Vertice NATO: quando un Califfo vale cento draghi

di Glauco D’Agostino

La NATO viene compattata a Madrid da un Califfo. Pensate! Da una parte un Califfo, uno Tsar come controparte! Islamic World Analyzes non avrebbe osato sperare tanto. E invece è successo.

Cosa è avvenuto in realtà? Che Erdoğan e la sua diplomazia hanno messo sotto scacco la stanca Europa, anzi, le mettono il bavaglio, in qualche maniera la commissariano. Era ora!

Incapace di contemperare i propri interessi interni ed esterni, l’Europa si è presentata al G7 tra il sorriso divertito della von der Leyen, gli scherzi burloni di Johnson e il serio atteggiamento di Fumio Kishida, che occidentale non è e quindi non si trova a suo agio tra frizzi e lazzi durante un vertice che riguarda una terribile guerra. Ma tant’è. Il G7 è ormai soltanto l’organizzazione dei Paesi in Via di Sotto-Sviluppo, i quali lo sanno e non ci possono fare niente.

Il Vertice NATO, invece, è stato un successo. Erdoğan, questa volta su input di Biden, ha superato il veto contro l’ingresso di Svezia e Finlandia nell’organizzazione, ampliando la sua estensione territoriale. Dopotutto, senza molta preoccupazione da parte di Mosca. Ma Erdoğan ha incassato un successo i cui risultati si vedranno nei tempi a venire.

Intanto, il Califfo ha smantellato gli atteggiamenti di appoggio al terrorismo di Svezia e Finlandia, due Paesi interni all’Unione Europea che sfoggiavano queste loro posizioni come un vanto senza che l’ambigua signora von der Leyen li avesse mai richiamati in ordine alle loro inclinazioni estremiste. Il Califfo democratico ha indicato moderazione alla UE dalle tendenze autoritarie, ricordando che la NATO è contro ogni violenza di gruppi terroristici come il PKK e il YPG, i quali non rappresentano il popolo curdo. L’assenso di Svezia e Finlandia su questo tema ha spiazzato molte posizioni ambigue, per esempio di quelle nazioni radicali che, sotto lo scudo del segreto di stato che non consente verifiche, forniscono armi a gruppi neonazisti perfino istituzionalizzati.

Secondo, con questa operazione di raccordo tra i Paesi NATO presenti e futuri, il Califfo ha rafforzato la posizione di leadership militare e politica sugli altri Paesi europei proprio per la capacità di proporsi come mediatore forte e credibile nei confronti dello Tsar, in Ucraina certo, ma anche sul terreno medio-orientale dove ora può giocarsi il pieno appoggio della NATO per il suo contenimento oltre che nelle operazioni anti-terrorismo.

Terzo, il Califfo illuminato sembra aver ricevuto da Washington una sorta di investitura per il controllo regionale dell’area mediterranea e medio-orientale proprio in virtù della sua capacità di mediazione degli interessi non certo facilmente componibili, soprattutto in campo energetico. In Libia, ad esempio, Ankara trova come competitori di nuovo Mosca ed alcuni Paesi europei. E nel Mediterraneo orientale, Erdoğan contrasta Egitto e Israele mentre addolcisce i toni usando la diplomazia del bravo Çavuşoğlu. Al bonapartismo velleitario di certi ascari oligarchici mediterranei, è naturale che Washington preferisca posizioni ferme e stabilizzanti piuttosto che rivendicazioniste e incerte. In più, l’ingresso di Svezia e Finlandia, due Paesi del Nord, non interferisce con il compito di controllo e vigilanza che sembra essere stato affidato al Califfo sulle aree suddette e che in ogni caso questi ha ampiamente legittimato.

Dopo la cruciale riunione dei BRICS di qualche giorno fa, l’atteso Summit G20 di Bali a novembre potrà concentrasi sul Pacifico, area su cui da tempo puntano gli Stati Uniti. Lì il confronto tra Biden, Xi Jinping e Putin metterà le carte in tavola. Sempre se qualche abbaiante bamboccio di turno, più realista del re e auto-proclamatosi leader, non abbia la velleità di fare i capricci di fronte ai giganti del mondo.

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