Ḥizb Allāh – La Germania mette al bando il Partito di Dio e fa irruzione nelle moschee e nelle case dei leader locali

Iniziata la “normalizatsija” stile USA significativamente in piena pandemia da coronavirus. La timorosa Germania si piega al diktat delle potenti lobbies ebraiche e/o americane rompendo l’atteggiamento prudente mantenuto finora dall’U.E. ormai in coma. Il tempestivo annuncio tedesco concomitante all’endorsement di Hillary Clinton al candidato democratico Biden nella corsa presidenziale contro Trump. C’è un nesso nella coincidenza temporale? Come dire, Berlino prende atto che se non è zuppa è pan bagnato. E si inginocchia davanti alle logiche divisive della pandemia.

Islamic World Analyzes prende atto con preoccupazione di una decisione che sicuramente non impatta sull’opinione pubblica mondiale ed è destinata soltanto a sfiorare l’attenzione dei think-tank internazionali. La mossa di Berlino in questo momento di crisi non ha solo un carattere “securitario” di ordine pubblico interno, è un chiaro segnale di carattere diplomatico dalle prevedibili conseguenze sul teatro medio-orientale. Sui rapporti con il Libano in primo luogo, dove Ḥizb Allāh è parte integrante della maggioranza di governo. Berlino romperà i rapporti diplomatici con Beirut o ipocritamente farà finta di niente continuando a coltivare i suoi interessi nel Paese dei Cedri come se nulla fosse e continuando a trattare gli affari correnti con i “terroristi” di Ḥizb Allāh? Probabilmente seguirà la strada del doppio gioco che già attua il suo “guardiano” Pompeo. Tutto questo mentre il Libano attraversa una crisi economica e finanziaria pericolosa per la sua stabilità in un’area di grande interesse energetico. Cosa spera di lucrare la Germania attaccando una terra dove il numero delle Mercedes in circolazione è già oltre l’immaginabile e le sue assicurazioni prosperano come non mai? Ovviamente, la Francia, storicamente potenza protettrice, affila le armi della sua diplomazia, specie nel campo energetico. E qui Washington gongola. Il seme divisorio di Steve Bannon, lanciato generosamente nei mesi scorsi in Europa, raccoglie i suoi frutti. I Paesi UE sono finalmente l’uno contro l’altro. E Berlino, impotente e ricattata, abbocca. Naturalmente non è la sola. Ma questo è un discorso troppo lungo. Resta un dubbio lacerante. Chi sta approfittando della pandemia per ridefinire gli assetti mondiali o per destabilizzare gli equilibri interni delle nazioni? Gli esempi sono già evidenti, da Orban a Modi. E ora si aggiunge il caso Libano via l’incolpevole Ḥizb Allāh, vittima sacrificale di un conflitto geo-politico o geo-virale…

Segue la traduzione in Italiano di un articolo del Jerusalem Post, in linea con la tradizione che contraddistingue Islamic World Analyzes nel pubblicare notizie da fonti autorevoli non esattamente in linea con le proprie posizioni. La lettura dell’articolo contribuisce a comprendere modalità, toni e responsabilità di gravi decisioni politiche e i soggetti che ne traggono vantaggio strategico o viceversa serio nocumento per le proprie battaglie.

Netanyahu chiede che Ḥizb Allāh venga bandito in tutto il mondo

di Lahav Harkov*

Libera traduzione da: The Jerusalem PostApril 30, 2020, 17:14

Il Ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha annunciato oggi di avere ordinato la messa al bando delle attività di Ḥizb Allāh a causa di violazioni del diritto penale.

Dopo l’annuncio del divieto alle 6 del mattino, la polizia in Renania Settentrionale-Vestfalia, Brema e Berlino ha iniziato le ricerche nelle moschee e nelle residenze legate a Ḥizb Allāh, “a causa del loro sostegno finanziario e propagandistico all’organizzazione terroristica”.

