Algeria – L’ex Primo Ministro ʿAbd al-Majīd Tabuʾn dichiarato Presidente, ma la piazza tuona il suo biasimo: “Continueremo a batterci”

Votazione boicottata dagli Algerini con migliaia di contestatori di nuovo in strada. ʿAbd al-Majīd Tabuʾn ha eliminato al primo turno tutti i suoi avversari. I manifestanti che avevano costretto ‘Abdelaziz Bouteflika alle dimissioni si impegnano a continuare la protesta.

Elaborazione da fonti: Al Jazeera, 13 Dec 2019; Mathilde Dehimi, in franceinfo, 14/12/2019, 10:02; Anne-Charlotte Hinet, in franceinfo, 14/12/2019, 09:29

Nuova enorme manifestazione

Una vera e propria marea umana ha invaso venerdì, ancora una volta, il centro di Algeri per contestare il nuovo Capo dello Stato dopo che l’ex Primo Ministro ʿAbd al-Majīd Tabuʾn (foto a lato), 74 anni, è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Algeria. Protestano contro le elezioni, denunciandole come una “farsa” a causa dei legami di tutti e cinque i candidati presidenziali con l’ex Presidente ‘Abdelaziz Bouteflika – l’ex Presidente costretto a dimettersi ad aprile in seguito alle proteste di massa – e con la classe dirigente al potere. Il risultato del voto è vissuto dai manifestanti come un affronto. “È un non-evento”, ha detto un uomo a franceinfo. Si parla di un quinto mandato mascherato in riferimento alla candidatura proposta da Bouteflika prima delle sue dimissioni.

Lo stendardo del Presidente dell’Algeria

Dunque, le proteste settimanali che hanno rovesciato Bouteflika non si sono fermate. I manifestanti chiedono che l’intera classe dirigente ceda il potere a una nuova generazione, nonostante nessun leader palese emerga per rappresentarli. I manifestanti, che si denominano semplicemente come Hirak o “il movimento”, hanno marciato in città e paesi in tutta l’Algeria durante l’elezione di giovedì, in alcuni punti scontrandosi con la polizia, che ha cercato di disperderli ricorrendo a cariche con manganelli.

Tabuʾn, che ha anche ricoperto il ruolo di Ministro per la casa sotto Bouteflika, giovedì scorso ha ottenuto il 58,15% dei voti, secondo i risultati preliminari annunciati venerdì. Abdelkader Bengrina, Capo del partito el-Binaa al-Watani, è arrivato secondo con il 17,38%. L’ex Primo Ministro ʿAlī Benflīs (foto sotto), magistrato indipendente e già Segretario Generale del Fronte di Liberazione Nazionale, è terzo con il 10,55%, mentre il giornalista e poeta Azzedine Mihoubi, già Ministro della Cultura e attuale Segretario Generale ad interim del Raggruppamento Nazionale Democratico, si è classificato al quarto posto, con il 7,26%. ‘Abdelaziz Belaïd, fondatore del Front el-Moustakbal (Fronte dell’Avvenire), ha ottenuto il 6,66%.

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Affluenza al 40 per cento

Le autorità hanno dichiarato che il 40% degli elettori ha preso parte alle elezioni di giovedì, le quali sono state giudicate dai media statali come un’affluenza abbastanza alta per giustificare la decisione di tenere le elezioni, nonostante la richiesta di boicottaggio da parte dei manifestanti. “L’affluenza alle urne è soddisfacente e fornirà al nuovo Presidente un sostegno sufficiente per attuare le riforme”, ha dichiarato Aḥmed Mizab, commentatore della televisione di stato, che ha affermato che la decisione di tenere le elezioni è stata “opportuna e giusta”.

Le autorità, incluso il potente esercito, sostengono che l’unico modo per far avanzare il Paese dopo che i manifestanti hanno posto fine al governo ventennale di Bouteflika in aprile fosse eleggere un successore.

“Un figlio del sistema”

“Un nuovo Presidente accolto con grande scetticismo dagli Algerini (che hanno trascurato in modo massiccio il voto), ma che nel suo primo discorso ha cercato di dare garanzie ai contestatori”, ha detto la giornalista Anne-Charlotte Hinet, inviata speciale di France Télévisions. Il nuovo Presidente dell’Algeria “tende la mano” al movimento di protesta. ʿAbd al-Majīd Tabuʾn vuole infatti una revisione della Costituzione da sottoporre a referendum, vuole combattere contro la corruzione.

