Yemen – Il Segretario del Pentagono Mattis preme per la fine della guerra nell’incontro con il Principe saudita Muḥammad

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Libera traduzione da: Al-Monitor, March 22, 2018

Il Segretario alla Difesa USA James Mattis [a sinistra nella foto sopra, N.d.T.] ha chiesto oggi all’Arabia Saudita di “accelerare” il processo di pace in Yemen, anche se il Pentagono spinge per continuare il sostegno degli Stati Uniti alla campagna di bombardamento di Riyāḍ contro i ribelli Ḥūthi sostenuti dall’Iran.

Durante un incontro di 45 minuti al Pentagono con il Principe ereditario Muḥammad bin Salmān [sopra a destra, N.d.T.], Mattis ha esortato il leader saudita ad accelerare i colloqui di pace, che hanno assunto nuova vita con la nomina dello scorso mese dell’ex diplomatico inglese Martin Griffiths come nuovo inviato dell’ONU [per lo Yemen, N.d.T.]. Mattis ha definito Riyāḍ “parte della soluzione” al conflitto che l’Arabia Saudita ha iniziato nel 2015, anche se il crescente numero di vittime civili ha alimentato un contraccolpo al Congresso.

“Stiamo per porre fine a questa guerra, questa è la linea di fondo”, ha detto Mattis durante una cerimonia congiunta prima del loro incontro. “E la finiremo in termini positivi per il popolo dello Yemen, ma anche per la sicurezza delle nazioni della Penisola”.

Lo sforzo di pace del Segretario alla Difesa giunge mentre il Pentagono è impegnato in una campagna-stampa a tutto campo per impedire ai legislatori statunitensi di limitare il sostegno degli Stati Uniti alla campagna militare a guida saudita. Mattis ha fatto la sua apparizione personale questa settimana, durante i pranzi settimanali del Senato al Campidoglio, per convincere i legislatori di entrambe le parti a votare contro una proposta di legge bipartisan per porre fine ai rifornimenti degli Stati Uniti e al supporto dell’intelligence per la guerra. Lo sforzo è fallito con una votazione di 55 a 44.

US-Saudi Arabia jointly declare Hezbollah leader as blacklisted terroristGli Stati Uniti sembrano avere instensficato il loro coinvolgimento in Yemen sotto l’Amministrazione di Donald Trump. Nell’anno fiscale che si è concluso a settembre il Pentagono ha fornito ai jet sauditi e degli Emirati Arabi che bombardano obiettivi degli Ḥūthi sostenuti dall’Iran 478.750 galloni [oltre 1.800 mila litri, N.d.T.] di carburante per l’aviazione, costando ai contribuenti più di un milione di dollari.

La spinta di Mattis per uno sforzo diplomatico dedicato arriva dopo il suo ritorno la  scorsa settimana dall’Oman, che ha costruito un canale riservato tra l’Arabia Saudita e gli Ḥūthi sostenuti dall’Iran per cercare di porre fine al conflitto. L’infermo Sultano dell’Oman Qābūs bin Saʿīd ha a lungo fornito ai diplomatici americani una via per colloqui con l’Iran risalenti alla crisi degli ostaggi statunitensi del 1979 e potrebbe fornire un canale cruciale per i negoziati tra Riyāḍ e gli Ḥūthi.

“C’è una finestra di opportunità per ottenere qualcosa sul fronte politico”, ha detto Gerald Feierstein, ex Ambasciatore degli Stati Uniti in Yemen. “Sembra che gli Omaniti stiano cercando di impegnarsi in uno sforzo per un ritorno al negoziato. Ci sono resoconti secondo i quali Sauditi e Ḥūthi hanno iniziato a parlare”.

Progressi sul fronte diplomatico potrebbero facilitare le vendite in corso di armi americane a Riyāḍ, cui Trump ha dato rilievo martedì durante l’incontro con il Principe Muḥammad alla Casa Bianca, con un cartellone pubblicitario sull’accordo avanzato lo scorso anno di 110 miliardi di dollari in armi, la maggior parte delle quali è stata prima negoziata sotto l’Amministrazione di Barack Obama. Il Congresso ha ripetutamente tentato – e fallito – di bloccare le vendite di armi ai Sauditi, citando la carneficina nello Yemen che ha causato ritardi ed emicranie nelle pubbliche relazioni sia a Washington sia a Riyāḍ.

