Repubblica Islamica dell’Iran – Nucleare: definito l’accordo ‘quadro’

Obama: “Intesa storica”

Per il Presidente Ruhani l’accordo potrebbe segnare una svolta decisiva per le relazioni della Repubblica Islamica con il resto del mondo. Il Ministro degli Esteri Zarif accolto come un eroe al suo ritorno a Tehrān

Rabbiosa reazione di Netanyahu: “Un accordo basato su questo impianto minaccerebbe la sopravvivenza di Israele”. I leader arabi invitati questa primavera a Camp David per discutere sull’Iran e le turbolenze nella regione

Elaborazione da fonte: The Guardian, Friday 3 April 2015 00.46 BST; Arthur MacMillan in Yahoo News, 3 April 2015

L’Iran ha promesso di fare drastici tagli al suo programma nucleare in cambio della graduale abolizione delle sanzioni, nel quadro di una svolta storica a Losanna che potrebbe porre fine a una situazione di stallo nucleare durato 13 anni.

L'”intesa politica”, annunciata nella notte di giovedì al Politecnico Federale della città svizzera, fa seguito a 18 mesi di intensa negoziazione, culminata in un periodo di otto giorni di colloqui ravvicinati e continui, che sono proseguiti fino a notte fonda e l’ultima notte sono continuati fino all’alba.

P027948005802-402440In una dichiarazione congiunta, Federica Mogherini (a sinistra nella foto a lato), Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, e Moḥammad Javad Zarif Khonsari (a destra), Ministro degli Esteri iraniano, hanno salutato quello che hanno chiamato un “passo decisivo” dopo più di un decennio di lavoro.

Parlando successivamente, Zarif ha detto che l’accordo ha mostrato che “il nostro programma è esclusivamente pacifico, è sempre stato e sempre rimarrà esclusivamente pacifico”, mentre non ostacola il perseguimento dell’energia atomica per scopi civili del Paese.

Parlando alla Casa Bianca, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto che, se pienamente attuato, l’accordo “interromperebbe ogni percorso che l’Iran dovesse intraprendere per sviluppare un’arma nucleare”.

Il Ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha dichiarato: “Questo è ben al di là di quello che molti di noi pensavano possibile persino 18 mesi fa”. Hammond ha detto che l’Iran affronterebbe un controllo rigoroso del suo programma. “C’è un regime molto rigoroso di trasparenza e controllo, con accesso degli ispettori internazionali su base giornaliera, una sorveglianza di tutte le strutture ad alta tecnologia, telecamere, sigilli elettronici sulle attrezzature, quindi sapremo a distanza se qualsiasi apparecchiatura è stata spostata” ha detto.

In un discorso televisivo in diretta il Presidente iraniano Ruhani (nella foto in basso) ha detto: “Se l’altra parte onorerà le sue promesse, noi onoreremo le nostre … Una nuova cooperazione con il mondo – sia in ambito nucleare sia in altre aree – aprirà una nuova pagina” per l’Iran”.

La Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Āyatollāh Sayyed Alī Ḥoseyni Khāmene’i, che avrà l’ultima parola su qualsiasi accordo, non ha ancora reagito all’annuncio di giovedì.

Israele ha respinto l’accordo e ha detto che continuerà ad impedire un “cattivo” accordo finale. Lo Stato ebraico ha ripetutamente avvertito che potrebbe intraprendere un’azione militare se minacciata da un Iran dotato di armi nucleari, anche se gli analisti dicono che attacchi sono improbabili.

Il Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha sostenuto che un accordo finale sulla base di questa intesa “minaccerebbe la sopravvivenza di Israele”. Il Ministro degli Affari Strategici Yuval Steinitz, come Netanyahu appartenente al partito sionista revisionista Likud, ha detto in una dichiarazione dopo gli annunci in Svizzera: “I sorrisi di Losanna sono distaccati dalla miserabile realtà in cui l’Iran si rifiuta di fare alcuna concessione sulla questione nucleare e continua a minacciare Israele e tutti gli altri Paesi del Medio Oriente”. 

Quando la notizia dell’accordo ha raggiunto Tehrān, la gente è scesa in piazza per festeggiare, in attesa di una prospettiva di vita senza sanzioni. Sanzioni paralizzanti per le ambizioni nucleari dell’Iran, ma che hanno fatto annaspare l’economia del Paese.

