Algeria – Più di un milione di manifestanti ad Algeri: “Tocca a noi decidere…”

Dimostrazioni si sono svolte anche in molte città del Paese

Elaborazione da fonti: Europe1, le 12 avril 2019, 17h04; Farouk Djouadi, in El Watan.com, 12 avril 2019, 17:54

Migliaia di manifestanti hanno occupato il centro della capitale da questa mattina per riaffermare il loro rifiuto del potere

Un gigantesco corteo ha sfilato attraverso il centro di Algeri per l’ottavo venerdì consecutivo di protesta, il primo da quando il Presidente ad interim è entrato in carica e dall’annuncio delle elezioni presidenziali il 4 luglio per designare un successore a ‘Abdelaziz Bouteflika. Nel primo pomeriggio una folla compatta ha riempito le strade del centro della capitale, altrettanto importante quanto quelle dei venerdì precedenti, le cui mobilitazioni erano già considerate eccezionali. Già dalla prima mattinata uomini e donne, ma anche bambini e molti giovani, si erano riuniti sotto una forte presenza della polizia nei pressi della Grande Posta, edificio simbolo nel centro di Algeri, diventato il cuore del movimento anti-proteste da quasi due mesi.

I manifestanti richiedono “la rinuncia di tutto il regime”, una rivendicazione considerata “irrealizzabile” da parte del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Aḥmed Gaïd Ṣalāḥ.

Secondo, rispettivamente, un professore universitario e un giornalista locali, importanti manifestazioni sono in corso anche in altre città d’Algeria, in particolare a Bijāya e Tīzī Wuzū, le principali città della regione di Cabilia. Secondo giornalisti locali, i manifestanti hanno marciato sotto i loro ombrelli a Constantine e Annaba (l’antica Bona), terza e quarta città più grande del Paese, dove la pioggia sembra aver indebolito la mobilitazione.

Il Presidente ad interim preso di mira dagli slogan

Le chiamate alla mobilitazione massiccia si sono moltiplicate dall’annuncio di martedì dell’entrata in carica del Presidente facente funzioni ʿAbd al-Qādir Ben Ṣalāḥ (foto sotto), 77 anni, Presidente del Consiglio della Nazione (la Camera alta del Parlamento) da 17 anni e personaggio dell’apparato istituito da Bouteflika. Gli slogan si rivolgono specificamente verso questo apparatčik, responsabile secondo la Costituzione di organizzare le elezioni annunciate per il 4 luglio, e verso il Generale Gaïd Ṣalāḥ, che gli ha assicurato il suo sostegno.

I rappresentanti del regime, come il Primo Ministro Nūr-ad-Dīn Bedoui, il Presidente del Consiglio Costituzionale Tayeb Belaïz, i partiti Fronte di Liberazione Nazionale e Raggruppamento Nazionale Democratico (il primo socialdemocratico e il secondo liberale) e lo stesso Gaïd Ṣalāḥ, sono stati tutti denigrati, ma Ben Ṣalāḥ, incoronato Capo dello Stato tre giorni fa, è stato il maggior bersaglio della rabbia del popolo, che lo ha definito un “traditore”. “Ben Ṣalāḥ, vai a dormire a casa tua” (cioè, non alla Presidenza), si può leggere su molti manifesti.

L’enorme folla, ornata da bandiere algerine, berbere e persino palestinesi, ha scandito i suoi slogan: “La gente vuole che vi ritiriate tutti”, “Fuori Ben Ṣalāḥ, fuori Bedoui, fuori Belaïz, fuori l’FLN!”, “Potere assassino” e “È il nostro Paese e tocca a noi decidere”. In via Mourad Didouche giovani hanno sfilato in tenuta da prigionieri, chiedendo “il processo per Said (Bouteflika) e tutta la sua banda” e per affermare che “il potere corrotto sarà sconfitto”.

“Popolo istruito e Stato maleducato”

Dalla fine della preghiera del venerdì interminabili cortei di manifestanti provenienti da tutti i quartieri della capitale hanno cominciato a convergere verso il centro della città, armati di bandiere, striscioni e cartelli delle tipologie più varie. A coloro che provenivano dal quartiere settentrionale di Bab El Oued la polizia ha impedito di entrare sul lungomare dove si trovano le sedi dei due rami del Parlamento. Sono stati costretti a passare attraverso Bab Azoun scandendo lo slogan “Popolo istruito e Stato maleducato”.

Alle due del pomeriggio l’area intorno alla Grande Posta era piena di uomini e donne di tutte le età, compresi ragazzi e bambini. Gli Algerini ancora una volta hanno mostrato una grande creatività nel creare slogan con caricature di poesie e altre citazioni. “La libertà non ha senso in un Paese dove i criminali sono liberi”, “No alla confisca della volontà del popolo” e “L’Esercito proviene dal popolo, gli altri si ritirino!” denunciavano alcuni cartelli. Un grande stendardo sospeso sopra i locali dell’Ufficio delle Pubblicazioni Universitarie in Piazza Maurice Audin indicava: “Stop al disprezzo”. Non lontano da lì un cannone ad acqua della polizia innaffiava la folla che, nonostante la provocazione, ha saputo mantenere la calma. “Silmya, silmya” (tranquilli), hanno risposto i manifestanti.

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Alle quattro via Hassiba Ben Bouali era affollata di manifestanti che convergevano sulla Grande Posta. Tra loro c’erano molti sostenitori della squadra di calcio Union Sportive de la Médina d’El Harrach, che cantavano “Se fossimo felici nel nostro Paese, non emigreremmo clandestinamente”. Alle 17:15 le strade di Algeri continuavano a vibrare al ritmo dello slogan “La gente vuole che vi ritiriate tutti!” e del canto “La casa di El Mouradia” (la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica).

Le gigantesche manifestazioni, che hanno avuto luogo oggi in tutte le città del Paese, sono un messaggio forte per coloro che sono al potere, per convincerli a rispondere favorevolmente alle richieste di milioni di Algerini che chiedono un cambiamento radicale del sistema.

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