Questa settimana il Principe ereditario ha fatto visita all’Amministratore Delegato di Lockheed Martin a Washington e si dirigerà verso la struttura della società a Sunnyvale, [nella Silicon Valley, N.d.T.] in California, durante la seconda tappa del suo viaggio. È qui che viene prodotto il sistema di difesa missilistica Terminal High Altitude Aerial Defense (THAAD), che lo scorso autunno l’Amministrazione Trump ha accettato di vendere ai Sauditi per 15 miliardi di dollari.

Il Dipartimento di Stato ha inoltre approvato importanti accordi sulle armi l’ultimo giorno della visita di Muḥammad a Washington, notificando al Congresso 1 miliardo di potenziali vendite per fornire all’Arabia Saudita circa 6.700 missili anticarro, riparazioni per carri armati Abrams, Humvees e Bradley Armored Fighting Vehicles e elicotteri Apache e Bell fabbricati dagli Stati Uniti, che Riyāḍ ha utilizzato durante la campagna militare in Yemen. La Guardia Nazionale Saudita in ottobre ha schierato al confine con lo Yemen un’unità elicotteristica addestrata dagli Americani e sta addestrando tre brigate di aviazione.

Anche mentre discutono della pace in Yemen, i Sauditi stanno facendo pressione sugli Stati Uniti perché assumano una posizione più aggressiva contro l’Iran mentre Muḥammad tiene le redini. Un video realizzato dal governo saudita, che ha collezionato oltre un milione di visite su YouTube dopo che è andato online a dicembre, ha mostrato che il Principe ereditario ha inscenato un’ambiziosa invasione dell’Iran che è culminata con gli Iraniani che acclamavano l’erede al trono nelle strade.

“Gli Emirati e i Sauditi vorrebbero vedere un maggiore confronto con l’Iran”, ha detto ad Al-Monitor Feierstein, ora Direttore per gli Affari del Golfo presso il Middle East Institute. “Saranno quelli che faranno centro su di loro, non gli Stati Uniti”.

Con la presenza dell’Iran nello Yemen e il vicino Stretto di Bāb al-Mandab profondamente trincertato dopo anni di guerra, una soluzione diplomatica rimane una possibilità remota. Parlando ai giornalisti la scorsa settimana su un volo di ritorno dal Medio Oriente, Mattis ha definito lo Stretto “the Aberdeen Proving Ground”, riferendosi a un sito di test di armi militari statunitensi istituito durante la Prima Guerra Mondiale. Tehrān avrebbe varato test dei suoi missili balistici e da crociera nello Stretto che separa lo Yemen e l’Africa; anche mine e imbarcazioni esplosive che si ritiene siano state fornite dall’Iran costituiscono una minaccia.

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Sia il Pentagono sia gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo, tra cui l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, sperano di impedire all’Iran di trasformare lo Stretto in un punto di trasbordo per forniture di armi agli Ḥūthi dello Yemen. Nel 2016 navi da guerra statunitensi, francesi e britanniche hanno intercettato migliaia di fucili d’assalto e armi anticarro diretti verso Yemen e Somalia.

“È difficile identificare un fattore strategico perché gli Stati Uniti recedano dal loro supporto non letale”, ha detto Norman Roule, un ex ufficiale della CIA che ha lavorato come responsabile per l’Iran dell’intelligence nazionale dal 2008 al 2017. Ha detto che i Sauditi e la comunità internazionale “non possono tollerare un avversario come le Guardie iraniane della Rivoluzione [Islamica, N.d.T.] in Yemen o sostituti operanti su Bāb al-Mandab. Per questo motivo una soluzione politica non sarà accettabile se non significhi la fine della presenza dell’Iran in Yemen”.

 

Jack Detsch è il corrispondente di Al-Monitor dal Pentagono. Da Washington Detsch esamina le relazioni USA-Medio Oriente attraverso la lente del Dipartimento della Difesa. In precedenza ha trattato la cybersecurity per Passcode, il progetto di Christian Science Monitor sulla sicurezza e la privacy nell’era digitale. Ha anche lavorato come assistente editoriale alla rivista The Diplomat e ha lavorato per le stazioni affiliate alla NPR a San Francisco. Su Twitter: @JackDetsch_ALM, E-mail: jdetsch@al-monitor.com.

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