Tabuʾn ha parlato venerdì scorso per la prima volta all’indomani della sua vittoria presidenziale, mentre il Paese da quasi dieci mesi è scosso da un inedito movimento di rabbia. Il successore di ‘Abdelaziz Bouteflika intende formare un governo con giovani ministri. Tuttavia, il suo destino è troppo legato al regime dell’ex Presidente (foto sopra) e avrà difficoltà a convincere.

“Il suo discorso aveva lo scopo di placare la piazza, che venerdì ha gridato ancora una volta la sua insoddisfazione. Una marea umana nelle strade di Algeri denuncia un figlio del sistema, di cui hanno cercato di sbarazzarsi per dieci mesi”, continua Anne-Charlotte Hinet.

“Ci aspettavamo che Tabuʾn vincesse al primo turno. Era facile intuirlo perché sappiamo che era il candidato preferito dall’Esercito. Non c’era concorrenza leale”, ha detto ad Al Jazeera Manel, un insegnante di 32 anni.

“Vogliamo cambiare questo sistema”

L’Esercito ribadisce che non tollererà manifestazioni dopo le elezioni. Il movimento si esaurirà o alzerà i toni? La domanda rimane.

Riad Mekersi, 24 anni, che ha partecipato a tutte le proteste di Hirak dal 22 febbraio ad Algeri, ha affermato che il movimento sarebbe continuato indipendentemente da chi avesse vinto. “Abbiamo rovesciato Bouteflika e rovesceremo tutti gli uomini del sistema. Non ci arrenderemo”, ha detto.

ʿAbd al-Majīd Tabuʾn invita al dialogo, ma quello che succede nelle strade è parte di un passo più lungo, spiega Fodil. “Il dado è tratto, siamo ambiziosi. Dobbiamo continuare, perché siamo di fronte ad un sistema illegittimo che il [potere coloniale] aveva lasciato per proteggere i propri interessi in Algeria. Questo sistema è una nebulosa opaca. Loro vogliono il cambiamento nel sistema. Noi vogliamo cambiare questo sistema”, afferma. Il movimento continuerà senza indurirsi, promette Fodil: “Continueremo a combattere pacificamente. Farà loro molti danni, è un’arma sottile. Non serve violenza, vogliono provocare per distruggere tutto quello che abbiamo costruito come meccanica di lotta”.

Secondo Rashīd, non cambierà nulla con questo nuovo Presidente di 74 anni. “Abbiamo avuto un’elezione che non è affatto legittima, con candidati paracadutati”, spiega. “Ci ritroviamo con un Presidente che era Primo Ministro di Bouteflika. Non siamo affatto d’accordo con quello che sta succedendo”.

Per andare avanti il movimento deve essere strutturato, giudica Tāreq, nonostante gli arresti di alcune personalità emergenti. “Hanno tagliato l’erba sotto i piedi di questo movimento per impedire che si strutturasse realmente. Devono esserci altri leader o altre organizzazioni che inizino a strutturarsi per affrontare un periodo di transizione”, dice.

Ahmed gaid salah 2006.jpg‘Omar Bouregaa, nipote del veterano di guerra Lakhdar Bouregaa arrestato a giugno per aver apertamente sostenuto le proteste antigovernative e criticato il potente Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Gen. Aḥmad Qāyid Ṣāliḥ (foto a lato), ha dichiarato di rifiutarsi di accettare i risultati di giovedì. “Non possiamo chiamarla elezione, è stata semplicemente una designazione. Il regime sostenuto dai militari ha nominato il suo candidato”, ha detto. Bouregaa ha detto che suo zio, un 86enne che ha combattuto nella guerra di liberazione del Paese contro la Francia, è fiducioso che il movimento senza leader riuscirà a smantellare l’establishment politico. “È mentalmente molto forte ed è sicuro che il tempo della vecchia guardia sarà breve. Prima o poi lasceranno il potere”.

Il nuovo Presidente algerino promette una nuova legge elettorale e la fine della corruzione. Dice di essere al fianco dei giovani per aiutarli a integrarsi meglio nella vita economica, loro che denunciano da mesi un sistema in cui non trovano posto.

Anche senza problemi sulla sua legittimità, Tabuʾn dovrà affrontare tempi difficili. Quasi tutte le entrate statali algerine provengono dalle esportazioni di petrolio e gas, che negli ultimi anni sono diminuite sia in termini di prezzo che di volume. Il governo ha già approvato un bilancio 2020 con un taglio del 9% della spesa pubblica, anche se i sussidi politicamente sensibili restano invariati.

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