Libano-Arabia Saudita – Perché Riyāḍ è turbata e considera “inutile” avere relazioni con Beirut

Un datato commento televisivo sulla guerra in Yemen del nuovo Ministro libanese dell’Informazione intensifica la crisi tra i due Paesi

Islamic World Analyzes, in un’ottica di informazione e comprensione degli avvenimenti, offre ai suoi lettori alcune riflessioni sulla complicata situazione in Libano e sui rapporti attuali con l’Arabia Saudita. La prima è un’intervista di Roberta Văduva a Glauco D’Agostino pubblicata su “Il Tazebao“, di cui si riporta il link e centrata sul ruolo storico e presente di Ḥizb Allāh. Le altre sono le seguenti traduzioni di autorevoli punti vista sulla crisi in atto tra Riyāḍ e Beirut.

Le immagini sono una scelta di Islamic World Analyzes.

Libera traduzione da: abc News, 2 November 2021, 06:28

Un’osservazione televisiva sulla guerra in Yemen di un Ministro del governo libanese, già presentatore televisivo di giochi, ha intensificato la crisi del Paese con l’Arabia Saudita.

La rabbia per i commenti di George Kordahi [foto sopra, N.d.T.] ha portato a provvedimenti dei Paesi arabi del Golfo che isolano ulteriormente il Libano e minacciano di dividere il suo nuovo governo di coalizione, incaricato di fermare il tracollo economico del Paese.

Le misure punitive dell’Arabia Saudita, un tempo importante alleato che ha riversato milioni di dollari in Libano, potrebbero causare ulteriori sofferenze economiche. Il Regno ha vietato tutte le importazioni libanesi, un duro colpo per un Paese i cui principali partner commerciali sono nel Golfo Persico.

È l’ultima escalation della rivalità che da tempo si consuma in Libano tra Arabia Saudita e Iran. Le tensioni si trascinano da anni sul ruolo dominante in Libano del gruppo militante Ḥizb Allāh sostenuto dall’Iran.

Ora i funzionari sauditi insistono sul fatto che è inutile trattare con il governo di Beirut dopo così tanta deriva verso l’Iran.

Ma cosa c’è veramente dietro la risposta rabbiosa dell’Arabia Saudita e cosa significa per il già assediato Libano?

QUAL È STATA LA SCINTILLA?

La scintilla immediata sono stati i commenti di Kordahi, che aveva guadagnato popolarità nel mondo arabo per aver ospitato “Chi vuol essere milionario” su una rete televisiva di proprietà saudita [Al-Hayat TV, emittente cristiano-evangelico di lingua araba, N.d.T.].

Durante una simulazione parlamentare trasmessa online la scorsa settimana, Kordahi ha risposto alle domande di un pubblico di giovani della regione. In una risposta ha definito “assurda” la guerra in Yemen e ha affermato che i ribelli ḥūthi sostenuti dall’Iran non hanno attaccato nessuno e hanno il diritto di difendersi.

Conseguenze della guerra in Yemen in un quartiere di Ṣan‘ā’

Il programma online è stato registrato circa un mese prima che Kordahi fosse nominato Ministro dell’Informazione nel governo del Primo Ministro Najīb Mīqātī, formatosi a settembre. Kordahi è stato nominato da un partito prevalentemente cristiano [il Movimento Marada del maronita filo-siriano Suleiman Frangieh, di orientamento cristiano-democratico e liberale, N.d.T.] alleato di Ḥizb Allāh.

Funzionari sauditi hanno definito le sue osservazioni “offensive” e prevenute nei confronti degli Ḥūthi. Dal 2015 una coalizione a guida saudita combatte gli Ḥūthi, che un anno prima avevano preso il controllo della capitale Ṣan‘ā’ e delle parti settentrionali dello Yemen.

Nella cartina, gli Ḥūthi controllano la parte colorata in verde (Credit: Ali Zifan, 2021)

La maggior parte dei commentatori ha affermato di ritenere che i Sauditi abbiano preso a pretesto i commenti di Kordahi per sfogare la loro frustrazione per l’influenza dell’Iran in Libano.

COSA VOGLIONO I SAUDITI?

I Sauditi sanno cosa non vogliono – la crescente influenza iraniana in Libano – ma non sanno cosa fare al riguardo, ha affermato Joseph Bahout, Direttore di Ricerca [dell’Istituto per le Politiche Pubbliche e gli Affari Internazionali Issam Fares, N.d.T.] presso l’Università Americana di Beirut.

L’Arabia Saudita è stata a lungo uno stretto alleato dei politici della comunità musulmana sunnita libanese, che sceglie il Primo Ministro secondo il sistema settario del Paese. Ma il Regno non ha mai forgiato la divisa comunità in un forte proxy politico, come gli Sciiti di Ḥizb Allāh, con la loro potente forza armata, sono diventati il fedele alleato dell’Iran in Libano.

In particolare, dopo l’assassinio nel 2005 dell’ex Primo Ministro Rafīq al-Ḥarīrī, il suo più potente alleato, il Regno ha perso i suoi strumenti di influenza.

Con il Principe ereditario Muḥammad bin Salmān [foto sotto, N.d.T.] – noto per la sua politica estera assertiva, alcuni dicono arrogante – l’Arabia Saudita ha intrapreso azioni sporadiche cercando di imporre la propria volontà, ma non è riuscita a sviluppare una strategia coesa o a trovare nuovi alleati ben radicati. Poteva solo guardare, mentre Ḥizb Allāh e i suoi alleati arrivavano a dominare i governi libanesi più recenti.

