Stati Uniti d’America – Giudice federale esenta i nonni dal divieto di entrare nel Paese

di Alan Neuhauser*

Libera traduzione da: U.S. News, July 14, 2017, at 9:04 a.m.

Un giudice federale delle Hawaii ha dichiarato giovedi che i nonni e gli altri parenti dovrebbero essere esentati dal divieto di ingresso introdotto dall’Amministrazione Trump, che in gran parte impedisce l’ingresso negli Stati Uniti di persone di sei nazioni a maggioranza musulmana.

Le restrizioni sono entrate in vigore il 29 giugno, interessando i viaggiatori provenienti da Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

Il giudice distrettuale Derrick Watson ha dichiarato che i nonni e i nipoti, gli zii, le zie e altri parenti dovrebbero essere esentati dal divieto di ingresso, nonché i profughi che hanno ricevuto una certa garanzia da un’agenzia di reinsediamento negli Stati Uniti.

“Il buon senso, per esempio, impone che i membri della famiglia più vicini debbano includere i nonni”, ha scritto Watson nella sua sentenza. “Infatti, i nonni sono la quintessenza di membri della famiglia più vicini”.

La decisione è stata ancora un altro colpo per il divieto d’ingresso introdotto dall’Amministrazione, che, anche se la Corte Suprema ha permesso di andare avanti, ha più volte incontrato battute d’arresto a livello di Distretto federale e di Corte d’Appello.

In precedenza, Watson aveva emesso un’ampia ingiunzione in marzo che aveva bloccato il divieto poco prima che fosse attuato; quella sentenza è stata limitata, ma confermata dalla Corte d’Appello USA del 9° Circuito [quello di San Francisco, N.d.T.].

Il mese scorso la Corte Suprema ha permesso che alcune parti del divieto di ingresso avessero effetto, mentre i tribunali di grado inferiore avanzavano sfide legali, ma i giudici hanno limitato il campo di applicazione del divieto a “cittadini stranieri che non dispongono di alcun buon rapporto con una persona o un’entità negli Stati Uniti”.

Il tribunale ha lasciato definire la “relazione bona fide” al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, ma ha sottolineato che dovrebbe includere persone con una “relazione familiare stretta” con quelli già legalmente residenti negli Stati Uniti.

Giorni dopo il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha determinato che un “rapporto familiare stretto” potrebbe includere un genitore, un suocero, un coniuge, un fidanzato, un figlio, un figlio o figlia in età adulta, un cognato o cognata, una matrigna o una suocera. Nonni e nipoti, tuttavia, non erano inclusi.

Questa decisione, ha detto Watson, non ha soddisfatto i parametri fissati dalla Corte Suprema, che ha riconosciuto in precedenti casi che “i nonni spesso svolgono un «ruolo importante» nella vita dei loro nipoti”.

“In sintesi, la definizione del governo di «stretto rapporto familiare» non solo non è obbligata dalla decisione della Corte Suprema del 26 giugno, ma la contraddice”, ha scritto il giudice.

Watson ha anche messo in discussione l’argomento dell’Amministrazione Trump riguardo ai reinsediamento dei rifugiati. Già ogni rifugiato ammesso negli Stati Uniti deve aver ricevuto un impegno di sponsorizzazione – o “garanzia” – da un’agenzia di reinsediamento che concorda di fornire servizi di base al rifugiato una volta arrivato.

Gli avvocati dell’ Amministrazione Trump hanno sostenuto che, poiché quella “assicurazione formale” è “un accordo tra il Dipartimento di Stato e un’agenzia di reinsediamento, non un accordo tra un’agenzia di reinsediamento e il rifugiato che beneficia della garanzia”, come ha riassunto Watson, rientra nei limiti di un “rapporto bona fide” fissato dalla Corte Suprema.

Il giudice non è d’accordo.

“Una garanzia da un’agenzia di reinsediamento dei rifugiati degli Stati Uniti corrisponde, infatti, a tutti i criteri fondamentali dei tribunali della Corte Suprema: è formale, è un contratto documentato, è vincolante, innesca responsabilità e obblighi, incluso il risarcimento, viene rilasciato specificamente a un singolo rifugiato solo quando il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale gli abbia concesso l’ingresso, ed è rilasciato in via ordinaria come storicamente è stato per decenni”, ha scritto il giudice. “Bona fide, non c’è niente di più in buona fede di questo”.

 

* Alan Neuhauser si occupa di applicazione della legge e giustizia penale per U.S. News & World Report. Contribuisce inoltre a STEM e Sanità di Domani e precedentemente si è occupato di energia e ambiente. Si può seguirlo su Twitter oppure all’indirizzo aneuhauser@usnews.com.

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