Egitto – L’uso delle dotazioni religiose da parte di Sīsī scatena polemiche

di Ahmed Aleem*

La Moschea Al-Azhar

Libera traduzione da: Al-Monitor, January 23, 2018

L’idea di utilizzare fondi delle dotazioni religiose per finanziare grandi progetti d’investimento nazionale ha scatenato una polemica religiosa sulla legalità dell’uso dei fondi da dotazione.

Il 26 dicembre scorso il Presidente ʿAbd al-Fattāḥ as-Sīsī [nella foto sotto, N.d.T.] ha incontrato il Ministro delle Dotazioni Religiose Moḥamed Mokhtar Juma’a [nella foto in basso, N.d.T.] e il capo dell’Autorità per le Dotazioni Aḥmed Abdel-Ḥāfiz, per discutere l’uso dei beni da dotazione a sostegno di progetti nazionali che contribuiscano a promuovere la crescita dell’economia egiziana. Sia Juma’a sia Abdel-Ḥāfiz hanno espresso accordo con l’approccio generale di Sīsī, che questi aveva avviato nel 2016.

Egypt's President Abdel Fattah al-Sisi acknowledges attendees after addressing the 70th session of the United Nations General Assembly at the U.N. headquarters in New YorkIl valore complessivo dei beni e delle proprietà da dotazione in Egitto non è noto. Alcune stime della stampa, tuttavia, pongono il valore delle risorse della dotazione islamica a circa 10 miliardi di dollari, mentre Abdel-Ḥāfiz stima che il patrimonio totale dell’Autorità per le Dotazioni, inclusi proprietà e investimenti, sia di circa 40 miliardi di dollari.

Le dotazioni religiose, o Awqāf, consistono in proprietà generatrici di reddito, il cui usufrutto viene assegnato dai proprietari originari a una moschea o a qualche altra istituzione islamica. Le dotazioni sono utilizzate per svolgere opere di beneficenza, come costruzione di scuole, orfanotrofi, ospedali e moschee, e, tra le altre attività, per distribuire vestiti e cibo ai poveri e ai bisognosi.

Il proprietario originario di una proprietà dotata mantiene la sua proprietà, ma il diritto di usufrutto viene trasferito a un’autorità per la dotazione. In Egitto l’Autorità per le Dotazioni, connessa al Ministero delle Dotazioni Religiose, è stata istituita con decreto presidenziale nel 1971. È l’unica autorità autorizzata a gestire e investire in beni da dotazione. L’autorità esercita i suoi diritti di usufrutto investendo in una dotazione e dedica qualsiasi reddito generato per promuovere le donazioni. Tali investimenti possono essere nei settori immobiliare, agricolo, industriale o nelle istituzioni finanziarie.

Il Ministero delle Dotazioni Religiose si occupa di tutte le questioni relative alla predicazione islamica in Egitto. Garantisce la manutenzione delle moschee e la nomina dei predicatori e gestisce i centri islamici.

A luglio 2016 Sīsī ha emesso un decreto presidenziale per formare una commissione incaricata di redigere un inventario dei beni da dotazione per iniziare a considerare come trarne il massimo beneficio. Alla commissione è stata anche data l’autorità di attuare misure legali e amministrative per raggiungere l’obiettivo generale. La commissione – presieduta da Ibrāhīm Maḥlab [nella foto sotto, N.d.T.], Vicedirettore per i progetti nazionali e strategici – continua a riunirsi periodicamente.

A giugno 2017 la commissione di Maḥlab ha annunciato la rimozione di varie restrizioni sui terreni da dotazione, come ad esempio la possibilità di riprenderne alcuni, e che stava valutando la possibilità di consentire all’Autorità per le Dotazioni di entrare in partnership con altre istituzioni per progetti importanti. Cioè, il capitale generato dalle proprietà da dotazione potrebbe essere utilizzato per investire in progetti nel settore dell’istruzione, in catene di imprese, zone industriali e altre aree che servirebbero la comunità aumentando allo stesso tempo il patrimonio delle dotazioni.