La mossa più drastica dell’Arabia Saudita è arrivata nel 2017, quando ha costretto l’allora Primo Ministro Saʿd al-Ḥarīrī ad annunciare le sue dimissioni, citando il dominio di Ḥizb Allāh, in una dichiarazione televisiva durante una breve visita nel Regno, dove era evidentemente trattenuto contro la sua volontà.

L’incidente si è ritorto contro. Ḥarīrī è tornato a casa e, sostenuto da Ḥizb Allāh e dai suoi alleati, ha revocato le dimissioni. Ha perso il sostegno saudita.

Da allora i rapporti sono stati freddi. La scorsa primavera le autorità saudite hanno vietato l’importazione di tutti i prodotti libanesi, accusati di essere utilizzati per il contrabbando di droga.

Più di recente, Riyāḍ ha rifiutato di appoggiare Mīqātī come Primo Ministro a causa della sua coalizione con Ḥizb Allāh. I Sauditi si sono trovati soli quando Washington e Parigi hanno espresso sostegno a Mīqātī, dopo che il Libano era rimasto senza governo per oltre un anno.

Frustrati, i Sauditi sembrano aver deciso di fare una mossa forte per i commenti di Kordahi. L’Arabia Saudita, così come gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e il Bahrein, ha ritirato l’Ambasciatore in Libano ed ha espulso gli inviati libanesi nel Regno.

L’IMPATTO SUL LIBANO

Le misure saudite rappresentano un duro colpo per il nuovo governo Mīqātī.

Il divieto di importazione significa la perdita di milioni di dollari in valuta estera disperatamente necessaria. Qualsiasi ulteriore escalation potrebbe minare i posti di lavoro di oltre 350.000 Libanesi negli Stati arabi del Golfo, che inviano in patria milioni in rimesse.

Mīqātī e altri funzionari hanno fatto appello a Kordahi affinché si dimetta dal governo, ma non è sicuro che questo risolverà la spaccatura.

Ḥizb Allāh ha fermamente sostenuto il Ministro, affermando che le sue dimissioni non risolveranno quella che hanno definito “estorsione” per costringere il Libano a cambiare la sua politica estera.

Tutto fa presagire ulteriori divisioni interne in un governo già paralizzato dalle indagini sulla massiccia esplosione nel Porto di Beirut dello scorso anno, che ha ucciso più di 200 persone. Ḥizb Allāh ha chiesto l’allontanamento del giudice istruttore capo. Una recente esplosione di violenza di strada, la peggiore da anni, ha sollevato lo spettro delle tensioni sociali in vista delle cruciali elezioni parlamentari di marzo, che dovrebbero essere un banco di prova per Ḥizb Allāh e i suoi alleati.

In un messaggio WhatsApp al suo governo letto sulle emittenti televisive locali, Mīqātī ha affermato che il Paese è “sull’orlo di un precipizio”.

È volato a Glasgow per cercare la mediazione francese e statunitense, ma le sue opzioni sono limitate.

“Sappiamo che sono arrabbiati. Sappiamo che non vogliono un governo con Ḥizb Allāh così forte”, ha detto Bahout dei Sauditi. “Sappiamo che sanno che non possiamo avere un governo senza Ḥizb Allāh“.

“È una specie di situazione completamente bloccata e in stallo”, ha aggiunto.

***

La crisi tra i Paesi del Golfo e il Libano ha assunto una nuova dimensione

Libera traduzione da: SudOuest.fr avec AFP,

La crisi diplomatica tra Beirut e diversi Paesi del Golfo è peggiorata domenica, con l’Arabia Saudita che ha ritenuto “inutile” trattare con il Libano finchè sarà “dominato” da Ḥizb Allāh filo-iraniano, e gli Emirati che hanno invitato i propri cittadini a lasciare questo Paese al collasso economico.

“Il dominio di Ḥizb Allāh sul sistema politico in Libano ci preoccupa e rende superfluo che l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo abbiano a che fare con questo Paese”, ha detto al canale televisivo Al-Arabiya il Ministro degli Esteri saudita Faiṣal bin Farḥān.

La crisi diplomatica ha avuto inizio a seguito delle dichiarazioni del Ministro libanese dell’Informazione George Kordahi, che aveva criticato la guerra in Yemen, dove l’Arabia Saudita interviene dal 2015 a capo di una coalizione militare per sostenere il governo contro i ribelli ḥūthi vicini all’Iran.

Kordahi, la star degli Ḥūthi

Le sue osservazioni hanno provocato misure di ritorsione da parte dell’Arabia Saudita, un peso massimo del Golfo e rivale regionale dell’Iran, che venerdì ha richiamato il suo Ambasciatore in Libano, ha chiesto la partenza dell’Ambasciatore libanese e ha deciso di interrompere tutte le importazioni da questo Paese.

Anche Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno deciso di espellere i capi delle missioni diplomatiche libanesi e di richiamare i propri ambasciatori o incaricati d’affari a Beirut in “solidarietà” con l’Arabia Saudita, ex sostenitore politico e finanziario del Libano.

Gli Emirati, che partecipano assieme al Bahrein alla coalizione militare che interviene nello Yemen, domenica hanno invitato anche i loro connazionali in Libano a lasciare il Paese “prima possibile”.

Nello Yemen, dove Riyāḍ accusa Ḥizb Allāh di addestrare e sostenere gli Ḥūthi, le parole di Kordahi sono state accolte con favore dai ribelli. Ritratti del Ministro libanese sono stati esposti domenica nelle strade di Ṣan‘ā’ sotto il controllo degli insorti, con la didascalia: “Sì, George, la guerra in Yemen è assurda”.

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