che potrebbe ridefinire l’architettura di sicurezza del Golfo.

Accordo di mutua difesa tra Pakistan e Arabia Saudita
L’attacco israeliano al Qatar ha segnato una svolta. Il 17 settembre, solo otto giorni dopo, Riyāḍ ha firmato uno storico trattato di difesa con il Pakistan. Sebbene le due nazioni abbiano condiviso la cooperazione militare dal 1967, il nuovo patto ha rappresentato un significativo passaggio da legami informali a una formale alleanza di sicurezza, promuovendo un livello di fiducia unico tra i partenariati del Golfo.
Il nuovo patto garantisce esplicitamente la difesa reciproca contro le minacce esterne, che vanno dall’avventurismo israeliano alla più ampia ingerenza straniera negli affari del Golfo. Gli osservatori notano che l’accordo offre a Riyāḍ una protezione sia dall’imprudenza di Israele sia dall’impegno selettivo di Washington. Ritengono che i legami economici e militari più profondi di Islāmābād con il Golfo potrebbero rafforzare il suo profilo geo-politico, rafforzando la rilevanza del Pakistan al di là dell’Asia meridionale.

Vista aerea di Riyāḍ con il Kingdom Centre in primo piano
Tuttavia, un altro interessante punto di vista osserva che questo patto non dovrebbe essere visto come una minaccia agli interessi di Washington nella regione, piuttosto, consente agli Stati Uniti di scaricare alcuni oneri di sicurezza regionale. Facendo sì che l’Arabia Saudita e il Pakistan si rafforzino reciprocamente nella sicurezza, il patto contribuisce a scoraggiare in modo più autonomo le aggressioni dei rivali regionali, stabilizzando il Golfo e riducendo al contempo l’esposizione diretta di Washington. È importante sottolineare che il patto potrebbe istituzionalizzare quello che spesso viene definito “scaricabarile”, ovvero lasciare che gli attori regionali si assumano maggiori responsabilità per la propria sicurezza, il che si allinea bene con una più ampia strategia USA volta a incoraggiare la condivisione degli oneri a livello regionale.
Le implicazioni nucleari del patto rimangono ambigue. Come spesso si vede, l’ambiguità è deliberata nella diplomazia della difesa, aggiungendo peso psicologico senza innescare un’escalation diretta. Tuttavia, va notato che, sebbene questa deliberata ambiguità possa fungere da deterrente, non vi è alcuna indicazione di un cambiamento dottrinale nella politica nucleare del Pakistan.
Deriva multipolare nel Golfo
L’accordo stesso riflette una tendenza più ampia: la sicurezza nel Golfo si sta spostando verso il multipolarismo. Offre un modello al Consiglio di Cooperazione del Golfo per accordi di sicurezza alternativi in un momento in cui la credibilità della deterrenza occidentale è messa in discussione.
Per decenni gli Stati Uniti sono stati il garante indispensabile nella regione. Oggi l’Arabia Saudita ha cercato di coprirsi le spalle, investendo con la Cina, acquistando droni dalla Turchia e ora con il Pakistan, per un accordo di difesa strategico globale che comprenda tutti i mezzi militari. L’attacco israeliano a Dōḥa ha probabilmente accelerato questa deriva. I leader del Golfo hanno visto un alleato degli Stati Uniti attaccato, negoziati naufragati e una Washington distante. Il messaggio è stato chiaro: la sicurezza deve essere gestita e autonoma.
Gli analisti della difesa suggeriscono che, dopo il patto tra Arabia Saudita e Pakistan, gli Stati del Golfo, a lungo dipendenti da Washington, potrebbero sviluppare modelli di difesa distribuiti che sfruttino le partnership regionali. Questo accordo potrebbe diventare un modello per alleanze più ampie, dando potenzialmente vita a una nuova “NATO asiatica” per rafforzare la sicurezza collettiva nella regione.

Missili pakistani Nasr del sistema balistico a corto raggio
Iran e India nella nuova equazione di sicurezza
Il patto rimodella le dinamiche regionali su più fronti. Per l’Iran, accresce la complessità strategica. Sebbene Tehrān abbia cercato di capitalizzare retoricamente la frustrazione araba nei confronti di Washington, l’emergere di un asse tra Arabia Saudita e Pakistan potrebbe complicare i calcoli dell’Iran. Tuttavia, la visita del Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza iraniano in Arabia Saudita, appena un giorno prima dell’annuncio del patto, suggerisce che un impegno diplomatico potrebbe essere ancora sul tavolo.
Per l’India, il patto aggiunge un nuovo livello di incertezza. In quanto secondo partner commerciale dell’Arabia Saudita, Nuova Delhī deve ora considerare un Pakistan allineato all’Arabia Saudita quando rivaluterà la sua posizione di deterrenza nell’Asia meridionale. Una simile prospettiva compromette le ambizioni di connettività di Nuova Delhī attraverso l’IMEC [Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, N.d.T.] e potrebbe avvicinarla a Israele.

Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz dell’Arabia Saudita con il Primo Ministro indiano Narendra Modi, 29 ottobre 2019
Una mappa della sicurezza ridisegnata
L’attacco israeliano a Dōḥa potrebbe aver avuto come obiettivo quello di fare pressione su Ḥamās, ma ha inavvertitamente innescato qualcosa di più ampio: una riorganizzazione della sicurezza del Golfo. Il patto tra Arabia Saudita e Pakistan è più di un accordo bilaterale; rappresenta un passo decisivo verso l’autonomia e la multipolarità nella regione.
Per Islāmābād, rappresenta un balzo in avanti nella portata strategica; per Riyāḍ, un passaggio verso un’architettura multipolare fondata su partnership regionali. Per Washington, non si tratta di una perdita, ma di un adattamento: un’opportunità per condividere gli oneri mentre i partner si assumono maggiori responsabilità.

Ṣalāḥ bin Muḥammad al Budair, Imām della Moschea del Profeta di Medina, con il Feldmaresciallo Asim Munir, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito del Pakistan, 2024
Se altri Stati del Golfo seguiranno l’esempio, la regione potrebbe assistere all’ascesa di un blocco di difesa islamico nato non dalla diplomazia USA, ma da esigenze regionali. Se questa architettura porterà stabilità o rivalità dipenderà da come reagiranno i principali attori, da Tehrān a Washington.
Mentre il recente ordine esecutivo di Trump che garantisce la sicurezza del Qatar invia ulteriori segnali del passaggio di Washington verso la condivisione degli oneri, una cosa è chiara: l’attacco di Israele a Dōḥa sarà ricordato non tanto per i danni immediati causati quanto per la reazione a catena innescata, che ha ridisegnato in modo permanente il panorama della sicurezza del Golfo.
* Ishaal Zehra è una giornalista freelance pakistana, specializzata nell’evoluzione del panorama geopolitico ed economico dell’Asia meridionale. Il suo lavoro si concentra sull’incrocio tra sicurezza regionale e riallineamenti strategici in Asia meridionale, Asia centrale e regione dell’Oceano Indiano. I suoi reportage basati su ricerca sono stati citati in pubblicazioni internazionali, libri e riviste accademiche, a testimonianza del suo impegno per un’analisi articolata e lungimirante.