Lo Shaykh Shawqi Abdel-Latif, Sottosegretario al Ministero della Dotazioni Religiose, ha elogiato il regime per aver cercato di trarre beneficio dai fondi da dotazione per sostenere l’economia nazionale. Ha dichiarato ad Al-Monitor: “Uno studio di fattibilità per qualsiasi progetto nazionale che possa essere finanziato da [beni da] dotazione deve essere condotto da specialisti per evitare qualsiasi rischio d’investimento e per proteggere da perdite il patrimonio da dotazione”. Abdel-Latif ha anche sottolineato l’importanza della commissione guidata da Maḥlab. “Si registrano numerose restrizioni sui terreni da dotazione. Inoltre, ci sono casi di corruzione vecchi di decenni che devono essere affrontati con fermezza”.

Le forme di corruzione variano. Ad esempio, alcuni funzionari facilitano il sequestro di terreni e altre beni dell’Autorità, mentre altri si astengono intenzionalmente dall’avviare controlli per determinare il valore locativo delle proprietà. Un altro schema comporta il noleggio di proprietà da dotazione ad un tasso inferiore al valore di mercato in cambio di una tangente dell’affittuario. Nel 2017 sono stati segnalati all’autorità circa 2.000 casi di corruzione.

’Abdul Ḥāmid al-Atrash, già Capo della Commissione Fatwā di Al-Azhar, assume una posizione diversa. “Rifiuto l’idea di utilizzare fondi da dotazione per finanziare progetti nazionali”, ha detto ad Al-Monitor. “Questi investimenti potrebbero incorrere in perdite e questo potrebbe influenzare i fondi da dotazione investiti. Inoltre, non è consentito disporre in tutto o in parte delle dotazioni prima di tornare al proprietario originale, che resta l’unica autorità competente a determinare in che modo la proprietà dotata possa essere utilizzata anche se il diritto di usufrutto è stato assegnato”.

“Cambiare il modo in cui i fondi da dotazione sono investiti o utilizzati potrebbe essere difficile in alcuni casi”, ha affermato Atrash. “Alcuni proprietari di dotazione sono morti, quindi non è possibile investire la proprietà che hanno dato in manomorta per finanziare progetti nazionali. I fondi da dotazione possono essere utilizzati solo per la posa di marciapiedi, per ospedali, scuole e altri progetti nazionali qualora il loro proprietario lo abbia autorizzato”.

Atrash ha inoltre spiegato: “Ai sensi della Sharī’a è proibito a chiunque utilizzare dotazioni religiose per finanziare progetti nazionali senza il consenso del proprietario della dotazione, dal momento che questi fondi non sono fondi pubblici o di proprietà statale. Persino il Ministero delle Dotazioni non possiede questi fondi, ma li gestisce solo come usufruttuario”.

Rashad ‘Abdu, esperto economico e responsabile del Forum Egiziano per gli Studi Politici ed Economici, ha dichiarato ad Al-Monitor: “L’inclinazione dello Stato a investire i beni da dotazione è un passo molto positivo alla luce della cattiva gestione delle dotazioni e della diffusione della corruzione”.

‘Abdu ha proseguito: “Un migliore investimento di questi fondi innescherà certamente opportunità di sviluppo e migliorerà i servizi ai cittadini. L’investimento di questi fondi può portare a progetti giganteschi che offrono molteplici opportunità di lavoro. Le dotazioni rappresentano un enorme potenziale d’investimento e il loro sfruttamento ottimale è urgente e necessario”.

 

* Ahmed Aleem è uno scrittore e ricercatore egiziano che scrive per il quotidiano egiziano Ash-Shorouk e quello libanese As-Safir. Ha pubblicato le sue ricerche con diversi centri arabi ed egiziani, oltre a scrivere tre libri accademici e due romanzi.

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