Golfo – Le esose richieste del fronte anti-Qatar

Un documento di lavoro trapelato elenca tredici richieste di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, che tornano a mettere Dōḥa sotto tutela

di Christophe Ayad

The Qatar Crisis: Origins and Consequences

Libera traduzione da: Le Monde

È un elenco di richieste che, se fosse soddisfatto, il Qatar scomparirebbe come Stato sovrano. Secondo un documento di lavoro rivelato dall’Associated Press, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto, che hanno rotto le relazioni diplomatiche e istituito un embargo contro il Qatar dal 5 giugno, hanno trasmesso un elenco di tredici condizioni che Dōḥa dovrà soddisfare per porre fine alla crisi.

Il documento, che è stato presentato all’Emiro del Kuwait responsabile di una mediazione, chiede di fermare tutti i contatti con “organizzazioni terroristiche” – sono citati i Fratelli Musulmani, l’organizzazione Stato Islamico, al-Qāʿida e Ḥizb Allāh, ma non la palestinese Ḥamās – ma anche con i partiti d’opposizione negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, Egitto e Bahrein, l’espulsione di tutti gli avversari ospitati in Qatar e considerati “terroristi” dai quattro Paesi. Particolarmente presi di mira sono i Fratelli Musulmani, fra cui il religioso egiziano Yūsuf al-Qaraḍāwī. Inoltre, si esige anche dal Qatar la chiusura del suo canale Al-Jazeera e di altri mezzi di informazione da esso finanziati.

Sul fronte diplomatico, Dōḥa è chiamata a ridurre le sue relazioni politiche e commerciali con l’Iran e a cessare qualsiasi cooperazione militare con la Turchia. Infine, l’Emirato dovrà pagare “riparazioni” finanziarie ai suoi vicini e sottoporsi ad un meccanismo di controllo per i prossimi dieci anni. Una vera e propria imposizione di tutela inaccettabile per il Qatar, che non ha reagito ufficialmente – ma la sua Al Jazeera ha denunciato un tentativo di “sopprimere il diritto d’informazione”.

Sabato 24 giugno il Qatar ha affermato di studiare una lista di 13 richieste avanzate dai suoi avversari, ma di non giudicarla “ragionevole”, allontanando la prospettiva di una soluzione rapida della crisi del Golfo. La lista “non è destinata a combattere il terrorismo, ma a violare la sovranità del Qatar e a interferire nella sua politica estera”, ha dichiarato sabato in una prima reazione il Direttore dell’Ufficio Comunicazione del governo, lo Sceicco Saif ben Aḥmed ath-Thānī.

“Atto ostile”

Il Ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwār Gargash, raggiunto da Le Monde, ha anche lui confermato la lista, precisando che “si tratta di un documento di lavoro destinato ad avviare la discussione”. Vede la “fuga” di questo documento sulla stampa “un atto ostile del Qatar, che preferisce indulgere in infantilismi sui media, invece di iniziare seri negoziati su questioni di fondo”. Domenica il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan [a destra nella foto sotto con l’Emiro del Qatar Tamīm bin Ḥamad ath-Thānī, N.d.T.] ha dato il suo sostegno al Qatar, ritenendo che “l’elenco di tredici richieste è contraria al diritto internazionale”.

Mercoledì, durante un incontro a Parigi in occasione della visita del Principe ereditario [di Abu Dhabi, N.d.T.] e Reggente [di fatto, N.d.T.] degli Emirati Arabi Uniti Muḥammad ben Zāyid, Gargash aveva insistito presso Le Monde sul fatto che la richiesta centrale dei Paesi arabi in conflitto con il Qatar, in cui gli Emirati Arabi Uniti sono in prima fila, riguarda “il sostegno alle organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico e al-Qāʿida, così come le loro diverse branche” (AQPA nello Yemen, AQMI in Nord Africa e Sahel, gli Shabab somali e il Jabhat Fateḥ ash-Shām [Fronte per la Conquista del Levante, ma dal 2017 Organizzazione per la Liberazione del Levante, N.d.T.], già nota come Fronte an-Nuṣra in Siria [Anṣār al-Jabhat an-Nuṣra li-Ahl ash-Shām, “Partigiani del Soccorso al Popolo della Grande Siria, N.d.T.]). Gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto ritengono inoltre che i Fratelli Musulmani, che rivendicano un’azione politica non violenta, siano la matrice ideologica del jihādismo sunnita.

“Il supporto del Qatar a questi gruppi assume forme diverse: rifugio per alcuni dirigenti, documenti di viaggio, finanziamento diretto o da personalità che vi sono residenti, diffusione della loro ideologia violenta, ecc. Per questo includiamo i media nelle nostre richieste. Non abbiamo nulla contro di loro come tali, è il loro messaggio che deve cambiare”, si è giustificato Gargash, che fa riferimento a un altro elenco che identifica 49 persone che il fronte anti-Dōḥa desidera vedere arrestati o estradati.

Per Gargash, il resto delle richieste, soprattutto quelle relative ai rapporti del Qatar con l’Iran e la Turchia, sono appendici. “Il Qatar ha il diritto di avere la sua politica estera. L’Oman e il Kuwait hanno stretti rapporti con l’Iran e questo non ci pone alcun problema. Ma il Qatar deve smettere di giocare contro il suo campo”, ha concluso. Il fronte anti-Qatar non ha però specificato quali misure prenderebbe se le sue richieste non fossero soddisfatte.

L’atteggiamento nei confronti del Qatar secondo il giornale spagnolo el Periódico

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