Israele e Stati Uniti hanno spinto a lungo la Germania a vietare il gruppo terroristico sciita. La Germania in precedenza aveva distinto il braccio politico di Ḥizb Allāh dalle sue unità militari che hanno combattuto a fianco dell’esercito del Presidente Baššar al-Asad in Siria.

I simboli di Ḥizb Allāh non possono essere usati pubblicamente in nessuna assemblea, né su materiale cartaceo, audio e visivo in Germania, e i suoi beni saranno confiscati “a beneficio della Repubblica Federale di Germania”, si legge nel comunicato stampa del Ministero dell’Interno.

Il divieto è [stato ordinato, N.d.T.] perché Ḥizb Allāh è un gruppo terroristico e anche perché “chiede la violenta eliminazione dello Stato di Israele e mette in discussione il diritto di esistere dello Stato di Israele”.

“L’organizzazione è quindi fondamentalmente contraria al concetto di intesa internazionale, indipendentemente dal fatto che si presenti come una struttura politica, sociale o militare”, ha affermato il Ministero.

“La sua violenta negazione del diritto di esistere dello Stato di Israele si oppone anche fondamentalmente all’etica nazionale tedesca”, afferma un altro documento del Ministero dell’Interno.

La disposizione consente alle autorità tedesche di “utilizzare tutti gli strumenti disponibili dello stato di diritto per reprimere” Ḥizb Allāh e la sua organizzazione tedesca, si legge nella dichiarazione.

Il Ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha elogiato la decisione, affermando che è “molto importante e basato su valori”.

Il divieto di Ḥizb Allāh è “significativo nella battaglia mondiale contro il terrorismo”, ha aggiunto Katz. “Voglio esprimere il mio apprezzamento al governo tedesco per questo passaggio e sono certo che molti governi in Medio Oriente e le vittime del terrorismo di Hezbollah condividano la mia gratitudine”.

Katz ha invitato altri stati europei e l’Unione Europea a seguire l’esempio della Germania e affermare che “Hezbollah, [con] i suoi bracci militari e politici, è un’organizzazione terroristica e deve essere trattata in questo modo”.

“Questa è una gradita, tanto attesa e significativa decisione tedesca”, ha dichiarato David Harris, capo [Direttore Esecutivo, N.d.T.] del Comitato Ebraico Americano. “Ora speriamo che altre nazioni europee guardino alla decisione della Germania e giungano alla stessa conclusione sulla vera natura di Hezbollah”.

Yair Lapid, leader di Yesh Atid-Telem [fazione parlamentare centrista uscita un mese fa dall’alleanza Blue and White di Benny Gantz, attuale Presidente della Knesset, N.d.T.], che da tempo sostiene che i Paesi europei vietino Ḥizb Allāh, ha elogiato la Germania su Twitter.

“Questo è un passo importante nella lotta al terrorismo, ed è giunto il momento per tutta l’Europa di seguire la Germania, i Paesi Bassi e il Regno Unito”, ha scritto Lapid. “Il denaro che Hezbollah raccoglie all’estero si trasforma in armi contro Israele. Ciò richiede uno sforzo internazionale ed è positivo che la Germania si impegni.”

Funzionari della sicurezza ritengono che fino a 1.050 persone in Germania siano associate a Ḥizb Allāh.

Il Ministero dell’Interno tedesco ha spiegato che non esiste “Hezbollah Germania”, ma i suoi seguaci nel Paese si incontrano nelle moschee locali e cercano di mantenere segreta la loro associazione per evitare di essere scoperti dalle autorità. Tuttavia, i sostenitori – specialmente i più giovani – si dichiarano tali sui social media e sui forum online, usando i simboli del gruppo terroristico.

Inoltre, Ḥizb Allāh ha utilizzato la Germania come base per il reclutamento e la raccolta fondi.

