Unione Africana – Instabilità e conflitti da sorvegliare nel 2016

Si guarda al rinnovo della Presidenza della Commissione e al Consiglio di Pace e Sicurezza dell’UA

di Samantha Spooner

Libera traduzione da: Mail&Guardian Africa, 16 Jan 2016, 11:55

Il 2016 è un anno importante per l’Unione Africana, dato che la dirigenza di molti dei suoi principali organi verrà rinnovata – cambiamenti che definiranno e influenzeranno il cammino del continente nei tempi futuri.

Un cambiamento importante sarà l’elezione in luglio di un nuovo Presidente della Commissione dell’UA – dovesse quello in carica, [la sudafricana, N.d.T.] Nkosazana Dlamini-Zuma decidere di non restare ancora.

Un altro cruciale sarà il rimpasto completo dei membri del Consiglio di Pace e Sicurezza, che avverrà in seguito, a gennaio [dell’anno prossimo, N.d.T.].

Il Consiglio di Pace e Sicurezza (CPS) è l’organo permanente dell’UA per la prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti. Ha lo scopo di sollevare preallarmi, gestire diplomazia preventiva, agevolare processi di pacificazione, avviare operazioni di sostegno alla pace e, in determinate circostanze, raccomandare interventi intesi a promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità.

Dato che ci sono instabilità e conflitti che interessano almeno 12 Paesi dell’Africa, il ruolo del PSC e le prossime elezioni [dei suoi membri, N.d.T.] diventano particolarmente importanti, dal momento che i membri dovranno affrontare subito una lista scoraggiante di priorità urgenti e situazioni potenzialmente instabili che persistono nel 2016.

Tavola tratta da Institute for Security Studies

Per avere un’idea di come i cambiamenti avverranno; il CPS ha 15 membri che sono tutti eletti dal Consiglio Esecutivo dell’UA e omologati dall’Assemblea. 5 membri sono eletti per un mandato di tre anni e 10 per un mandato biennale e di solito entrano in carica il primo giorno di aprile seguente all’approvazione dell’Assemblea. I membri uscenti sono ammissibili per una rielezione immediata.

L’organizzazione di ricerca e politica Institute for Security Studies [ISS Africa, con sede in Sudafrica, N.d.T.] ha tracciato alcuni scenari possibili per le prossime elezioni.

Per il Nord Africa, i prossimi membri potrebbero essere Tunisia ed Egitto, anche se rimane incertezza circa la posizione dell’Algeria, uno dei pesi massimi del continente.

Per l’Africa Occidentale, i probabili candidati sono Nigeria, Niger (per un secondo mandato), Sierra Leone e Liberia. Per l’Africa Centrale, i probabili candidati sono Burundi, Tchad e Camerun. Tuttavia, è incerto se il Burundi sarà accettato a livello regionale e continentale, a causa della situazione nel Paese.

Il Gabon pare abbia espresso interesse per un seggio al PSC.

Per l’Africa Orientale, Etiopia, Uganda e Tanzania hanno attualmente seggi al PSC. Secondo diverse fonti, Etiopia e Uganda vorrebbero rimanere, mentre la Tanzania lascerà il Consiglio. Finora Kenya e Sudan hanno mostrato interesse al seggio rimanente. Per l’Africa Meridionale, i prossimi membri potrebbero essere Botswana, Malawi e Zimbabwe. Tuttavia, sono probabili candidati anche Sud Africa e Mozambico.

Si teme che il più delle volte il CPS sia un organo impotente e non molto efficace – ciò vale soprattutto se si guarda a una delle sue maggiori sfide e principali priorità per l’anno passato – il Sud Sudan. Nel 2015, nonostante la pazienza, i negoziati e il sostegno a sanzioni mirate e all’embargo sulle armi, le azioni del PSC non sembrano aver fatto la differenza. La guerra civile continua, nonostante la firma in agosto di un accordo di pace tra il governo e i ribelli e qualche progresso verso la formazione di un nuovo governo di unità nazionale.

Il CPS è stato anche inefficace nel porre fine alla crescente violenza in Burundi, nonostante la ferma posizione verso la controversa rielezione di Nkurunziza per un terzo mandato, compresa l’imposizione di sanzioni mirate contro gli individui responsabili dell’instabilità, ma queste hanno avuto un effetto minimo. L’organizzazione è stata particolarmente vincolata, in quanto doveva cedere la leadership alla Comunità dell’Africa Orientale (EAC); tuttavia, avrà ancora un ruolo cruciale da svolgere nel raccomandare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la più efficace risposta alla situazione.

Secondo l’ISS, altre sfide saranno il mantenimento della vigilanza sulle situazioni in corso in Libia, Mali e Nigeria, e l’indagine sul contingente keniano dell’AMISOM [la missione dell’Unione Africana, N.d.T.] in Somalia, dopo le denunce che le loro truppe erano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e che elementi delle Forze di Difesa del Kenya sono stati attivamente collusi con il gruppo militante ash-Shabaab in ambienti illegali per il contrabbando di zucchero e carbone.

I nuovi membri dovranno inoltre tenere d’occhio il Burkina Faso, cercando di capire se un nuovo governo possa mantenere le promesse della rivolta che ha spodestato il dittatore Blaise Compaoré e risolvere le tensioni all’interno delle Forze Armate che nel 2015 hanno fatto temporaneamente deragliare il governo ad interim.

Quest’anno c’è anche la speranza che si risolverà il conflitto nella Repubblica Centrafricana, con un nuovo governo che dovrebbe entrare in carica nei primi mesi dell’anno, per quanto l’ISS evidenzi che casse quasi vuote, un esercito inaffidabile e una pubblica amministrazione mal funzionante significano che sarà necessario un notevole sostegno internazionale per avere qualche possibilità.

La nuova sede dell’Unione Africana ad Addis Abeba

Altre aree problematiche sono: i due Congo, i cui rispettivi Presidenti, nonostante le proteste popolari, sembrano destinati ad ottenere un terzo mandato; e la latente insorgenza nella Penisola egiziana del Sinai, che è peggiorata in modo drammatico durante la Presidenza di ʿAbd al-Fattāḥ as-Sīsī.

Il CPS dovrebbe finalmente affrontare, in qualche maniera definitiva, anche il futuro della sua Forza Africana di Risposta Rapida, che si presume reagisca con relativa rapidità a situazioni di crisi al loro insorgere.

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