Zarif, omologo di Kerry durante i colloqui, è tornato a Tehrān accolto come un eroe da un pubblico che spera di sfuggire alle catene delle sanzioni: sostenitori hanno salutato lungo le strade i negoziatori nucleari iraniani che ritornavano dai colloqui di Losanna. Ma il Ministro ha spesso messo in guardia i suoi colleghi negoziatori che dovrà affrontare l’opposizione degli Iraniani intransigenti nei confronti di qualsiasi concessione che limiti il programma nucleare del Paese. Diversi siti web conservatori hanno pubblicato commenti dell’analista politico Mehdi Moḥammadi, che descrive l’accordo come “in nessun modo equilibrato” e parti dello stesso come un “disastro”.

Tuttavia, le autorità religiose del Paese sono allineate con il governo. In un sermone che i media di Stato hanno detto sia stato replicato a livello nazionale, l’Āyatollāh Moḥammad Emami-Kashani, membro del Majles-e Khobregān Rahbari (Assemblea degli Esperti dell’Orientamento), ha elogiato l’accordo davanti ai fedeli a Tehrān. “Questo quadro è ottimo ed è una vittoria per noi, avendo fatto accettare al mondo occidentale il diritto dell’Iran a perseguire l’energia nucleare e la tecnologia” ha detto Emami-Kashani.

Il professore universitario iraniano Seyed Moḥammad Kazem Sajjadpour, già Ambasciatore della Repubblica Islamica presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha detto alla TV di Stato: “Da iraniano mi sento molto orgoglioso … Questa è una svolta storica della diplomazia iraniana. Questa è una notte di lutto per Netanyahu e i suoi alleati guerrafondai del Congresso degli Stati Uniti”.

A Washington, intanto, ci sono segnali evidenti della battaglia sull’accordo che i repubblicani hanno promesso di rovesciare. Il senatore Mark Kirk, che sta promuovendo nuove sanzioni contro l’Iran, ha dichiarato che l’ex Primo Ministro britannico Neville Chamberlain “ha ottenuto un accordo migliore da Adolf Hitler” a Monaco di Baviera.

Nel suo intervento a Losanna, il Segretario di Stato John Forbes Kerry (a destra nella foto d’apertura con Zarif) ha replicato all’estrema destra critica sull’accordo. “Nel corso della storia la diplomazia è stata necessaria per prevenire guerre, definire confini internazionali e istituzioni e sviluppare norme globali” ha detto Kerry. “Pretendere semplicemente che l’Iran capitoli è una bella frase incisiva, ma non è una politica. Non è un progetto realistico … La prova è se consegnerà un mondo più sicuro di quanto lo sarebbe senza questo accordo. E non ci può essere alcun dubbio che il piano globale verso cui ci stiamo muovendo non potrà non superare quella prova”.

Si prevede che Obama debba affrontare una forte opposizione al Campidoglio, in particolare dai repubblicani, che sono determinati ad utilizzare il loro controllo di entrambe le Camere per minare un accordo che ritengono sia morbido verso Tehrān.

Obama ha riconosciuto che dovrà esserci “un robusto dibattito nelle settimane e nei mesi a venire”, ma ha insistito che l’accordo è il metodo più pacifico ed efficace per garantire che l’Iran non ottenga un’arma nucleare. “Se siamo in grado di ottenere questo e l’Iran seguirà il quadro che i nostri negoziatori hanno convenuto, saremo in grado di risolvere una delle più grandi minacce per la nostra sicurezza e di farlo pacificamente”.

La prima grande prova dell’intesa arriverà nei prossimi giorni, quando si prevede che Kerry presenterà i dettagli in una sessione a porte chiuse della Commissione Relazioni Estere del Senato, prima della votazione su una legge che darebbe al Congresso il potere di accettare o rifiutare qualsiasi accordo nucleare ed un’altra che imporrebbe nuove sanzioni.

La dichiarazione dell’accordo quadro è al tempo stesso preliminare e parziale. Non comprende tutti i punti controversi e vuole essere solo un precursore di un accordo completo, esauriente e dettagliato da concludersi entro la fine di giugno. Fino ad allora, l’intesa deve sopravvivere all’attacco degli estremisti in Iran e negli Stati Uniti.