I documenti del Ministero citano a lungo Ḥasan Naṣrallāh, leader di Ḥizb Allāh, e altri per dimostrare l’obiettivo del gruppo terroristico sciita di distruggere Israele.

Il divieto include immagini dei simboli di Ḥizb Allāh che potrebbero non essere visualizzate. Il primo è la sua bandiera gialla con un logo verde e un testo stilizzato della parola “Ḥizb Allāh” con una mano che impugna un fucile. Un altro è quello dell’Imām al-Mahdī Scouts, il movimento giovanile di Ḥizb Allāh, che assomiglia al logo con il giglio degli scout internazionali, ma con una mano e un cedro libanese.

Manifestazione di Ḥizb Allāh a Beirut, 2017

“L’azione tanto attesa della Germania oggi è significativa per molte ragioni. Sottolinea che, anche se il mondo sta cercando di affrontare le minacce per la salute poste dal Covid-19, non ignora le minacce alla sicurezza nazionale. La decisione della Germania accentua la necessità per tutta l’Europa di contrastare le attività maligne dei mandatari sostenuti dall’Iran ovunque possano agire”, ha affermato Toby Dershowitz, Vice Presidente senior per le relazioni e la strategia del governo [USA, N.d.T.] presso l’imparziale [per altri think-tank neo-conservatore, N.d.T.] Fondazione per la Difesa delle Democrazie, che ha scritto sulle attività illecite di Ḥizb Allāh.

Osserva che “molte parti del governo degli Stati Uniti hanno lavorato con le loro controparti in Europa per intraprendere questa azione”.

Nel 2019 il Congresso [USA, N.d.T.] aveva nuovamente sollecitato la Germania a designare come entità terroristica l’intera organizzazione, non solo quella militare. I deputati Ted Deutch, Grace Meng, Gus Bilirakus e Lee Zeldin [i primi due democratici, gli altri repubblicani, N.d.T.] avevano scritto una lettera alla Cancelliera Merkel nel giugno 2019 dicendo tra l’altro: “L’alleanza tra i nostri due Paesi, sia per combattere il terrorismo sia per sostenere la democrazia, è stata una pietra angolare delle relazioni transatlantiche e dell’alleanza NATO, e i nostri sforzi coordinati sono stati fondamentali per la nostra sicurezza nazionale collettiva. Questo è il motivo per cui speriamo che la Germania prenda in considerazione questa decisione, una volta per tutte, designando pienamente Hezbollah come organizzazione terroristica”. La lettera era arrivata dopo che il Bundestag non aveva approvato una risoluzione che si riferiva all’intera organizzazione come gruppo terroristico.

Durante un viaggio a Berlino l’anno scorso, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva dichiarato di sperare che la Germania seguisse la Gran Bretagna nel vietare Ḥizb Allāh. Nel febbraio dello scorso anno il Regno Unito ha introdotto una normativa che classifica Ḥizb Allāh come organizzazione terroristica.

Pompeo ha elogiato la “forte azione della Germania contro Hezbollah” e ha invitato altri “Stati membri dell’U.E. a seguire il procedimento per ritenere Hezbollah responsabile”.

 

* Lahav Harkov è redattrice senior di The Jerusalem Post. Le sue responsabilità includono relazioni e analisi sulla Knesset e la politica israeliana. Ha intervistato personalità di spicco in tutto lo spettro politico israeliano ed è ben collegata ai più alti legislatori del Paese. È spesso invitata a tenere conferenze sul governo e sulla politica di Israele, e agenzie di stampa internazionali come BBC, France 24 e Sky News le hanno chiesto idee e analisi sulle ultime notizie. È cresciuta nel New Jersey e all’età di 17 anni è immigrata in Israele, dove ha svolto due anni di servizio volontario nazionale (Sherut Leumi) in musei che si occupano di storia ebraica e israeliana. È laureata in scienze politiche e comunicazione all’Università Bar-Ilan.

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