Ma la dichiarazione congiunta e i dettagli pubblicati a Losanna rappresentano un insieme di compromessi fondamentali che erano sfuggiti ai negoziatori per molti anni. L’Iran ridurrà la propria infrastruttura nucleare fino al punto che i governi occidentali siano soddisfatti; ci vorrebbe un anno per “compiere uno strappo” e costruire una bomba, se Tehrān scegliesse di seguire questa strada.

Allo stesso tempo, l’Iran aprirà ad un livello di monitoraggio e controllo del suo programma nucleare che probabilmente è senza precedenti nel mondo.

Quando tutto ciò sarà realizzato, il che potrebbe essere entro non più di sei mesi, la stragrande maggioranza delle sanzioni internazionali sarebbe eliminata e l’Iran potrebbe reinserirsi nell’economia globale.

L’accordo ha anche il potenziale per essere un svolta decisiva nella normalizzazione delle relazioni conflittuali dell’Iran con l’Occidente, che sono state una costante sulla scena mondiale dopo la Rivoluzione Islamica del 1979. “Questo potrebbe essere uno dei più importanti successi diplomatici per una generazione o anche più” ha detto Ali Vaez, analista iraniano dell’International Crisis Group.

I punti principali dell’intesa presentata a Losanna sono:

  • L’infrastruttura iraniana per l’arricchimento dell’uranio sarà ridotta di oltre due terzi, da 19.000 centrifughe installate a 6.104, di cui solo 5.060 saranno utilizzate per l’arricchimento dell’uranio, per un periodo di 10 anni.
  • Le scorte iraniane di uranio a basso arricchimento saranno ridotte del 98% a 300 kg per un periodo di 15 anni.
  • Il reattore iraniano ad acqua pesante verrà ridisegnato in modo da produrre solo piccole quantità di plutonio.
  • L’impianto iraniano di arricchimento sotterraneo di Fordow, sito vicino Qom, sarà trasformato in un centro di ricerca per attività mediche e scientifiche.
  • L’Iran si aprirà a ispezioni rafforzate da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per 20 anni.

Il braccio di ferro nucleare con l’Iran è stato una minaccia per la sicurezza globale e la non-proliferazione per oltre un decennio, da quando un impianto di arricchimento dell’uranio a Natanz (nella Provincia di Eşfahān) e un impianto di produzione di acqua pesante ad Arāk (l’ex Soltān Ābād, nella Provincia di Markazi) sono stati scoperti nel 2002 dal gruppo di opposizione laico-socialista Mojāhedin del Popolo Iraniano, usando probabilmente l’intelligence israeliana.

I negoziati con gli Stati europei erano iniziati nel 2003: l’Iran aveva offerto di limitare la sua capacità a 3.000 centrifughe se fosse stato riconosciuto il suo diritto all’arricchimento. L’accordo fallì nel 2005 e non ci fu nessun segno di compromesso per i successivi otto anni, quando la comunità internazionale incrementò le sanzioni e l’Iran rispose con aria di sfida, espandendo il suo programma nucleare, passando dalla produzione di uranio a basso arricchimento ad uno di uranio arricchito al 20%, un passo importante verso la capacità di rendere il materiale fissile utilizzabile militarmente.

Il confronto ha continuato a crescere fino al 2013 e all’elezione di un Presidente pragmatico in Iran, Ḥasan Ruhani, che ha agito rapidamente per stabilire linee di comunicazione con la Casa Bianca e tra Kerry e Zarif. Nel novembre 2013 è stato approvato un accordo provvisorio, che ha fermato la produzione di uranio arricchito al 20% ed ha eliminato le scorte iraniane del materiale in cambio dell’accesso a 700 mila dollari al mese dei suoi beni congelati in tutto il mondo.

L’accordo provvisorio, noto come “piano d’azione comune”, ha preso tempo per un accordo globale, che inizialmente doveva essere completato entro luglio dello scorso anno. I negoziatori si diedero altri quattro mesi fino a novembre e poi, dopo i colloqui-maratona a Vienna, è stato rinviato di nuovo, fissando al 30 giugno la nuova scadenza.

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